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Biennale di Venezia, una mini guida per collezionisti

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

25 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il mercato primario dell’arte trova nella Biennale di Venezia la fonte eccellente ed originale di approvvigionamento

  • Fra le rappresentanze nazionali Artnet propone otto nomi dalle valutazioni interessanti sotto molti punti di vista

I “giochi olimpici” dell’arte contemporanea saranno i protagonisti della scena artistica mondiale 2019 da maggio a novembre. E chi dice che la Biennale di Venezia nulla c’entra col mercato in quanto scrigno di “pura arte”, sbaglia. Il perché, nella guida che segue

“May you live in interesting times”

La 58ma Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia dal titolo “May you live in interesting times”, a cura di Ralph Rugoff, si avvicina a grandi falcate sul calendario degli eventi d’arte imperdibili. Ed è tempo di qualche riflessione preventiva. Che le biennali nulla abbiano a che fare col mercato è un’affermazione naive cui non crede più nessuno. Né artisti, né gallerie, né collezionisti.

Per cominciare, è grazie alle biennali e “Alla” Biennale che gli artisti ottengono l’agognata consacrazione internazionale. Artnet, nelle parole di Melanie Gerlis definisce la Biennale di Venezia “il più influente marchio di approvazione” per un artista, paragonandone il Leone d’Oro “al premio Oscar, se non al Nobel” dell’arte. Certo la Biennale non è una fiera nel senso classico del termine. Ma funge da irrinunciabile vetrina per i galleristi, spesso finanziatori delle opere e delle installazioni presenti nonché della girandola di eventi satellite.

Ad Art Basel, la “versione t-shirt?”

Nella maggior parte dei casi, le opere “veneziane” non sono rassicuranti pezzi da salotto o da parete. Sono installazioni concettuali, poco fruibili nel senso tradizionale del termine. L’anima radicale della Laguna trova però di solito più miti consigli ad Art Basel, un mese dopo la sua inaugurazione ufficiale. Nella sede storica della fiera d’arte di Basilea infatti i nomi protagonisti a Venezia molto spesso sono presenti con opere decisamente più fruibili.

“Se le gallerie non portano gli artisti della Biennale ad Art Basel, c’è qualcosa che non va nella loro strategia commerciale” dice ad Artnet Louise Hayward, della galleria Lisson, presente a Venezia con Laure Provost per la Francia.

Ci sono però collezionisti che non apprezzano affatto la versione spendibile dei lavori presenti alla Biennale di Venezia. Spingendosi a definire ciò che è in vendita a Frieze o ad Art Basel “la versione t-shirt delle opere d’arte” di Venezia, preferendo senza ombra di dubbio attingere direttamente alla Laguna per avere “opere originali”. La pensa così il collezionista belga Alain Servais. Stanti queste premesse, Artnet ha stilato la sua personalissima selezione per un ipotetico compratore, bilanciando al meglio tematiche, personalità e quotazioni, sempre all’insegna del principio guida per l’investitore: le valutazioni.

Otto artisti

Enrico David (Italia)

Apprezzato per la sua narrativa dal tocco queer, specie nella rappresentazione del corpo umano. Si avvale di vari media, dal marmo ai fili di lana su tela. È un artista su cui Artnet scommette, avendo ancora delle valutazioni molto convenienti: stando all’Artnet price database, i suoi lavori sono apparsi solo 23 volte nelle aste pubbliche dal 2002 ad oggi. Durante l’ultimo Art Basel lo scorso dicembre a Miami, i suoi disegni sono stati venduti a 15.000 dollari, i dipinti fra i 50.000 e i 70.000 e le sculture fino a 150.000. Fra i suoi collezionisti di lungo corso si annoverano la Rennie di Vancouver e la famiglia Maramotti (Max Mara). A Venezia rappresenterà il nostro Paese con Liliana Moro e Chiara Fumai, prematuramente scomparsa nel 2017. Rappresentato dalla galleria Michael Werner (Londra, New York).

