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Gestione attiva, è ancora possibile battere il mercato?

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

23 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • S&P Dow Jones Indices ha analizzato l’andamento dei fondi a strategia attiva, sia in considerazione ad area geografica che a segmento di mercato

  • In quasi tutti i paesi esaminati più di 3 fondi su 4 hanno ottenuto un rendimento minore rispetto al proprio benchmark di riferimento

  • Per quanto riguarda gli Stati Uniti se i gestori attivi possono ancora sperare di battere il mercato su alcuni segmenti azionari, hanno pochissime possibilità sul comparto obbligazionario

Mercati sempre più efficienti lasciano sempre meno spazio alla gestione attiva. Tra performance deludenti a livello globale e segmenti azionari e obbligazionari difficili da battere, l’unica scommessa possibile è l’azionario a breve termine (almeno negli Stati Uniti)

Freddo e caldo, povero e ricco… gestione attiva e gestione passiva. Senza gli uni non esisterebbero gli altri. Anche nel mondo dell’asset management esiste una dicotomia fondamentale. Al netto delle sfumature, tra i gestori di fondi c’è infatti chi crede che seguire il mercato sia la scelta migliore a livello di costi e performance, e chi invece è convinto che il mercato si possa battere.  Se quest’ultima è la strada più tortuosa, ma che talvolta può regalare grandi soddisfazioni, la prima risulta essere sempre più una strada sicura e affidabile. Secondo un’analisi di S&P Global infatti in media 8 fondi su 10 che intraprendono la gestione attiva rendono, al netto dei costi, meno del benchmark di riferimento.

Tempi di magra per la gestione attiva

Si potrebbe dire, riprendendo il gioco dei contrari, che la gestione attiva sta al “povero” come la gestione passiva sta al “ricco”. È quanto emerge dallo S&P Indices versus Active, report semestrale pubblicato da S&P Dow Jones Indices, divisione di S&P global, che fa luce sull’andamento delle performance dei fondi attivi. I gestori che scommettono sulle loro capacità sempre più spesso rimangono delusi. Non solo negli Stati Uniti. Dal Brasile all’Europa, passando per Giappone e India, i gestori attivi non riescono a generare un alpha positivo. Prendendo in considerazione un orizzonte a cinque anni, negli Stati Uniti il 79% dei fondi a gestione attiva, con benchmark S&P 500, ottengono un rendimento netto minore dell’indice. Tale percentuale è ancora più elevata, con riferimento ai relativi mercati azionari, in Cile 97,67%, Canada 96%, Mexico 88,37%, Brasile 83,5% e India 82,29%. Rispetto al dato americano invece i fondi attivi in Europa, Giappone e Sud Africa vanno leggermente meglio, con una percentuale rispettivamente del 77,54%, 69,9% e 61%. Da notare infine che in tutti questi paesi la quota di fondi attivi “sconfitti” diminuisce su confronto con l’indice di riferimento avviene su base annua, arrivando in media circa al 65%.

Focus sui fondi attivi americani

Da segmento a segmento la probabilità per i fondi attivi di essere vincenti cambia. Con riguardo all’azionario americano, sulle 18 aree analizzate da S&P global e sull’orizzonte di cinque anni, i fondi che battono l’indice sono di più rispetto a quelli che non riescono in tre aree: mid-cap growth, small-cap growth e real estate. Su base di confronto annua, oltre che in queste categorie, i fondi attivi performano molto bene anche su mid-cap, small-cap, large-cap growth e mid-cap value. Per i gestori invece risulta quasi impossibile raggiungere il proprio obiettivo di rendimento su multi-cap core e multi-cap value. Più dei tre quarti dei fondi su questi segmenti fallisce anche sul più breve termine. Lo scenario sull’obbligazionario è ancora più impietoso per la gestione attiva rispetto a quello sull’azionario. Su tutti gli orizzonti temporali solo i fondi sull’investment-grade intermediate riescono ad avere una performance migliore rispetto al relativo benchmark.

Questi risultati deludenti da parte della gestione attiva aiutano a capire come mai oggi il 46% dei fondi con sede negli Stati Uniti, secondo Bank of America, segua una strategia passiva. Dieci anni fa era solo 1 fondo su 5 che aveva abdicato al tentativo di battere il mercato.

Lorenzo Magnani
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