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Uhnwi, gli ultra ricchi al tempo del coronavirus

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Volatile, incerto, complesso e ambiguo. È il 2020 secondo l’outlook Knight Frank. Ma gli ultra ricchi continuano a crescere: del 44%, se si considera la sola Asia

  • Il World Uncertainty Index nell’ultimo trimestre del 2019 ha raggiunto il livello record di 369 punti

  • La deglobalizzazione, contestualmente alla regionalizzazione, è stata ed è la caratteristica degli ultimi anni

  • Il 21% dei consumatori affluent di Usa, Regno Unito e Francia dichiara di aver preso a noleggio beni di lusso e l’80% del campione si dice interessato a farlo

Nel marasma da coronavirus, la popolazione globale degli ultra ricchi è destinata ad aumentare del 27% nei prossimi cinque anni. Lo dice Knight Frank nel suo Wealth report 2020. È solo l’inizio della storia però: il modo di concepire la ricchezza sta cambiando profondamente

La ricchezza all’epoca del coronavirus: novità nel mondo uhnwi

Come ogni anno, il Wealth report di Knight Frank preannuncia la primavera. L’edizione 2020 giunge in tempi difficili e incerti, comunque non previsti. Un dato su tutti: la popolazione degli ultra high net worth individuals (Uhnwi, coloro con un patrimonio personale netto superiore ai 30 milioni di dollari) è destinata a crescere nei prossimi cinque anni (2025) del 27%, dato in aumento rispetto al prospettato 22% di un anno fa (vedere link in fondo all’articolo). Il tasso però aumenta a un impressionante 44% se si considera la sola Asia. In India in particolare, la cifra è quasi vicina al raddoppio: il 73%.

Gli individui con un patrimonio personale superiore ai 30 milioni di dollari aumenteranno mediamente del 44% in Asia, esattamente il doppio che gli Usa. In Asia, la parte del leone la fanno India (+73%), Vietnam (+64%), Cina (+58%) e Indonesia (+57%). Notevole anche la performance di alcuni paesi africani: Egitto (+66%), Tanzania (+54%). In Europa spiccano Svezia (+47%), Romania (+42%), Polonia (+29%). E l'Italia? Eppur si muove, con un +17. Come la Svizzera e l'Irlanda, più della Germania (+16%), meno della Grecia (+19%). Courtesy Knight Frank
Courtesy Knight Frank

Sei sono i temi critici che Flora Harley seleziona nel rapporto sulla ricchezza globale della società britannica leader nel mercato degli immobili ultra lusso. Eccoli.

Il legame fra narrativa geopolitica e dati

Volatile, incerto, complesso e ambiguo (Vuca, volatile, uncertain, complex, ambiguous). Adopera un acronimo militare, il wealth report di Knight Frank, per descrivere l’alba poco rassicurante del 2020. L’indice di incertezza globale, il World uncertainty index, misura l’incertezza economica in 143 paesi dal 1996. Nell’ultimo trimestre del 2019, ha raggiunto il livello record di 369 punti. L’alba del 2020 non ha dal canto suo presentato prospettive migliori, con l’Fmi pronto a tagliare ex post le stime di crescita per l’appena concluso 2019 (dal 3,5% di un anno addietro al 2,9% attuale).

Oltre la metà degli Uhnwi, espone il report, si aspetta che le incertezze geopolitiche e il rallentamento economico globale influiranno sulla loro capacità di generare ricchezza nel 2020.

Il peso geografico degli Uhnwi. Courtesy Knight Frank

Un’economia globale “bipolare”: Cina e Usa

La deglobalizzazione, contestualmente alla regionalizzazione, è stata ed è la caratteristica degli ultimi anni. Tali forze hanno plasmato un mondo bipolare, con una leadership tecnologica, prima che economica, a due teste, Cina e Usa. L’Europa può competere solo in termini di regolamentazione. Crunchbase Unicorn Leaderboard mostra infatti che gli Usa contano per il 42% degli unicorni globali e la Cina per il 34%, mentre l’Europa e il Regno Unito rispettivamente per il 7% e il 4%.

