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Fenera, i fondi di fondi puntano a 200 milioni

Fenera, i fondi di fondi puntano a 200 milioni

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Francesca Conti
Francesca Conti

02 Novembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Al momento Fenera ha sottoscritto impegni per circa il 40% delle masse raccolte

  • Il focus di Fenera & Partners è basato sulla selezione professionale di gestori internazionali di eccellenza

  • Per Stratta un’asset allocation efficiente deve contenere una quota del 10-15% di investimenti alternativi

Il ceo di Fenera & Partners, Giacomo Stratta, ha le idee chiare: obiettivo 200 milioni di raccolta già il prossimo anno. Il team della Sgr sta selezionando le opportunità offerte da Paesi con tassi di crescita più elevati e dove il private equity e il private debt sono una prassi di investimento consolidata da decenni

Con 100 milioni di euro di masse gestite a soli 5 mesi dal lancio, Fenera & Partners può puntare a un obiettivo di raccolta di 200 milioni a inizio 2020. Ma il ceo e fondatore della Sgr, Giacomo Stratta, assicura a We Wealth che il risultato potrebbe essere raggiunto già il prossimo anno. La Sgr con sede a Torino, nata per iniziativa di Stratta e Pietro Mazza Midana, a inizio 2018 ha lanciato tre fondi di fondi alternativi chiusi con approccio globale con strategie private equity, private debt e private equity real estate. Un approccio vincente in un mercato che punta sempre di più sui fondi alternativi

A meno di 5 mesi dal vostro primo compleanno, quali sono stati i vostri traguardi e ora a cosa puntate?

I nostri primi fondi, dedicati al private equity, al private debt ed al private equity real estate, hanno avviato il proprio periodo di fundraising a cavallo fra aprile e maggio e hanno subito riscontrato un buon interesse consentendoci di centrare un primo importante obiettivo di raccolta. Oggi le masse in gestione di Fenera & Partners sono pari a 100 milioni di euro, di cui metà sulle strategie di private equity. C’è un interesse crescente per gli asset alternativi, soprattutto vista la volatilità dei mercati quotati e i rendimenti espressi dai titoli governativi. Il nostro prossimo obiettivo è raggiungere i 200 milioni di raccolta prima del closing finale dei fondi, inizialmente previsto per inizio 2020, ma che contiamo di anticipare nel corso del 2019.

A chi vi rivolgete?

I nostri fondi (Fia riservati chiusi di diritto italiano) sono prodotti destinati a investitori qualificati. Il target dei nostri fondi è rappresentato da investitori istituzionali, family office e Hnwi che ricerchino investimenti con rendimenti a premio rispetto agli strumenti tradizionali in un’ottica di lungo periodo.

Come sta andando la ricerca di nuovi soci? Quando sono previsti i prossimi ingressi?

La compagine societaria è stabile e ben definita. In questo momento non siamo alla ricerca di nuovi soci.

I vostri fondi di private equity, private debt e private equity real estate, a tre mesi dal loro lancio, hanno raccolto 100 milioni di euro. Come stanno andando?

Stiamo selezionando gli investimenti. Al momento abbiamo sottoscritto impegni per circa il 40% delle masse raccolte scegliendo alcuni fra i migliori prodotti esteri per le tre strategie di riferimento. I target di investimento, così come i nostri fondi, sono caratterizzati da una selezione e da richiami graduali di capitale nel tempo.

Come procede la selezione degli investimenti? Avete individuato o state pensando anche a qualche società italiana?

Pur non escludendo a priori il mercato italiano, in virtù delle specificità di tale mercato e nell’ottica di una miglior caratterizzazione dei nostri prodotti, in linea con una vocazione e un approccio globale agli investimenti il focus di Fenera & Partners è basato sulla selezione professionale di gestori internazionali di eccellenza, altrimenti poco accessibili, andando a cogliere opportunità in Paesi con tassi di crescita più elevati e dove il private equity e il private debt sono una prassi di investimento consolidata da decenni. Il nostro obiettivo è offrire così un know-how specifico basato su competenze maturate in 14 anni di esperienza nella selezione di questa tipologia di investimenti, beneficiando di una reale diversificazione settoriale, geografica e valutaria.

Quale ruolo possono avere (a fine 2018-19) all’interno di un’asset allocation?

Gli investimenti alternativi stanno diventando sempre più un’asset class imprescindibile per un portafoglio realmente diversificato. Crediamo che oggi un’asset allocation efficiente debba contenere una quota del 10-15% di investimenti alternativi, arrivando fino al 25-30% nel caso dei grandi patrimoni. Noi consigliamo un approccio graduale con allocazioni iniziali pari al 5%, e aumentando poi nel tempo la propria esposizione. Siamo convinti che, da questo punto di vista, sia in corso un cambiamento in termini di cultura finanziaria e presto anche in Italia poi assisteremo a un riallineamento nelle allocazioni di portafoglio con i mercati più evoluti.

Con la fine del quantitative easing assisteremo probabilmente a una maggiore volatilità dei mercati. Cercherete di tutelare gli investitori da un simile scenario?

I nostri investimenti sono per lo più legati all’economia reale e ai fondamentali delle aziende sottostanti non quotate, quindi distanti dalle dinamiche di mercato. Si tratta di investimenti di lungo periodo in cui le scelte di investimento fatte dai gestori si misurano su molteplici cicli economici. Così anche fondi lanciati nel periodo della grande crisi finanziaria, in virtù della durata decennale e della decorrelazione dai mercati quotati, hanno potuto beneficiare della successiva fase di espansione economica, offrendo nel tempo rendimenti significativi agli investitori. Crediamo si tratti di un’asset class perfettamente complementare alle scelte di asset allocation tradizionale, a maggior ragione nello scenario da lei ipotizzato.

Francesca Conti
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