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MIA Photo Fair, la fotografia dei tempi che scorrono

14 Marzo 2019 · Teresa Scarale · 3 min

Dal 22 al 25 marzo 2019 sarà aperta al pubblico la nona edizione di Milan Image Art (MIA) Photo Fair, la fiera fotografica fondata da Fabio Castelli e Lorenza Castelli e che in nove anni è diventata protagonista sul palcoscenico mondiale dell’arte contemporanea

La fotografia è cassa di risonanza visiva delle nostre intime identità. Niente come lei smobilizza desiderio e piacere nel collezionista. Nel 2019, la sua carica seduttiva si esplicita negli sterminati mosaici multicolore quotidiani di Instagram. Ed è proprio nel momento del sovraffollamento di un linguaggio che si sente più vivo il bisogno dell’unicità di cui quel linguaggio, nonostante tutto, è portatore. Così, la fotografia d’autore originale diventa oggi il primo passo verso l’affermazione della nostra individualità recondita e manifesta. Ed attira anche gli investitori.

Fabio Bucciarelli, Maiores Nostri #6,2014, Stampa Digitale, 70x100, courtesy Fabio Bucciarelli / Raffaella De Chirico Art Gallery

L’intervista alla fondatrice di Mia Photo Fair

Le origini

“Cronologicamente siamo i terzi al mondo”. Lorenza Castelli, fondatrice insieme con suo padre Fabio di MIA Photo Fair, non nasconde la soddisfazione. La fiera, alla nona edizione, è in trend di crescita. “Siamo nati nel 2011, in piena crisi. Nel panorama italiano non c’era niente di simile”. E l’intuito dell’imprenditore e collezionista di lungo corso Fabio Castelli, con le capacità manageriali della figlia Lorenza, hanno avuto ragione di ogni perplessità.

Alexandre Manuel, Tiger Mouth,2018, Fine art print on Hahnemülhe Fine Art Baryta 325 GSM 100% cellulose, 100x100, courtesy Heillandi Gallery Lugano

La fotografia come investimento

La scorsa edizione della kermesse si è chiusa bene, con gli espositori soddisfatti delle vendite. La Castelli non si sbottona nel dettaglio sui numeri dei singoli espositori, ma ne riporta la soddisfazione. “Eravamo in un contesto favorevole, quest’anno forse non si potrà dire lo stesso”, dice scaramanticamente, “Quest’anno non pensiamo che la situazione sia così rosea. Comunque la fotografia ha il pregio di avere dei prezzi più bassi rispetto a tutti gli altri linguaggi d’arte. Ciò aiuta, poiché consente un acquisto più sereno.

L’investimento fotografico è per sua natura poco impegnativo”. Almeno nelle prime fasce di prezzo. Le quotazioni a MIA Photo Fair partono infatti dai 1.000/1.500 euro. Qual è allora il collezionista tipo di MIA Photo Fair? “È di un professionista milanese affermato che, soddisfatte le esigenze primarie, possiede dei risparmi che gli permettono di approcciare il mondo dell’arte contemporanea, il quale a sua volta soddisfa i suoi lati passionali”.

I gusti dei Millennials e dei collezionisti

“Ad esempio, chi ama sciare acquista delle bellissime immagini di montagna. Stessa cosa per chi ama lo sport, per chi ama i paesaggi, la moda… La fotografia è veramente in grado di rispondere alle nostre richieste passionali. Il professionista milanese lavora nel mondo della consulenza fiscale, finanziaria, strategica. Può trattarsi di persone coinvolte nell’arte, nell’architettura, nella moda. Milano risponde benissimo alla nostra fiera. Possiamo dire di aver creato un nuovo tipo di collezionista”.

L’impatto di MIA Photo Fair sulla città di Milano è stato maieutico. “Adesso, quelli che erano i primi timidi collezionisti si stanno approcciando a linguaggi altri rispetto alla fotografia”, prosegue la Castelli. Vale a dire, gli ex neo-collezionisti di MIA Photo Fair oggi amano magari anche “la scultura, viaggiano, vanno in altre fiere. Sono stati educati dalle nostre esposizioni. All’inizio ci chiedevano con che tecnica fosse fatta una foto, con che macchina fosse stata scattata. Oggi invece sono passati a parlare di progettualità, quindi c’è veramente stato un cambiamento culturale.

Nicolas Boutruche, Series "Du voyeurisme au 1 sur 10ème", La Vita è Bella, 2018, Fine Art print mounted on Dibond with aluminum frame, 180 x 150, edition: 10, Courtesy Courcelles Art Contemporain

Ma la fiera milanese non è rivolta solo a neofiti. Vi sono pure i grandi collezionisti internazionali, che noi coccoliamo in particolar modo, ospitandoli qui a Milano”. Perché, come afferma Lorenza Castelli, “ogni collezione di arte contemporanea include delle fotografie, ogni collezione di arte contemporanea può iniziare con una fotografia”.

Alain Laboile, Appuis, 2013, Contemporary black and white print, 100x75 cm, edizione: 4/5, Courtesy29 ARTS IN PROGRESS gallery

La fotografia va a toccare dei tasti emozionali profondi. Per questo incontra il gusto di un collezionista mediamente giovane? I “proto Millennials” in fin dei conti sono nati nel ‘78/’80… E’ d’accordo? “Si, è vero. Il professionista si fa toccare dalle emozioni. Ma al contempo è sempre molto concreto e informato. E’ attento nell’acquisto, verifica i prezzi. Attinge a motori di ricerca, database come Artnet e Artprice, che permettono di fare valutazioni aggiornate in tempo reale. Tutto questo da solo però non basta. Bisogna comprendere che cosa ha determinato quel prezzo. Di che edizione si tratta, se si tratta di un vintage… I nostri Millennials sono molto attenti, hanno l’esigenza di avere qualcosa di realmente bello in casa”.

