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Aifi, le linee guida per un private equity sostenibile

Aifi, le linee guida per un private equity sostenibile

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Selezionare le opportunità non può essere più un’attività che prescinde da un’analisi degli elementi ambientali, sociali e di governance”, commenta Innocenzo Cipolletta

  • Tra le tematiche Esg da tenere in considerazione ci sono la gestione delle risorse umane, l’uguaglianza di genere e un’efficiente uso delle risorse naturali

Quando si parla di sostenibilità manca ancora uno standard a livello globale al quale adeguarsi, ma per alcuni operatori di private equity c’è una luce in fondo al tunnel: Aifi ha elaborato le linee guida Esg per i propri associati, con l’obiettivo di sostenerli nella definizione delle proprie strategie di investimento

La sostenibilità è ormai un tema chiave del panorama internazionale ed europeo, ma la realizzazione di uno standard a livello globale sulla tematica degli investimenti responsabili è ancora una chimera. Per gli operatori di private capital c’è però una via di fuga. Aifi (l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) ha infatti elaborato delle linee guida per i propri associati, con l’obiettivo di sostenerli nella creazione di strategie di investimento in linea con le tematiche ambientali, sociali e di governance.

“Selezionare le opportunità non può essere più un’attività che prescinde da un’analisi degli elementi ambientali, sociali e di governance – ha commentato Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, in occasione della presentazione delle linee guida al consiglio – e si può fare non per forza escludendo semplicemente un’operazione ma intervenendo per creare valore, per far crescere le aziende in portafoglio sia sotto il profilo delle dimensioni sia della reputazione, arrivando al disinvestimento con una target che ha accresciuto il proprio valore sia negli asset tangibili sia in quelli intangibili”.

Bisogna precisare che non si tratta di un vero e proprio standard di riferimento, ma di una serie di indicazioni che definiscono il perimetro entro il quale l’industry può muoversi per gestire le tematiche Esg (environment, social, governance), tenendo sempre conto delle caratteristiche specifiche del fondo in questione e della società target. Un modo, tra l’altro, anche per sostenere gli stessi stakeholder nel realizzare un’efficace analisi delle modalità attraverso cui gli operatori definiscono il proprio sistema di gestione delle tematiche ambientali, sociali e di governance.

Le tematiche Esg rilevanti secondo Aifi

Gestione delle risorse umane, uguaglianza di genere e un’efficiente uso delle risorse naturali: sono solo alcuni dei fattori da tenere in considerazione secondo Aifi. Un elenco esemplificativo e non esaustivo delle tematiche Esg rilevanti che comprende, tra gli altri, anche l’uguaglianza di genere e la composizione dei consigli di amministrazione. Ma quali sono le fasi che definiscono una politica dedicata ai fattori Esg?

Secondo l’Associazione, bisogna procedere innanzitutto a un’integrazione delle tematiche Esg nella fase di investimento, dando il via a uno screening delle società target e verificando anche la loro eventuale esposizione a fattori di rischio Esg. “In questa prima fase, sarà fondamentale espletare o far espletare da operatori specializzati una due diligence Esg”, precisa il documento, che punti a comprendere innanzitutto il contesto e il settore di riferimento della società target, a individuare le singole problematiche Esg esistenti (relative, tra gli altri fattori, al business model o alla localizzazione geografica), a valutare le politiche Esg già attuate dalla società, e a elaborare un adeguato action plan.

La seconda fase è quella delmonitoraggio, che implica la raccolta degli indicatori necessari per la valutazione delle performance delle società target. Si tratta dei cosiddetti “Key Performance Indicator”, da inserire nell’action plan, per poi organizzare i dati elaborati in una reportistica aggregata.

Infine, c’è la fase di exit. “In questa fase, può essere consigliabile valutare, eventualmente, l’adesione ai criteri Esg da parte dei potenziali acquirenti al fine di garantire continuità nella gestione degli aspetti ambientali”, indica Aifi. I gestori, infatti, in seguito a una valutazione dei fattori Esg considerati nelle fasi precedenti, potranno renderli noti agli acquirenti che, a loro volta, potranno dare il via a un’accurata due diligence sul tema.

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