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Apriti Sesamo! Saudi Aramco apre il suo tesoro: è Ipo

Apriti Sesamo! Saudi Aramco apre il suo tesoro: è Ipo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

04 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “La compagnia più profittevole del modo”, si appresta finalmente all’Ipo entro il prossimo dicembre. la “caverna del tesoro” saudita fattura all’anno oltre 355 miliardi di dollari, per un utile pari a più di 111 miliardi di dollari

  • Le indiscrezioni lasciano trapelare che Aramco mirerebbe a quotare dal 2% al 5% delle azioni, sperando che circa la metà dei titoli offerti venga acquistata da investitori internazionali

  • La partita si gioca sul filo della valutazione aziendale e sul percepito rischio geopolitico da parte degli investitori internazionali

Esiste al mondo una società, non quotata, che fattura quasi due volte Google e Facebook messe insieme, o più di Apple ed Exxon. Oggi, per la gioia (e il timore) degli investitori, quel tesoro petrolifero ha deciso di quotarsi in borsa. Per Saudi Aramco è scattata l’ora dell’Ipo, e con essa, la sfida alla modernizzazione del Paese

Niente Davide, solo Golia

Saudi Aramco, quella che il Financial Times definisce a ragione “la compagnia più profittevole del modo”, si appresta finalmente all’Ipo entro il prossimo dicembre. Qualche dato: la “caverna del tesoro” saudita fattura all’anno oltre 355 miliardi di dollari, per un utile pari a più di 111 miliardi di dollari. Per dire, Google ha fatturato 136,81 miliardi nel 2018, per un utile pari a 30,73 miliardi di dollari, mentre Facebook registra per lo stesso periodo numeri pari a 55,8 miliardi e 22,1 miliardi di dollari. Altro paragone: Exxon (279,3 miliardi di dollari di fatturato) e Apple (258,5 miliardi nell’ultimo anno fiscale Usa).

E il 2019 non si prospetta da meno: nei primi nove mesi dell’anno la società ha registrato un utile di 68 miliardi di dollari, con ricavi ed altre entrate collegate a vendite a 244 miliardi di dollari. Come afferma il presidente della compagnia Yasir al-Rumayyan, gli attacchi dei droni “non hanno avuto un impatto rilevante sul fatturato”. Ma forse hanno fatto suonare un campanello d’allarme.

Sono infatti ad oggi almeno quattro gli anni di rinvii e attese. Ora, il principe Mohammed Bin Salman ha sciolto le riserve e resa nota la sua volontà di quotare la sua compagnia petrolifera. Gli investitori sono in fibrillazione: si tratta della maggiore quotazione della storia. Vi sono però dubbi sulla valutazione dell’azienda petrolifera, che secondo il suo proprietario vale 2 mila miliardi di dollari.

Saudi Aramco: un’Ipo costosa

Gli investitori però non sarebbero disposi a sborsare tanto. La pensano così le nove banche consulenti (Jp Morgan Chase & Co., Morgan Stanley, Goldman Sachs Group, Bank of America Merrill Lynch, Citigroup, Hsbc Holdings, Credit Suisse Group e due banche di investimento nazionali) che stanno lavorando all’Ipo. Si punterebbe quindi piuttosto ad una valutazione di circa 1.700 miliardi di dollari, secondo il Financial Times. Altri investitori internazionali avrebbero invece fissato il valore di quotazione a 1500 miliardi di dollari. Dunque, perché l’Ipo di Saudi Aramco vada in porto con successo, Bin Salman dovrà attenuare le sue aspettative di incasso.

Intanto, questi saranno i prossimi passi: la società spera di debuttare a Tadawul (la Borsa saudita) a dicembre, per poi procedere con una Ipo internazionale. Saudi Arabian Oil Co., questo il nome ufficiale della società, non ha rivelato né prezzo né percentuale di capitale destinata al debutto in Borsa. Sono dati che verranno definiti nelle prossime settimane.

I rischi e il guadagno

Le indiscrezioni lasciano trapelare che Aramco mirerebbe a quotare dal 2% al 5% delle azioni, sperando che circa la metà dei titoli offerti venga acquistata da investitori internazionali. Al di là dell’esito dell’operazione, si tratta di un test importante per Riyadh, sulla sua attrattività per gli investitori internazionali. Si vedrà se questi ultimi privilegeranno la prospettiva di entrare nel capitale della “più profittevole società del mondo” (al momento, pagherebbe un dividendo annuo da 75 miliardi di dollari) oppure la cautela di fare il proprio ingresso in un paese a rischio geopolitico come l’Arabia Saudita (risale solo all’anno scorso l’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi).

Di certo, il sovrano sta cercando in qualche modo di svecchiare il Paese. Uno dei banchieri coinvolti nell’operazione fa sapere di “essere fiducioso in un’ampia partecipazione degli investitori locali” per motivi di orgoglio nazionale. Ma poi aggiunge che “è importante avere una domanda globale per questa Ipo”.

Teresa Scarale
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