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State Street, per il 2019 parola d’ordine ‘difesa’

State Street, per il 2019 parola d’ordine ‘difesa’

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Sovrappesare gli attivi rischiosi continuando a fare attenzione ai rischi di coda potrebbe dunque essere la strategia giusta secondo State street

  • I rischi politici pesano sull’equity europeo e giustificano un posizionamento difensivo che cerchi di ridurre la volatilità

  • L’Italia rappresenta un fattore di rischio per l’eurozona attraverso la forte esposizione ai titoli obbligazionari sia di stato che corporate

In base alla view di State Street Global Advisors, per cogliere le opportunità del 2019 gli investitori dovrebbero focalizzarsi soprattutto sulle azioni difensive, sfruttando le ultime fasi di un ciclo storicamente lungo. Attenzione: l’Italia rappresenta un rischio concreto per l’intera Eurozona

Se è vero che l’unica arma per prevenire “i giorni di pioggia” è “costruire un tetto” quando splende ancora il sole – come sosteneva un paio di anni fa la direttrice del Fmi Christine Lagarde – è forse tempo di fissare le prime tegole. Questo, considerato anche che più di una nuvola si addensa già all’orizzonte. Puntare su una strategia difensiva per affrontare i momenti cupi dei mercati, più o meno vicini, è il suggerimento di State Street Global Advisors. La società, con all’attivo circa 1.500 miliardi in fondi azionari, per l’anno da poco iniziato suggerisce agli investitori di focalizzarsi maggiormente sulle azioni difensive, per sfruttare le ultime fasi di un ciclo storicamente lungo.

Secondo gli analisti della società, i mercati sono infatti all’interno della più lunga fase rialzista della storia. Sovrappesare gli attivi rischiosi continuando a fare attenzione ai rischi di coda potrebbe dunque essere la strategia giusta. In un contesto simile State Street suggerisce di aumentare l’esposizione alle strategie globali, focalizzandosi sulle azioni con caratteristiche difensive. Gli investitori dovrebbero trarre vantaggio dal sostegno proveniente dall’economia statunitense che – a dispetto del previsto rallentamento della crescita del Pil mondiale nel 2019 – dovrebbe sostenere la crescita degli utili sui mercati azionari. Quest’anno inoltre le azioni dei mercati emergenti dovrebbero fornire punti di entrata interessanti, date le valutazioni scontate rispetto alle azioni dei mercati sviluppati, in particolare nei settori tecnologico e dei consumi.

State Street resta però particolarmente prudente in Europa, a causa delle difficoltà politiche che stanno investendo la regione generando incertezza. I leader dei paesi come la Germania, la Francia e il Regno Unito sono preoccupati per la loro sopravvivenza politica, la Brexit e i rischi finanziari immediati che caratterizzano alcuni paesi come l’Italia. Ciò ha ridotto l’impeto di introduzione delle necessarie riforme strutturali volte a proteggere l’Eurozona dalla prossima crisi. Il già citato tetto per i giorni di pioggia.

Secondo la view di State Street, se i negoziati per la Brexit si concludessero con un accordo e i populisti non riuscissero ad affermarsi alle prossime elezioni del Parlamento europeo, i mercati Ue potrebbero registrare progressi nella seconda metà del 2019. Tuttavia adesso i rischi politici pesano sull’equity europeo e giustificano un posizionamento difensivo, che cerchi di ridurre la volatilità. Un elemento, quest’ultimo, più che probabile e che nel 2019 si unirà a tassi di interesse in rialzo e all’incertezza dello scenario commerciale.

L’Italia, un fattore a rischio contagio?

La risposta di State Street Global Advisors è: “Sì, assolutamente”. All’interno del settore finanziario ci sono ancora rischi non materializzati e l’Italia è uno di questi. In particolare il Paese rappresenta un fattore di rischio per l’eurozona attraverso la forte esposizione ai titoli obbligazionari sia di stato che corporate. Per il momento, tuttavia, non vi è una reale situazione di contagio e siamo lontani dallo scenario del 2011. Sono soprattutto le banche francesi, spagnole e portoghesi ad avere in pancia una sensibile esposizione al debito italiano.

La Francia ad esempio presenta esposizioni per un valore pari al 14% del Pil nazionale. La Spagna supera il 6%, i Paesi Bassi il 4%, mentre Svizzera, Germania e Regno Unito si posizionano in una forchetta di esposizione compresa tra il 2,5% e il 4%. Un’esposizione che, secondo la vice responsabile globale per gli investimenti di State Street, Lori Heinel, incide in parte sulla valutazione delle banche straniere. “Il problema italiano non è solo un problema per l’Italia, ma crea situazioni di stress in tutta l’Eurozona”, ha sottolineato Heinel.

Francesca Conti
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