Inci Eviner (Turchia)

Nota soprattutto per i suoi lavori video impegnati sociopoliticamente, performance e strutture architettoniche sfidanti le rappresentazioni tradizionali della donna. I prezzi delle sue opere ad oggi non hanno subito impennate repentine. Le quotazioni si aggirano fra i 25.000 e i 30.000 dollari per quanto riguarda le tele e fra i 30.000 e i 50.000 per quanto riguarda i video. Alla Biennale di Venezia sarà presente con un progetto che incorporerà video, disegni e suoni in una sua struttura architettonica da lei stessa progettata. Gallerie: Galeri Nev (Istanbul), Pearl Lam (Asia) e Mario Mauroner Contemporary Art (Salisburgo).

Voluspa Jarpa (1971, Cile)

Famosa per l’attivismo politico espresso tramite ampli lavori basati sui documenti desecretati delle agenzie di intelligence. Le installazioni più piccole e i disegni quotano fra i 4.000 e i 6.000 dollari, mentre i progetti maggiori raggiugono i 45.000 dollari. A Venezia inizierà una nuova fase del suo percorso artistico, esplorando la cosiddetta “crisi odierna della mascolinità”. Gallerie: Galería Patricia Ready (Santiago), Mor Charpentier (Paris).

Charlotte Prodger (1974, Scozia)

Sculture video. Così sono definite le opere della Prodger. La sua gallerista Emma Astner ammette che le immagini in movimento sono meno piazzabili sul mercato, ma le cose stanno cambiando. Tanto è vero che i quattro finalisti dell’edizione 2018 del premio Turner erano tutti filmmaker. La vincente, è stata Charlotte. Con una sua meditazione filmica sul paesaggio. Prezzi: fra le 7.000 e le 50.000 sterline. Gallerie: Koppe Astner (Glasgow), Hollybush Gardens (London).

Laure Prouvost (1978, Francia)

Apprezzata per i suoi lavori che indagano la mescolanza fra realtà e finzione, le sue pellicole giocose e surreali, le performance, le installazioni immersive. Prezzi fra i 10.000 (disegni e piccole ceramiche) e i 200.000 euro per le opere più grosse. Gallerie: Galerie Nathalie Obadia (Paris), Lisson Gallery (London), Carlier | Gebauer (Berlin).

Martin Puryear (1941, Usa)

Il più anziano della selezione, anche per quanto riguarda i prezzi. Poeta del modernismo ligneo, vede le sue sculture quotate fra i 475.000 e i 650.000 dollari nelle trattative private (si tratta di cifre che il database deduce). Da Christie’s invece nel 2016 una sua scultura, Fraught del 1983, è stata venduta per 970.500 dollari. Richiestissimo da ogni dove, “è concentrato solo su Venezia”. Matthew Marks Gallery (New York).

Eva Rothschild (1971, Irlanda)

Artista delle sculture “immersive e angolari”. I suoi lavori più imponenti arricchiscono le istituzioni, mentre quelli più maneggevoli le collezioni private. I prezzi attuali spaziano fra le 45.000 e le 85.000 sterline. A Venezia vuole creare “un’esperienza scultoricamente eccessiva, criticamente consapevole e accogliente per il visitatore”. Gallerie: Modern Art (London), The Modern Institute (Glasgow), 303 Gallery (New York), Kaufmann Repetto (Milan), Galerie Eva Presenhuber (Zurich).

Renate Bertlmann (1943, per Austria)

È la prima artista femminile a rappresentare l‘Austria alla Biennale di Venezia. La sua vis polemica e femminista si esprime soprattutto in opere di lattice dal sapore erotico, mescolanti maschile e femminile. Prima vietate alle mostre, ora ricercatissime dai collezionisti, come Marguerite Hoffman (Dallas), che possiede un’intera installazione da 120 pezzi, Washing Day (1976–77), scelta dalla curatrice Jessica Morgan per la Biennale di Gwangju del 2014. Prezzi: i singoli lavori in lattice si aggirano fra le 7.000 e le 10.000 sterline, fino a raggiungere le sei cifre per i set complessi. Gallerie: Galerie Steinek (Vienna), Richard Saltoun (Londra).

Foto interne all’articolo: courtesy Artnet Intelligence Report 2019
Teresa Scarale
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