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Volatilità, 6 investitori italiani su 10 non la temono

12 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Il ritorno della variabilità non è l’unica novità del 2018. Dal campione di 17.000 investitori intervistati emerge che in media almeno per i due terzi dei soggetti la variabilità non è (più) un aspetto da temere

  • Più della metà però ha paura dell’instabilità economica e politica

  • In questo contesto, il 38% degli investitori italiani sceglie soluzioni flessibili

Secondo l’ultimo Global Investment Survey di Legg Mason, la variabilità dei mercati non è più motivo di timore a livello globale. E nemmeno per un Paese come l’Italia, tradizionalmente prudente e conservatore

Il ritorno della volatilità. Questa la prima novità regalata dall’anno che ormai volge al termine. Ma a quanto pare, lungi dall’essere temuta, la rediviva variabilità dei mercati si presenta agli occhi degli investitori come un’onda da surfare più che come una tempesta da cui proteggersi. E, sopresa sorpresa, fra gli audaci ci sono anche gli italiani. Popolo di navigatori, a quanto pare. A sostenerlo è Legg Mason nel suo Global Investment Survey 2018, con Matteo Lenardon, Deputy Country Head Italia della stessa Legg Mason, che evidenzia “un cambiamento nell’atteggiamento degli investitori italiani”. “La volatilità [infatti] non è più considerata un qualcosa da cui fuggire, bensì una caratteristica naturale dei mercati, da gestire nel modo appropriato e con gli strumenti adeguati”.

Un campione consistente

Il campione di investitori intervistati ammonta a 17.000 unità. In mezzo a queste, ben il 59% degli investitori italiani, ritiene che la volatilità non sia un elemento negativo, considerandola anzi potenzialmente un fattore positivo (per il 27%) o comunque neutro (32%). Solo un investitore italiano su tre, il 33%, crede che la volatilità sia un fattore sempre negativo e un rischio per gli investimenti. Convinzione che nella media degli investitori globali è ancora meno diffusa, costituendo solo il 18% delle risposte.

Cambia il mare, cambia la navigazone

Il 32% degli intervistati italiani dice di affidarsi ad un consulente finanziario. Ma ormai, le strategie di investimento alternative vengono preferite a quelle tradizionali. Infatti, il 38% sceglie soluzioni flessibili:

  • le strategie unconstrained sull’obbligazionario o
  • quelle long/short sull’azionario

in caso di aumentata volatilità. Il 31% dichiara invece di ricorrere a soluzioni tradizionali.

Scelte, quelle alternative, assolutamente condivise da Lenardon: “È positivo che [gli italiani] decidano di investire in strategie alternative, che possono aiutare ad affrontare meglio i venti contrari sul mercato.”

Volatilità gestibile, ma restano preoccupazioni

I timori di contesto che permangono nell’orizzonte degli investitori italiani sono, come si evince dal report:

  • instabilità economica globale e nazionale (il 58% degli intervistati per entrambi i timori),
  • instabilità politica nazionale (52%).

Un atteggiamento consapevole dunque, e forse proprio per questo pronto ad affilare gli strumenti degli investimenti più duttili.

E a livello globale dove risiedono i timori? Come prevedibile, nelle guerre tariffarie, nell’instabilità economica e politica globali, nell’inflazione, nei bassi tassi di interesse, nelle politiche fiscali troppo rigide, nei costi per le assicurazioni sanitarie (una questione molto sentita dagli Usa). Fanno anche capolino (quote inferiori al 4%): la Brexit, la fine del Qe, i tassi di interesse in salita, l’instabilità valutaria, il ritiro dagli Usa dall’Accordo di Parigi.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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