PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Variabilità. E' nella volatilità che si nasconde il guadagno

Variabilità. E' nella volatilità che si nasconde il guadagno

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

15 Giugno 2018
Salva
  • Il 5 febbraio 2018 il Vix, ossia il Volatility index, ha subito il movimento più brusco in un anno

  • Il ritorno della volatilità ha comportato molte conseguenze, come la chiusura di alcuni fondi

  • La differenza tra la volatilità implicita (prezzata nelle opzioni) e la successiva volatilità realizzata consente di generare dei guadagni

  • NN IP ha valutato la differenza storica tra volatilità implicita e volatilità realizzata per il periodo 1990-2018, includendo sia periodi di bassa volatilità che turbolenze di mercato come la crisi finanziaria globale e il recente tracollo del 5 febbraio

E’ il saper attraversare acque agitate che conduce alla meta. Un insegnamento che giunge anche da chi sa essere paziente nella variabilità dei mercati. Stan Verhoeven di NNIP dice la sua in proposito

Calma piatta? No grazie, meglio la variabilità

Il rafforzamento delle condizioni economiche e delle politiche accomodanti ha fatto del 2017 l’anno meno volatile degli ultimi decenni. Per questo motivo, la vendita della volatilità è risultata poi una strategia premiante. Al di là del consueto premio per il rischio di variabilità infatti, si è assistito alla caduta dell’indice Vix (Volatility index). Mai così basso.

Tuttavia, nel 2018 la volatilità non è più merce rara. Il 5 febbraio, le aspettative di un aumento dell’inflazione e lo spettro di un aumento dei tassi della Federal Reserve hanno fatto sì che il Vix subisse il movimento più brusco dell’ultimo anno. Le ricadute che ne sono derivate hanno portato alla chiusura del fondo XIV ETN di Crédit Suisse, il quale in una giornata ha visto perdere più del 90%. Stessa sorte anche per un Etf equivalente, SVXY, che ha perso quasi il 90% del suo valore.

Volatilità da vendere

Il premio per il rischio di volatilità  è noto come Volatility Risk Premium. Si tratta della differenza tra la volatilità implicita (prezzata nelle opzioni) e la successiva volatilità realizzata. Ancora oggi, è possibile trarre profitto dalla vendita sistematica della volatilità. Gli acquirenti di volatilità implicita infatti sono disposti a pagare un premio in quanto ciò consente loro di trasferire il rischio “fuori bilancio”. Ossia come se acquistassero un’assicurazione. Mentre si aspettano, e spesso anche sperano, che venga generata una perdita.

La valutazione di NNIP

NN IP ha valutato la differenza storica tra volatilità implicita e volatilità realizzata per il periodo 1990-2018, includendo sia periodi di bassa volatilità che turbolenze di mercato come la crisi finanziaria globale e il recente tracollo del 5 febbraio. I risultati hanno mostrato che la differenza – e quindi il pay-off generato dalla vendita della volatilità implicita – è stata positiva per l’86% del tempo. E mediamente del 4% nel periodo nel suo complesso. I risultati dimostrano che gli acquirenti di volatilità sovracompensano sistematicamente, offrendo un’opportunità interessante per i venditori e che il livello prevalente di volatilità non è indicativo dei rendimenti attesi in futuro.

No risk no gain

Vendere volatilità comporta notevoli rischi a breve termine. Tuttavia i guadagni a lungo termine dovrebbero compensare in misura sufficiente i futuri rischi di coda. È quindi meglio non tentare di prevedere le tempistiche del prossimo evento foriero di un aumento della volatilità, ma piuttosto adottare un approccio a lungo termine e gestire i rischi insiti investendo in una serie più ampia di fattori di diversificazione.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Outlook e Previsioni