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Carmignac, scenari 2020: dove investire in un mondo 'wait and see'

Carmignac, scenari 2020: dove investire in un mondo 'wait and see'

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

23 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il 50% del mercato obbligazionario statunitense si compone oggi di credito tripla B, ultimo gradino di rating investment grade

  • In l’Europa, gli yield più interessanti restano quelli di Grecia e Italia

  • Entro i prossimi mesi, il dollaro dovrebbe avviarsi verso una fase di deterioramento, della quale beneficeranno le economie emergenti

Il 2019 ha tradotto in profitto le paure che si erano addensate sui mercati alla fine del 2018, provocando pesanti vendite.  Il 2020 ha aperto sull’euforia dello scorso anno, guardando ad un orizzonte ancora pieno di opportunità, ma in un contesto più sfidante. La view di Carmignac, in occasione dell’Annual meeting event di Parigi

Prosecuzione del ciclo espansivo, abbondante liquidità in circolazione, valutazioni di mercato elevate ma con ancora del potenziale. “L’outlook per il 2020” ha commentato Frédéric Leroux, Head of cross asset di Carmignac, nel corso dell’Annual meeting event tenutosi a Parigi il 23 gennaio, “non è di certo dei più originali, ma è di fatto uno dei più sfidanti”.

Il ruolo della liquidità

“In un periodo caratterizzato dall’eccesso di liquidità in circolazione, le principali banche centrali tenderanno a confermare un approccio di tipo ‘wait and see’, che manterrà i mercati stabili”. Non solo: “l’assenza di stress sul lato dei prezzi darà modo ai singoli istituti di prendere tempo, valutando quando e se muoversi in relazione all’ambiente”.

Il 2019 ha tradotto in profitto l’insieme delle paure che si erano addensate sui mercati alla fine del 2018 e che hanno provocato pesanti vendite. Diversamente dal recente passato, “noise create opportunities” ha sottolineato Leroux, ribadendo come il ruolo della politica (specie nel caso americano) resti centrale nel cercare “le giuste opportunità nel giusto momento”.

Strategia azionaria: non solo multipli

L’euforia registrata sul mercato dell’equity negli ultimi 12 mesi ha provocato un eccessivo entusiasmo di breve termine, “sul quale restiamo comunque positivi” ha aggiunto David Older, Head of equity. Sul lungo termine “il comparto dell’equity dovrà invece riuscire a ribilanciarsi”: mentre fino al 2019 la crescita dei listini a stelle e strisce era infatti dovuta per il 68% alla crescita dei profitti aziendali e per il 32% all’espansione di multipli, sulle performance 2019 quest’ultimo fattore ha pesato il 92%, creando un netto sbilanciamento.

“Per far sì che il comparto azionario si confermi asset class di riferimento nel prossimo futuro è necessario assottigliare tale gap, riportando le aziende a perseguire utili” ha commentato Older.

Dollaro: manna per gli emergenti

Sul fronte valutario, “il dollaro dovrebbe avviarsi verso una fase di deterioramento nei prossimi mesi. Per questo” secondo Rose Ouahba, Head of fixed income “i mercati emergenti potrebbero beneficiare di un costo del debito più basso”.

Tra gli osservati speciali, al primo posto trova spazio la Cina con Hong Kong (specie nei settori tecnologico e dell’healtcare), grazie al cambio di marcia in atto lanciato da Pechino, basato su una crescita qualitativa. Le interessanti valutazioni e le prospettive positive hanno inoltre attirato l’attenzione dei gestori sugli strumenti del debito di Romania, Turchia ed Indonesia, ma anche di Messico, Cile e Costa d’Avorio.

Parallelamente al debito emergente, in l’Europa “gli yield più interessanti restano quelli di Grecia e Italia” ha riassunto Ouahba, la prima delle quali potrebbe beneficiare di un rialzo del rating verso la tripla B, rientrando così nel piano di acquisto titoli di Stato della Banca centrale europea.

Il principale rischio: “too far and too fast”

In una fase di ribilanciamento, tra i principali rischi per i mercati di oggi vi è il palesarsi di una cosiddetta fase “too far and too fast”: l’eccessivo entusiasmo di mercato dato dalla convergenza di più fattori (supporto cinese all’economia, eccesso di liquidità in circolazione, ripresa dei Paesi emergenti, nonché positività legata alle elezioni americane) potrebbe generare una crescita dei listini esasperata, che spingerebbe le banche centrali ad invertire la rotta cambiando marcia in maniera brusca.

BBB bubble all’orizzonte?

La continua immissione di liquidità nel sistema e la necessità di riattivare il tessuto reale ha fatto sì che il mercato dei crediti crescesse in maniera consistente. Dati alla mano, il 50% del mercato obbligazionario statunitense si compone oggi di credito tripla B, ultimo gradino di rating. investment grade. Nel caso di un rallentamento del mercato, gli esperti stimano che circa il 20% dei bond tripla b potrebbe andare incontro ad un derating, che provocherebbe un deflusso di capitali verso asset meno rischiosi, con conseguenze pesanti per l’intero comparto.

Scenari 2020: una scelta attiva

In un momento economico particolare come questo, ove le valutazioni sono care sia sul fronte azionario che obbligazionario, “è più che mai importante affermarsi sul mercato” ha commentato Didier Saint-Georges, Managing director e membro del comitato investimenti, “scegliendo un tipo di gestione attiva, capace di posizionarsi in modo strategico per sfruttare ogni coda positiva del ciclo”.

Gloria Grigolon
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