Campi di battaglia fra i due ecosistemi, quello cinese e quello americano, saranno non solo intelligenza artificiale, 5G e più in generale la tecnologia, ma anche la computazione quantistica. Il ruolo dell’Europa, “il più grande mercato comune del mondo”, non è però irrilevante: il Vecchio Continente “stabilisce standard e regole in modo unitario”.

Chicago, panorama notturno

Non solo Cina e coronavirus, gli Uhnwi guardano all’Asia nel complesso

Il report parla dell’Asia come di un trend che non si ferma. Soprattutto in termini di crescita economica, demografica e di ricchezza. Il mercato dei capitali asiatico è solo il 20% di quanto avrebbe bisogno di essere per sostenere la crescita della macro regione. Il potere cinese sta consolidando anche il potere politico dell’intera regione. Iniziative come la Bri (Belt and road initiative), AI 2030 e made in china 2025 stanno mettendo in campo una straordinaria trasformazione che interessa tutto il continente.

Attraverso le guerre commerciali la Cina sta rafforzando la sua influenza globale, creando legami sempre più stretti con America Latina, Africa ed Europa. A tal proposito il rapporto cita l’Italia come primo esempio di un paese G7 ad aver firmato l’accordo sulla Bri nel marzo 2019. Fintantoché la Cina resterà motore della crescita della ricchezza globale, i paesi che avranno con essa un legame cavalcheranno la prossima ondata della crescita globale.

Gli Uhnwi devono investire nel fintech, destinato a raddoppiare entro il 2022, anche a causa del coronavirus

Due sono le aree di investimento interessanti per gli Uhnwi e che mancano nei loro portafogli: la cybersicurezza e il fintech. Secondo The Business Research Company, il mercato del fintech globale valeva 128 miliardi di dollari nel 2018 e raggiungerà i 310 miliardi entro il 2022, per un tasso di crescita annuo del 25%. “Fintech” è un termine molto generico che racchiude una moltitudine di servizi che vanno dalle app di pagamento alle cryptovalute, passando per la gestione patrimoniale.

Il segmento del fintech a più rapido sviluppo è quello dei pagamenti elettronici. E la Cina sarà la prima società cashless al mondo. Fra le prime 100 fintech cinesi, 34 sono dedicate ai servizi di pagamento. Ma, con il fiorire dell’e-commerce (ulteriormente stimolato dal coronavirus), il numero aumenterà vertiginosamente.

Courtesy Knight Frank

Profitto o scopo? Anche gli Uhnwi vogliono andare oltre l’eterna dicotomia

La logica del profitto a tutti i costi sembra non andare più di moda, nemmeno fra gli ultra ricchi. I criteri di investimento Esg risultano sempre più appetibili anche agli investitori di fascia altissima. E, in effetti “le società che rispettano questi standard [ambientali, sociali e di governance, ndr] sembrano generare rendimenti più elevati” rispetto alla media, si legge nel Wealth Report 2020.

Gli investimenti di scopo rientrano nel più vasto universo della sostenibilità. Concetto che interessa sempre più anche il mondo del lusso. Il 21% dei consumatori affluent di Usa, Regno Unito e Francia dichiara di aver preso a noleggio beni di lusso (hard e soft luxury), e l’80% del campione si dice interessato a farlo (ricerca Altiant).

Lo stesso Pil è messo in discussione come indicatore del benessere e del valore. Si fanno strada misure alternative della ricchezza delle nazioni, come ad esempio il numero di startup e unicorni che un paese ha.

Le asset class preferite dagli Uhnwi nel mondo. Courtesy Knight Frank

Il potere della data economy sui mercati finanziari

La mole di dati proveniente da siti e social media è sostanzialmente indice del sentiment generale dell’opinione pubblica. Non è quindi un caso che Bloomberg includa alcuni account Twitter nei suoi terminali di informazione finanziaria. Le tecnologie satellitari misurano nottetempo l’intensità delle luci elettriche: un modo per misurare il tasso di crescita economica in Paesi in cui dati accurati non sono disponibili.

Teresa Scarale
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