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Gruppo Vuitton, utile a picco ma resistono i vini

Gruppo Vuitton, utile a picco ma resistono i vini

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Luglio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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La crisi pandemica si è fatta sentire anche sui risultati del gruppo Vuitton, ma i vini e gli spiriti di lusso limitano le perdite e mostrano già un’inversione di tendenza

Il primo semestre del 2020 ha colpito duro anche il colosso Lvmh (Louis Vuitton Moet Hennessy). Il gruppo ha infatti registrato un notevole calo dell’utile netto: -84%, passando da 3,27 miliardi di euro dello stesso periodo 2019 al a 522 milioni. La società punta a una graduale ripresa a partire dal secondo semestre dell’anno, aggiungendo che al momento non è in grado di “fornire stime accurate sulla performance annuale in mancanza di dati sulla ripresa ai livelli pre-pandemia delle attività economiche dei paesi in cui opera”.

Vuitton, contrazione vendite. Ma non per i vini

Alcuni marchi del gruppo hanno tuttavia resistito al crollo delle vendite. Si tratta del marchio ammiraglio, Louis Vuitton, di Christian Dior (fresco della sfilata-evento in Salento ad opera di Maria Grazia Chiuri) e soprattutto di Moet Hennessy. Quest’ultimo è stato il miglior “performer” di gruppo, con un calo delle vendite del 23%. In particolare, il mercato dei cognac Hennessy in Cina e negli Usa sta già recuperando terreno.
Nel definire i dettagli della performance, il chief financial officer Jean Jacques Guiony ha definito la divisione Vino & Alcolici come la più resiliente. Ha poi aggiunto che le prospettive stanno “rientrando gradualmente nella norma” e che la società “si aspetta una performance migliore a luglio rispetto al mese di giugno”. Nonostante questo, Guiony non ha escluso potenziali criticità future.

Tiffany

Il fatturato di gruppo del primo semestre si è attestato a 18,39 miliardi di euro, in contrazione del 27% rispetto ai 25,08 miliardi euro dell’analogo periodo 2019. Nel secondo trimestre, in particolare, il fatturato ha mostrato una flessione del 38% su base organica. In tutto ciò, Lvmh ha aggiunto che la data di chiusura dell’acquisizione di Tiffany dipenderà dal via libera delle autorità competenti. Il brand americano della gioielleria al 30 aprile 2020 segnava una perdita di quasi 65 milioni di euro, sulla scia della chiusura di alcuni negozi e della pandemia. Alcune indiscrezioni raccolte da Reuters avevano lasciato supporre una rinegoziazione del prezzo di acquisto (16 miliardi di dollari a novembre 2019). Ma il patron di Lvmh, Bernard Arnault, sembrerebbe non voler procedere a una ridefinizione dell’accordo a causa degli ostacoli legali. La scadenza per il completamento dell’accordo sarebbe il 24 agosto, ma le due parti in causa potrebbero spostarlo a novembre.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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