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Arte e finanza un binomio vincente

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

11 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • “Il nostro ordinamento offre una serie di agevolazioni fiscali (alcune delle quali forse poco conosciute) connesse al patrimonio artistico pubblico e privato e a sostegno del mecenatismo” dichiara Antonio Longo, avvocato di DLA Piper

  • Tra i nuovi trend del 2019 nel mercato dell’arte ci sono i millenials. Questi infatti sono sempre più interessati a questo segmento

Il mercato dell’arte sta iniziando a svilupparsi sempre di più anche in Italia. A livello globale il settore continua a crescere, passando da otto miliardi (2016) a 12,2 miliardi nel 2018. Durante l’evento “il nuovo vocabolario per il wealth planning” organizzato sta Step si sono affrontati diversi aspetti fiscali e non dell’arte

Il fatturato globale del mercato dell’arte e dei beni da collezione è aumentato da 8,1 miliardi di dollari nel 2016 a quasi 12,2 miliardi di dollari del 2018. A questo si aggiunge anche il fatto che i millennials stanno mostrando sempre più interesse per il comparto delle arti minori (gioielli, orologi, arredi, vini e fotografie). E dunque come considerare l’investimento in arte all’interno del proprio portafoglio? Di questo e di molto altro ne abbiamo parlato con Antonio Longo, avvocato di DLA Piper.

L’arte è senz’altro un asset da prendere in considerazione per diversificare il portafoglio. Ma conviene introdurlo anche quando non si è appassionati di arte? E in che percentuale?

Il mercato dell’arte e dei beni culturali è mosso principalmente da fattori emotivi e sociali, che sempre di più assumono anche un profilo finanziario e di investimento. In Italia, gli investimenti in arte cominciano ad avere un rilievo significativo nelle scelte di gestione del patrimonio, anche per i non appassionati. E’ tuttavia difficile fare valutazioni generali su quando introdurre tali investimenti in quanto si tratta di un’analisi da svolgere caso per caso con l’ausilio di professionisti specializzati.

Ci sono delle agevolazioni fiscali dietro l’investimento in un’opera d’arte? 

Il nostro ordinamento offre una serie di  agevolative fiscali (alcune delle quali forse poco conosciute) connesse al patrimonio artistico pubblico e privato e a sostegno del mecenatismo. Tra queste, la forfettizzazione del valore delle opere d’arte ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni per agevolare il passaggio generazionale delle collezioni, le misure di favore previste per il trasferimento dei beni artistici a enti del cd. “terzo settore”, l’istituto della cosiddetta acceptance in lieu e, più di recente, l’art bonus.

Ha notato dei trend in particolare nell’ultimo anno in relazione agli investimenti artistici? Sono aumentati, diminuiti o rimasti in linea?

Il fatturato globale del mercato dell’arte e dei beni da collezione è aumentato da 8,1 miliardi di dollari nel 2016 a 11,1 miliardi di dollari nel 2017 sino a quasi 12,2 miliardi di dollari del 2018. Le esigenze di artisti, mecenati, collezionisti (anche occasionali) e di chi si trova, a volte inaspettatamente, a ricevere lasciti di beni artistici sono accomunate dalla necessità di gestire e (possibilmente) valorizzare il patrimonio artistico anche nell’ottica del passaggio generazionale o del raggiungimento di scopi filantropici. Tra i trend da registrare vi è l’interesse soprattutto dei Millennials per il comparto delle “arti minori”, che include gioielli e orologi, arredi e design, vini e fotografie, anche grazie alla graduale introduzione di soluzioni e strumenti tecnologici nel mercato dei beni da collezione.

Quando si investe in un’opera a cosa si deve fare attenzione?

Gli aspetti rilevanti, sotto il profilo legale e fiscale, per chi investe in arte sono certamente quelli connessi all’autenticità e all’attribuzione delle opere, ai diritti successori e al diritto di seguito, alla contrattualistica e ai profili assicurativi. La variabile fiscale costituisce poi un aspetto cruciale da analizzare con attenzione.

Antonio Longo
Giorgia Pacione Di Bello
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