Serge Mendjsky, Boobs in Downtown, 2017, Collage Fotografico, 115 x 135 x 6 cm, Courtesy Bel-Air Fine Art

Quali sono le fotografie che piacciono di più agli acquirenti? “Le tipologie preferite sono il bianco e nero analogico. Il fascino dell’analogico non si perde. Piacciono poi molto le grandi dimensioni. E quando le misure crescono, naturalmente vince il colore. Si tratta di uno stile buoyant, che potremmo definite da salotto”. In che fascia di prezzo si colloca la maggior parte delle fotografie vendute? “Fra i 5.000 e i 6.000 euro. Si parte comunque dai 1.000”.

Un autore su cui a MIA Photo Fair scommettono l’ungherese André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985), esposto anche a Palazzo Reale. Si tratta di un autore eccellente. L’immagine 2019 di MIA Photo Fair è invece del norvegese Rune Guneriussen (1977), autore riconosciuto, le cui foto si aggirano intorno ai 10.000 a pezzo. In sincronia con il dibattito epocale sulla sostenibilità, è un artista che indaga il rapporto conflittuale fra uomo e natura, inserendo nelle sue creazioni fotografiche pezzi di design, tipico manufatto umano. Guneriussen aprirà anche Broken Nature, la XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, dal 1 marzo al 1 settembre 2019. Altri nomi di grande risonanza ospiti di MIA Photo Fair sono il sempreverde Gabriele Basilico e lo splendido Luigi Ghirri.

"The Marathon boy, detail 0” di Giuseppe Lo Schiavo, 2019, Lambda print, 50x37.5 cm, edizione di 10 + 2 PA, Galleria Spazio Nuovo

Come si pone il nostro Paese e MIA Photo Fair in particolare rispetto alle realtà fieristiche internazionali? “La prima in ordine di tempo è stata AIPAD (New York). Poi è arrivata Paris Photo, che come si dice ‘attrae il mondo’”. La Castelli dimostra umiltà ed etica del lavoro aggiungendo che “Noi (a Parigi, ndr) ci andiamo per capire le best practice. Terza è arrivata poi Milano, con MIA Photo Fair. Quindi Amsterdam, con Unseen, nata l’anno dopo di noi. Dopo ancora è nata Londra, il cui contesto è di maggiore e immediata visibilità. Ci sono più soldi, finanziamenti, sostegni di media come il Financial Times. Invece noi siamo noi. Una famiglia, privati che si gestiscono anche grazie al supporto degli sponsor.

Oltre a BNL BNP Paribas, main sponsor dalla seconda edizione ed Eberhard & Co., da quest’anno c’è anche Olympus. Mio padre, Fabio Castelli, è un collezionista da sempre, frequentatore dei Rencontres internationales de la photographie d’Arles fin dalle origini, dagli anni ‘70. In Italia non c’era nulla di simile, MIA Photo Fair è stata creata da zero. E subito c’è stato grande interesse fra galleristi e appassionati. Chi lavorava e lavora nella fotografia ha trovato il suo spazio”. Ad ogni modo, MIA Photo Fair espone anche “opere di fascia più bassa perché ci rivolgiamo al mercato italiano. La clientela internazionale viene da noi a fare shopping anche perché conviene”.

Claudio Montecucco, Sedurre, 2015, Stamoa Fine Art, 33x45 cm, 5 esemplari + 1 pa, Courtesy of Art D2, Milano

Una questione molto sentita dalla Castelli è infine quella delle edizioni di una fotografia, elemento che dovrebbe essere trattato con grande rigore. Un esempio. “Se di una foto l’autore, o chi per lui, decide di stampare sette copie autentiche e numerate, di cui mettiamo tre da 30 x 40 e quattro da 50 x 60, il numero delle copie deve restare quello, a prescindere dalla varietà delle dimensioni”. In che senso? “Alcuni fanno il ‘giochino’ di moltiplicare le tirature per ciascuna fascia di dimensioni. Quindi, in questo caso, stampandone sette da 30 x 40 e sette da 50 x 60. Un aspetto su cui gli italiani sono estremamente rigorosi e corretti, a differenza di altri”.

Pratica diversa è invece la cosiddetta open edition, di cui si avvalgono anche artisti importanti come Ferdinando Scianna e Gianni Berengo Gardin. Di che si tratta? “E’ una edizione che può essere stampata un numero illimitato di volte”.

Lebanon. Syrian refugees facing the winter. Diego IbarraSánchez, BLUE Lebanon EXILE, 2016, Stampa digitale, 60x90cm, edition: ed. 1/5, courtesy Diego IbarraSánchez/ Raffaella De Chirco Art Gallery

E le istituzioni? MIA Photo Fair può contare sul supporto del Comune di Milano, sempre attento alle istanze culturali della città. Di questi tempi, qualcuno vorrebbe che ci fossero “più foto italiane” nella kermesse che in soli nove anni è riuscita a conquistarsi un ruolo da protagonista nel panorama mondiale della fotografia. Ma noi forse potremmo obiettare che il mondo dev’essere luogo di scambio e non barriera per la conoscenza. E Lorenza Castelli è d’accordo.

René Groebli, VomRückenakt, # 532, 1954, Stampa al platino/palladio, 34 x 51, courtesy Podbelsky Contemporary
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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