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L'S&P 500 chiama un altro balzo da rally per tornare ai massimi

L'S&P 500 chiama un altro balzo da rally per tornare ai massimi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

29 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Gli economisti di Goldman Sachs prevedono un calo del pil delle principali economie avanzate dell’11% su base annua

  • Per la banca d’affari statunitense i mercati potrebbero scendere ancora, ma non toccare i minimi dello scorso mese

  • Occhi puntati sui colossi del tech: Alphabet ha chiuso il primo trimestre con una crescita del fatturato del 13%

Wall Street ha messo a segno un poderoso rimbalzo. Ma per tornare ai livelli pre-crisi dovrebbe recuperare ancora il 18,2%. Una percentuale che sale al 44% per il Ftse Mib. Intanto, secondo Goldman Sachs, i settori resilienti alla crisi in Europa sono la sanità, la tecnologia e i beni di prima necessità. Negli Usa occhi puntati sui colossi del tech

I tassi di contagio da covid-19 stanno rallentando e i mercati sembrano reagire positivamente, spinti anche dalla velocità e dalle dimensioni degli stimoli monetari e fiscali. Al punto che gli analisti di Goldman Sachs, analizzando l’attuale fase rialzista, concludono che il recente bear market potrebbe essere “uno dei più brevi della storia”. Per raggiungere i livelli pre-crisi, però, potrebbe essere necessario un ulteriore rialzo da rally. Andiamo per gradi.

Secondo una recente analisi della banca d’affari statunitense, nonostante il rimbalzo dalla depressione dello scorso mese, quando il 23 marzo, in chiusura, l’S&P 500 toccò i 2.237,40 punti, l’entità dell’impatto economico dell’emergenza sanitaria è significativa. Gli economisti prevedono infatti un calo del pil delle principali economie avanzate dell’11% su base annua, con il tasso di disoccupazione che potrebbe raggiungere solo negli Stati Uniti i livelli del dopoguerra. Eppure, “è probabile che l’ampiezza e le dimensioni del sostegno politico impediscano alla recessione di trasformarsi in qualcosa di più strutturale, con fallimenti sistemici all’interno del sistema finanziario”, spiegano.

Alla luce del fatto che la fase di mercato orso, con perdite tra il 30 e il 35% a Wall Street, appare in linea con gli altri bear market “event-driven” del passato (cioè innescati da uno shock esogeno), secondo Goldman Sachs si aprono dunque due orizzonti possibili: in un primo scenario, i mercati potrebbero scendere ancora, ma non toccare i minimi dello scorso mese; in un secondo scenario, invece, avendo già scontato la ripresa, le azioni potrebbero restare bloccate in un “trading range” (movimento laterale). In particolare, per tornare ai massimi del 19 febbraio, quando l’S&P 500 sfiorò i 3.386,15 punti, il listino statunitense dovrebbe recuperare ancora il 18,2% circa. Resta più indietro invece il Ftse Mib, per il quale la distanza dal picco pre-crisi appare molto più ampia: 44%.

Negli Usa il settore tecnologico sopravvive alla crisi

In questo contesto, secondo gli analisti di Goldman Sachs, le aziende statunitensi che potrebbero sopravvivere alla crisi e guadagnare il titolo di vincitrici nel lungo termine restano quelle tecnologiche. Lo dimostrano anche i risultati trimestrali di Alphabet: il gigante statunitense dei motori di ricerca nei primi tre mesi dell’anno ha registrato una crescita del fatturato del 13%, raggiungendo i 41,2 miliardi dollari nonostante la battuta d’arresto della raccolta pubblicitaria. Occhi puntati anche sui conti di Facebook e Microsoft. La società di Mark Zuckerberg ha segnato una salto in avanti di 18 punti percentuali in termini di ricavi, con 17,74 miliardi di dollari. In crescita anche l’utile netto a 4,9 miliardi pari a 1,71 dollari per azione. Quanto a Microsoft, i profitti trimestrali sono cresciuti dell’22%, superando la quota dei 10 miliardi.

In Europa vincono i “Granolas”

In Europa, invece, nel post-crisi potrebbero “fare bene”, dicono gli analisti, una combinazione di settori strutturalmente forti e stabili: la sanità, i beni di prima necessità e la tecnologia. “I titoli di questi settori li abbiamo soprannominati Granolas – spiegano – Glaxosmithkline, Roche, Asml, Nestlé, Novartis, Novo Nordisk, L’Oreal, Lvmh, Astrazeneca, SAP, Sanofi, Potr”. Si tratterebbe di aziende con bilanci “relativamente solidi, bassa crescita della volatilità e buoni rendimenti dei dividendi”, continuano gli analisti.

Intanto, il lockdown ha inciso negativamente sul mercato italiano delle auto. Secondo una nota ufficiale dell’Unrae, l’associazione dei costruttori stranieri, durante il mese di aprile c’è stata una contrazione delle immatricolazioni del 97-98%, con 2.073 unità immatricolate fino al 24 aprile. “C’è bisogno di un’azione senza precedenti da parte del governo, a supporto della filiera della distribuzione che ha visto improvvisamente azzerarsi i ricavi da ormai due mesi – commenta Michele Crisci, presidente dell’Unrae – In questo drammatico contesto con migliaia di aziende a rischio di sopravvivenza e i 160mila dipendenti e le loro famiglie che a cascata subirebbero pesantissime ripercussioni, è assolutamente necessaria l’urgente adozione da parte del governo di interventi che riattivino velocemente la domanda di auto alla ripresa delle attività”.

Rita Annunziata
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