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L'odissea dello smeraldo di Caterina la Grande

L'odissea dello smeraldo di Caterina la Grande

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Leo Criaco
Leo Criaco

25 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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La celebre sovrana di Russia Caterina la Grande amava moltissimo i gioielli e in particolare un meraviglioso smeraldo. La rivoluzione russa ne disperse la collezione, ma alcuni monili e pietre si salvarono grazie a delle vere e proprie odissee che li portarono per lustri da un continente all’altro. Come la leggendaria pietra verde, che per sopravvivere dovette cambiare prima paese, poi continente, e infine addirittura forma

Caterina la Grande è famosa per tante cose, dal sanguinoso colpo di stato che la portò al trono, lo splendore culturale della sua corte riflesso in quella che per la Russia fu considerata un’età dell’oro, i suoi tanti amanti, le sue riforme liberali, molto avanti coi tempi per la Russia del 18simo secolo, ed ovviamente la sua bellissima e famosissima collezione di gioielli. Testimonianze d’epoca ci confermano che l’Imperatrice amava i gioielli, oltre ai vari archivi, ai dipinti che la ritraevano ed in casi molto rari, ad alcuni esempi che sono sopravvissuti fino ad oggi. La rivoluzione russa disperse la collezione, ma alcuni gioielli, o alcune pietre si salvarono, grazie a delle vere e proprie odissee, che li portarono per lustri da un continente ad un altro. Come lo smeraldo di Caterina la Grande che per sopravvivere dovette cambiare prima paese, poi continente, ed infine addirittura forma.

Circa due anni fa mentre lavoravamo ad un’importante collezione notiamo subito un pendente con smeraldo spiccare per splendore. Oltre alla bellezza della pietra, e le sue dimensioni di circa 75 carati, l’importanza della provenienza colombiana, lo smeraldo aveva un’aurea speciale. Sapevamo di conoscerlo, ma non riuscivamo a collocarlo.

Il cliente aveva saputo dal padre che la provenienza era effettivamente importante, ma le storie non scritte, le tradizioni orali, troppo spesso cambiano alcuni particolari importanti. E quindi era arrivato in questa famiglia come parte della collezione di un importante, non definito, regnante medio-orientale.

Inizia così la nostra ricerca orientata soprattutto verso le collezioni di famosi Shah di Persia. Eppure sentivamo che qualcosa non tornava.

Caterina la Grande. Courtesy Christie's

La ricerca continua, incessante, mentre lo smeraldo inizia ad essere esposto assieme ad altri importanti gioielli che componevano l’asta di Magnificent Jewels di Ginevra, nel maggio del 2019. Ed è proprio durante l’esposizione presso i nostri uffici di Londra, che lo storico del gioiello ed esperto di fama mondiale Stefano Papi lo nota, ed esclama: “Ma è Caterina la Grande!”

Ricordo benissimo l’eccitamento generale per la riscoperta, e la ricerca della storia legata alla pietra presso i nostri archivi, grazie all’aiuto indispensabile di Stefano, e del nostro specialista Freddy Scwharz.

Lo smeraldo originariamente era rettangolare, e pesava 107 carati. Resta nella collezione imperiale fino al 1874 quando lo Zar Alessandro II lo dona a Maria Pavlovna, granduchessa Vladimir di Russia per il matrimonio del figlio.  (c’è la foto di lei che lo indossa quando ancora rettangolare, attached)
Con lo scoppio della rivoluzione nel 1917 la granduchessa, con l’aiuto del funzionario inglese Albert Stopford, riesce a far uscire gran parte della sua collezione fuori dalla Russia fino in Inghilterra, grazie alle connessioni di quest’ultimo con l’ambasciata del Regno Unito a San Pietroburgo. Lo smeraldo verrà depositato in una cassetta di sicurezza nella banca Londinese Cox&Co.

La granduchessa fu l’ultima dei Romanov a riuscire a scappare dalla Russia nel 1919, passando prima per Venezia, fino a Costantinopoli, ed infine in Francia dove morì nel 1920 a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Alla sua morte divise la sua collezione di gioielli fra i vari figli. Gli zaffiri andarono al granduca Cyril, le perle alla granduchessa Helen, i rubini al granduca Andrei, ed infine gli smeraldi al granduca Boris.

Tra i più importanti e famosi, gli smeraldi che poi composero l’iconica e bellissima tiara di Barbara Hutton, oltre ovviamente allo smeraldo di 107 carati. Quest’ultimo, ora a New York, verrà venduto dal granduca a Cartier nel 1927. La gemma resta nella collezione privata della grande Maison francese fino al 1947, quando viene attaccata ad una collana appena acquistata dal leggendario commerciante Raphael Esmerian, un tempo parte della collezione della famiglia Payne Whitney. Esmerian suggerì a Cartier di ritagliare lo smeraldo nella forma che conosciamo noi, passando da 107 a 75 carati. La collana viene venduta da Cartier nel 1954 e nel 1971, continua la sua odissea, tornando in Europa dove viene venduta in asta a Zurigo. Viene acquistata dal suo penultimo proprietario e resterà nella sua famiglia fino al 2019, quando l’instancabile smeraldo prese la via per l’Asia orientale. Chissà quale sarà prossima destinazione dello smeraldo di Caterina la Grande.

Leo Criaco
Leo Criaco
Trasferitosi a Londra nel 2006, Leo Criaco capita nel mondo dei gioielli quasi per caso, iniziando come garzone da Bentley&Skinner, gioiellieri storici di Mayfair, by Royal Appointment. L'inizio part-time diventa subito full-time: la gioielleria stava costruendo il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst – “For the love of God” e aveva bisogno di extra security. Alla fine del progetto, il direttore gli propone di prendere il posto del suo apprendista. Inizia così la sua avventura nel mondo dei gioielli. Avventura per la seconda volta "benedetta" da Hirst: è proprio Leo infatti a selezionare i diamanti rosa per il secondo teschio, for Heaven’s sake: un anno e mezzo di lavoro. Dopo sette anni, per migliorare le conoscenze del mercato, Leo Criaco inizia a lavorare con un commerciante indipendente, grazie al quale entra in stretto contatto col mondo delle aste. Approda quindi da Christie’s Ginevra nel settembre del 2015, dove tuttora ricopre il ruolo di specialista, con un occhio di riguardo per il mercato italiano.
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