PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Sforbiciata dell’Istat: pil a -12,8% nel 2° trimestre

Sforbiciata dell’Istat: pil a -12,8% nel 2° trimestre

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Tutti i principali aggregati della domanda interna risultano in contrazione, con il -8,7% per i consumi finali nazionali e il -14,9% per gli investimenti fissi lordi

  • Dal punto di vista settoriale al primo posto su base tendenziale si colloca il comparto commercio, trasporto, alloggio e ristorazione con il -28,6%

  • Secondo un’analisi dell’Ufficio economico Confesercenti ogni italiano spenderà 1.900 euro in meno nel 2020

  • Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori: “La chiave di volta per risollevare il Paese è restituire capacità di spesa a chi ha avuto una caduta del proprio reddito disponibile”

Sono sempre più fosche le stime sull’andamento dell’economia italiana. Secondo l’Istat, la contrazione del pil nel secondo trimestre dell’anno è pari al 12,8% rispetto al trimestre precedente e al 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. È il peggior crollo dal 1995. Confesercenti: “Grave l’eredità del periodo di chiusura”

Crolla la domanda interna, con i consumi privati e gli investimenti, ma anche le importazioni e le esportazioni: il bilancio della pandemia continua ad aggravarsi, spingendo l’Istat a rivedere a ribasso le stime preliminari sul secondo trimestre dell’anno, la fase più acuta della crisi. Secondo l’Istituto nazionale di statistica la contrazione del prodotto interno lordo tra i mesi di aprile e giugno è pari al 12,8% rispetto al trimestre precedente e al 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, il peggior crollo dal 1995. Lo scorso 31 luglio era stato evidenziato rispettivamente un calo del 12,4% su base congiunturale e del 17,3% su base tendenziale.

“La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la portata eccezionale della diminuzione del pil nel secondo trimestre per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”, commenta l’Istat in una nota. Secondo l’Istituto, a trainare il crollo è stata soprattutto la domanda interna, con “un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte”, ma anche la domanda estera “per la riduzione delle esportazioni, più decisa di quella delle importazioni”. “Una revisione al ribasso che testimonia la grave eredità del periodo di chiusura e che rischia di condizionare a lungo il sistema economico – commenta l’Ufficio economico Confesercenti – Nonostante varie indagini convergano nell’individuare un forte rimbalzo a partire dalla fine del lockdown (rimbalzo di cui, però, non c’è ancora esatta quantificazione), gli effetti dell’interruzione delle attività sono ancora molto forti”.

Nello specifico, tutti i principali aggregati della domanda interna risultano in contrazione, con il -8,7% per i consumi finali nazionali e il -14,9% per gli investimenti fissi lordi. Le esportazioni e le importazioni di beni e servizi, invece, hanno subito un calo rispettivamente del 26,4% e del 20,5%. Decisa anche la contrazione della spesa delle famiglie, pari al -12,4% in termini congiunturali, con un calo del 21,4% per gli acquisti di beni durevoli, del 4,4% dei beni non durevoli, del 15,8% dei servizi e del 15,1% dei beni semidurevoli.

A completare il quadro negativo sul fronte dei consumi concorrono anche le stime dell’Ufficio studi Confcommercio, secondo cui ogni italiano nel 2020 spenderà 1.900 euro in meno per un totale nazionale in flessione del 10,9%. Le regioni settentrionali risultano essere le più penalizzate, con il Trentino Alto Adige che guadagna il primato in termini percentuali (-16%) mentre nel Mezzogiorno si parla del -8,5%.

Le variazioni per settori

Ma l’eredità più pesante della recessione pandemica, continua Confesercenti, “è costituita dalle ampie distruzioni settoriali”. Secondo quanto rilevato dall’Istat, alla prima posizione su base congiunturale si colloca l’industria con il -20,2%, trainata in particolare dal comparto delle costruzioni con il -22,0%. Seguono i servizi con un -11,0% spinto soprattutto da commercio, trasporto, alloggio e ristorazione (-21,3%). Rispetto al secondo trimestre dello scorso anno, invece, al primo posto si colloca proprio il comparto commercio, trasporto, alloggio e ristorazione con il -28,6%, seguito dall’industria nel complesso con il -27,4%.

“Le ferite lasciate dal lockdown – aggiunge Confesercenti – sono dunque più profonde del previsto e potrebbero condizionare a lungo il tessuto imprenditoriale, causando lacerazioni permanenti”. Secondo l’associazione, è necessario “uno scatto in avanti, puntando con decisione ad accelerare il percorso di ripresa della nostra economia”. Il decreto agosto, in particolare, conterrebbe interventi importanti, ma le “maglie dei provvedimenti sono troppo strette e rischiano di escludere molte piccole e medie imprese dai sostegni”. L’acceleratore, continua Confesercenti, dovrebbe essere premuto soprattutto per commercio, pubblici esercizi e turismo, considerando che solo il turismo internazionale potrebbe subire una perdita di 20 miliardi di euro (tra l’altro non recuperabile con la ripresa del pil).

“È necessario ampliare i sostegni alle imprese e riformare fisco e lavoro in direzione di una maggiore flessibilità. Dando, allo stesso tempo, un nuovo slancio all’innovazione, utilizzando le risorse europee per investire in infrastrutture materiali e immateriali e finanziare la formazione diffusa per le micro e piccole imprese”, conclude l’Ufficio economico di Confesercenti. Secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, invece, “la chiave di volta per risollevare il Paese è restituire capacità di spesa a chi ha avuto una caduta del proprio reddito disponibile”.

Uno sguardo sul resto del mondo

Non manca infine uno sguardo da una parte all’altra dell’Oceano. Secondo l’Istat nel secondo trimestre il prodotto interno lordo ha subito una contrazione in termini congiunturali del 13,8% in Francia, del 9,7% in Germania e del 9,1% negli Stati Uniti. In termini tendenziali, invece, resta al primo posto la Francia con il -19%, seguita dalla Germania al -11,3% e dagli Stati Uniti al -9,1%. Complessivamente nei paesi dell’area euro si stima un crollo del 12,1% rispetto al primo trimestre del 2020 e del 15% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Outlook e PrevisioniItalia