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Arte e finanza: l’Italia ha ancora molto da fare

Arte e finanza: l’Italia ha ancora molto da fare

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

21 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Stati Uniti, Regno Unito e Cina sono i player maggiori a livello mondiale per quanto riguarda le vendite. L’Italia nonostante il suo patrimonio culturale e artistico non riesce a ritagliarsi un posto

  • “Occorrono incentivi nuovi, anche di carattere fiscale stile tax credit nel cinema, che stimolino la valorizzazione anche di collezioni private” dichiara Antonio Tomassini, Partner e Head of tax di DLA Piper

Il binomio arte e finanza sta ormai diventando indissolubile. Nel 2018 questo ha raggiunto un valore di circa 67,4 miliardi di dollari, registrando una crescita del 5,8% rispetto al 2017

Mercato dell’arte in continua crescita. Nel 2018 questo ha infatti raggiunto un valore di 67,4 miliardi di dollari (+5,8% rispetto al 2017). Secondo gli ultimi dati elaborati da Giglio Art, durante l’evento “costruire, valorizzare e trasmettere collezioni d’arte alle generazioni future” organizzato da DLA Piper, il fatturato del settore arte è più che raddoppiato negli ultimi 25 anni e le aspettative per il futuro sono sempre più positive.

Gli Stati Uniti dominano la scena mondiale con il 44% di vendite, seguiti dal Regno Unito (21%) e dalla Cina (19%). Insieme i tre paesi rappresentano l’84% delle vendite globali. L’Italia nonostante sia il Paese con il patrimonio artistico e culturale più importante al mondo fa fatica a comparire nella Top3 a livello mondiale.

“Occorrono incentivi nuovi, anche di carattere fiscale stile tax credit nel cinema, che stimolino la valorizzazione anche di collezioni private” spiega Antonio Tomassini, Partner e Head of tax di DLA Piper. In attesa che arrivino questi incentivi si potrebbero però sfruttare gli strumenti fiscali disponibili, come il trust. “Un ‘veicolo particolarmente interessante dove far confluire collezioni è il trust, ampiamente utilizzato nei paesi dove il mercato dell’arte è più vivo (ai trustee si potrebbero imporre dei vincoli da rispettare affinché siano applicabili questi potenziali nuovi incentivi)” continua Tomassini.

L’arte non è però solo bellezza e cultura ma anche finanza. Nel mondo ci sono infatti 130 fondi di cui 100 operano in Cina. Gli art fund non cinesi sono localizzati in Lussemburgo (otto), Cayman (tre), Usa, India, Israele (due), Polonia, Russia, Svizzera, Gibilterra, Germania, Scozia, Singapore, Brasile, Malta, Lichtenstein, San Marino e Emirati Arabi (uno). “La piazza finanziaria lussemburghese è quella preferita per i fondi (non solo in arte) in Europa per ragioni storiche e di stabilità ed esperienza degli operatori e del regolatore, ma anche l’Italia ha fatto dei passi in avanti e rappresenta senz’altro una valida alternativa”. “Sui fondi di investimento – continua Tomassini– penso che qualcosa si stia muovendo perché l’arte, soprattutto in un momento come questo di incertezza dei mercati, viene sempre più guardata anche come asset finanziario capace di garantire rendimenti interessanti”.

E proprio per queste sue peculiarità che stanno arrivando nuovi art fund. Questi saranno strutturati basandosi su quelli già in essere che hanno una durata che varia dai cinque ai 10 anni (per un fondo di 10 anni le dismissioni partiranno dal terzo anno), sono registrati in Lussemburgo, Isole Vergini, Bermuda e Cayman. Si pongono un obiettivo di raccolta tra i 15 e i 50 miliardi di dollari. E un rendimento annuo tra il 10 e il 15%.

I fondi dell’arte e più in generale il binomio arte e investimento sta vivendo una crescita esponenziale anche sotto l’aspetto di nuovi prodotti dedicati al settore. Questa attenzione è però recente. E’ infatti solo dal 2000 in poi che si sono iniziate a capire le potenzialità che il mondo dell’arte potesse avere nell’universo finanziario. Ad oggi il settore vede una continua crescita. Nel 2018 ha generato 375 mila nuovi posti di lavoro, raggiungendo a livello mondiale tre milioni di persone e 310 mila imprese operanti nel mercato dell’arte.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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