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Toni Thorimbert, bellezza sulle macerie

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

19 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Nella fotografia di Toni Thorimbert, sono gli eventi e gli accadimenti della vita a rappresentare il miglior soggetto possibile dell’istantanea d’autore. “Se non accade nulla, la fotografia non è realistica”

Quando la “realtà” si contrappone al “sogno” e l’istinto prende il sopravvento sulla rielaborazione, il gesto rapido dello scatto diventa mezzo per esprimere se stessi e la propria visione. Nel caso di Toni Thorimbert sono gli eventi e gli accadimenti della vita a rappresentare il miglior soggetto possibile dell’istantanea d’autore. “Se non accade nulla, la fotografia non è realistica”, è la sintesi della sua interpretazione di un percorso iniziato giovanissimo nello studio di grafica del papà e poi per strada a Milano nei tumultuosi anni ’70 per approdare alle redazioni dei Periodici di moda degli anni ’80 e alla piena consacrazione internazionale negli anni ’90 con campagne pubblicitarie prestigiose. Oggi si divide tra work shop, mostre, il blog sempre aggiornato e la sua autobiografia in corso di ultimazione.

Qual è l’incipit dell’autobiografia che sta scrivendo?

Il lavoro è ancora in corso d’opera ma per rispondere alla domanda direi che tutto inizia con la parola “Comunque…”. Perché la fotografia comunque rappresenta quello che sono. Perché fotografare comunque è il modo in cui riesco a esprimermi. Perché la fotografia comunque va scattata… Dunque non ho aspettative ma mi concentro totalmente sull’esperienza della fotografia. Quindi in questo senso ho superato la questione del “risultato”.

Le sue “stories” sono racconti in bianco e nero di strada e di vite spericolate. Dove non c’è la via di mezzo. In molte sue opere il dramma sembra vincere sull’ironia…

È assolutamente così. Le mie fotografie, anche quelle apparentemente più festose, hanno sempre un sottofondo tragico. Parlano di trasformazione, di qualcosa che è in bilico. Mi concentro sulle contraddizioni a volte più evidenti a volte meno. Questo lo ritroviamo tanto nei lavori degli anni ’70, dedicati alle storie del quartiere, quanto negli scatti di alta moda. C’è un lavoro recente che rappresenta perfettamente questo concetto: il soggetto è una modella che indossa un abito elegantissimo ma che cammina sopra delle macerie.

Di recente le è stato assegnato il Premio Ghergo alla carriera 2020 “per la sua capacità di porre l’universo umano al centro di tutta la sua ricerca artistica. Per aver saputo innovare il vocabolario contemporaneo della fotografia, per aver portato, all’interno del mondo della fotografia pubblicitaria e di moda, una narrazione reportagistica del tutto personale”. Questi tre temi come hanno caratterizzato i suoi lavori nel corso della sua carriera?

La motivazione del premio è rappresentativa di una visione del mio percorso artistico. L’ “universo umano” è un tema che ho sempre indagato e frequentato. I temi dell’“innovazione” e della “personalizzazione” li leggo come un certo “atteggiamento” che la giuria ha visto nel mio lavoro. È indubbio che a metà degli anni ’90 un certo atteggiamento fotografico nella moda ha prodotto un’innovazione generale. Credo di aver portato uno sguardo empatico laddove questo sentimento era poco presente. Il paesaggio si è così “umanizzato”, l’uomo è tornato al suo posto. Per quanto riguarda la “personalizzazione” credo ci sia un fil rouge in tutte le mie immagini senza che però si possa parlare di cliché.

La legge sul diritto d’autore distingue tra “fotografia artistica” e “fotografia semplice” ai fini della tutela giuridica delle immagini. Per qualsiasi fotografo o semplice appassionato il confine tra le due forme di espressione è molto sottile… È davvero così?”

Per quanto riguarda i miei lavori raramente mi sono limitato a registrare ciò che ho visto. Anche nelle situazioni in cui la personalizzazione è difficile da esprimere sono riuscito a dare la mia visione. In termini generali la distinzione tra fotografia artistica e semplice non è immediata. Tuttavia per distinguere l’una dall’altra occorre a mio avviso capire se è la fotografia che riceve di più dal fotografo o viceversa. Di recente ho seguito il caso giudiziario della fotografia di Borsellino e Falcone. A mio avviso lì è il fotografo che ha ricevuto di più dalla fotografia poiché i due protagonisti, in quello specifico momento storico e in quell’atteggiamento confidenziale, rappresentavano già di per sé qualcosa di iconico. Bravo il fotografo comunque ad aver ripreso il tutto.

Toni Thorimbert, John Malkovich
Toni Thorimbert, Malkovich, 1990

La tiratura delle sue fotografie soggiace alle richieste del mercato o è soggetta a limitazioni? Quali garanzie di autenticità accompagnano i suoi lavori?

Non ho un atteggiamento univoco per tutte le mie fotografie. In alcuni casi dichiaro una tiratura che ovviamente rispetto. In altri faccio tiratura libera. Alcune fotografie di moda, particolarmente apprezzate, sono ad esempio in tiratura limitata. Normalmente le fotografie sono accompagnate da un certificato di autenticità con le caratteristiche del lavoro e la tiratura se presente.

A livello collezionistico la fotografia in Italia deve esprime ancora tutto il potenziale. Qual è la sua visione del mercato oggi e in proiezione futura?

In Italia la fotografia non viene ancora vista come forma d’“arte” a differenza di Stati Uniti e Francia ad esempio. Manca qui una vera cultura in questo senso. Forse ciò è dovuto ad alcune speculazioni che sono state fatte in passato su lavori quotati ben più del loro effettivo valore. Ritengo quindi che il mercato in Italia sia complesso. In più lo sfavorevole contesto economico non aiuta la crescita del settore.

Toni Thorimbert, Stallone, 1990
Toni Thorimbert, Stallone, 1990

Alcune sue fotografie sono state acquisite dalla Collezione Fotografica della Città di Parigi e da vari altri musei e istituzioni in Italia e altrove. Quali sono le opere più richieste dal mondo istituzionale e dai privati collezionisti?

I lavori acquistati dalla Città di Parigi sono delle foto di moda fatte per Versace negli anni ’90. Foto iconiche che hanno celebrato un periodo d’oro della moda italiana nel mondo e soprattutto per i francesi. Un’altra acquisizione importante è stata fatta dalla Fondazione della Fotografia di Modena che ha preso dei lavori sul tema del “simulacro” esibiti nell’ambito di una importante mostra. Sul lato del collezionismo le “stampe vintage” realizzate all’inizio della mia carriera riscuotono un interesse collezionistico insieme ai lavori dei primi anni ‘70 e della metà degli anni ’80 come i reportage in bianco e nero e i ritratti.

alessandro@we-wealth.com

In apertura, Toni Thorimbert, Real Show, fotografia di moda per Io Donna, 2005
Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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