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S&P 500 da record, non spaventano i dazi

22 Agosto 2018 · Redazione We Wealth

  • Record al 21 agosto per l’indice, che tocca i 2.872,87 punti

  • Sono 3.543 i giorni consecutivi di apprezzamento

Con l’ennesimo rialzo, dello 0,6%, l’indice si porta a quota 2.873,03: l’S&P 500 ha così superato nella giornata di ieri 21 agosto il record dei 2.872,87 punti del 26 gennaio. Grandi cose si attendono anche dalla seduta successiva: se l’indice dovesse continuare a crescere, la seduta potrebbe essere storica

10 anni dopo l’inizio della crisi e segnando un incredibile distacco dai minimi di 676,53 punti del 9 marzo 2009, l’S&P 500 ha guadagnato complessivamente il 325%. Nonostante le tensioni commerciali che hanno riguardato gli Stati Uniti negli ultimi mesi, sono stati 3.543 giorni di apprezzamento in totale. Il record precedente risale al 24 marzo del 2000 quando il rialzo registrato era stato del 417% in 113 mesi.

Bank of America Merrill Lynch ha analizzato i movimenti della borsa americana e il ruolo che le banche centrali hanno avuto in questa crescita senza precedenti. L’intervento massiccio degli istituti per prevenire default e deflazione ha innescato la scintilla che porta oggi al più grande rally di azioni e obbligazioni di sempre. Non tutti hanno però goduto degli stessi benefici, precisa Bofa: alcuni settori come quello dell’energia, delle utilities, dei metalli industriali, borse e banche europee non hanno tenuto il passo. Anzi da inizio anno ha iniziato a farsi sentire la riduzione di liquidità: Bofa precisa che dall’inizio del 2018 i bond high yield hanno perso l’1%, i bond governativi i 2%, i corporate investment grade il 3%. L’analisi evidenzia come da inizio anno i bond globali abbiano registrato a livello annualizzato la peggiore performance dal 1999 (-3,5%).

Ci sarà una transizione dal Quantitative easing al Populist easing, inteso come politiche keynesiane volte a redistribuzione e protezionismo. Si tratta di una transizione che sarà meno favorevole agli asset finanziari”. Bofa mette poi in guardia la Fed: i tassi troppo alti non sono sostenibili in un’economia molto indebitata come lo è quella americana. “Al di là della politica, il miglior argomento a favore degli asset finanziari è che gli Stati Uniti non possono correre il rischio che un crollo degli asset finanziari provochi una recessione”: se la corsa di Wall Street dovesse improvvisamente arrestarsi, la via alla recessione sarebbe subito spianata.

Investitori, come muoversi

Gli analisti Bofa consigliano agli investitori di non lasciarsi abbagliare dai numeri da record e stare sulla difensiva. Puntare sui titoli tripla A perché nelle fasi finali dei cicli vengono premiati gli asset di qualità. Preferire poi i titoli di Stato Usa a breve termine a quelli di medio-lungo periodo per i rendimenti competitivi rispetto a azioni e bond a lungo termine. Si prevede poi che il dollaro si rafforzerà sull’euro grazie alle difficoltà sui Btp italiani e la debolezza delle banche.

Wall Street resta comunque favorita: le previsioni dicono che l’indice S&P 500 arriverà a 3000 punti a fine 2018.

Redazione We Wealth
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