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Tassi negativi: i banchieri dell’Eurozona fanno lobbying

Tassi negativi: i banchieri dell’Eurozona fanno lobbying

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I tassi negativi gonfiano le bolle degli asset più illiquidi e rischiosi, oltre a erodere risparmi, pensioni… E i profitti delle banche

  • Ma la task force dei banchieri non si arrende. Durante l’ultimo World Economic Forum di Davos, si sono tenute sessioni private di colloqui fra banchieri e politici

Il principale cruccio dei banchieri dell’Eurozona sono i tassi negativi. Dopo anni di istanze inascoltate, le banche dell’Ue fanno pressioni a Davos

Nessuna industria può sopravvivere se il prezzo delle materie prime è superiore a quello del prodotto finito”. Illustrano bene lo stato d’animo in cui versano i banchieri dell’Eurozona le parole che Ralph Hamers, capo esecutivo di Ing, proferisce al Financial Times. Del resto, l’erosione dei profitti bancari nell’era post crisi è un fatto.

Banche Eurozona: lo scontento dei tassi negativi

“In un ambiente in cui per un lungo periodo di tempo i tassi sono stati pari a zero e quindi la moneta è praticamente gratuita, le persone si spingono oltre la curva del rischio” [David Solomon, Goldman Sachs]. Quindi, si gonfiano le bolle sugli asset più rischiosi, contestualmente a erosione dei risparmi e svuotamento delle pensioni.

Sono le conseguenze paventate dai banchieri di tutta Europa. Effetti che sarebbero più pesanti del “bene superiore” cui spesso si è appellato Mario Draghi mentre raccomandava alle banche di “essere meno arrabbiate” e di ripensare piuttosto i propri modelli di business. Da almeno due anni i banchieri stanno premendo – senza successo – perché la Bce inverta la propria politica monetaria espansiva.

Ma la task force dei banchieri non si arrende. Durante l’ultimo World Economic Forum di Davos, si sono tenute sessioni private di colloqui fra banchieri e politici: i primi hanno chiesto ai secondi di fra aumentare la spesa dei cittadini (e quindi l’inflazione, carburante necessario all’aumento dei tassi) tramite la politica fiscale, ossia tagliando le imposte. A essere messi sotto pressione sono soprattutto i paesi con surplus fiscale come la Germania. Dello stesso avviso a Davos è Larry Kudlow, capo consigliere economico della Casa Bianca: “servono tagli alle imposte e deregolamentazione per le imprese”. In pratica, replicare l’effetto Trump in Europa.

“Ormai nell’Eurozona i contro di avere tassi superano i pro” a parlare è Ana Botin, presidente esecutivo di Santander nella sua intervista al Financial Times. “La gente non prende in prestito più soldi e allo stesso tempo i risparmiatori sono preoccupati per le ricadute di lungo periodo. I tassi negativi non sono una buona idea”.

Abbassare la soglia degli addebiti

Fin qui la maggior parte delle banche europee ha addebitato costi di conto corrente ai soli clienti con saldo superiore al milione di euro, ma presto la situazione potrebbe estendersi ai conti correnti con almeno 100.000 euro.

Uno degli effetti principali dei tassi bassi è la spasmodica ricerca del rendimento in asset sempre più rischiosi, che si tratti di equity (azioni) o private equity (investimenti in società non quotate). I primi asset a crollare in caso di recessione.

Ad ogni modo “i tassi negativi non sono una buona idea. Sono dannosi per le banche, per i risparmiatori”. E’ sempre Kudlow a parlare, aggiungendo che non si tratta di una “tirata trumpiana”, anzi. Trump plaude ai tassi bassi come stimolo per l’economia, senza contare che da immobiliarista “ne avrebbe beneficiato”.

Teresa Scarale
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