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Robeco: 2019 è deglobalizzazione

Robeco: 2019 è deglobalizzazione

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Redazione We Wealth
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17 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo Robeco nel medio termine il vantaggio dato dal ricorso a manodopera a basso costo proveniente da altri paesi si ridurrà provocando dunque un effetto negativo sui margini record di molte imprese

  • C’è positività per Robeco: “siamo più positivi nelle valutazioni. Gli spread rimangono più ampi rispetto ai minimi del 2018, ma i rendimenti sono troppo bassi per seguire l’attuale trend di riduzione degli spread”

Secondo Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team sul credito di Robeco ci sono diversi elementi che impattano nel ciclo di credito. Questi, nel loro complesso, stanno portando alla deglobalizzazione

Parola d’ordine: deglobalizzazione. Secondo Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team sul credito di Robeco ci sono numerosi punti di svolta nei cicli del credito che stanno influendo simultaneamente sui mercati. “È in atto – spiegano i due co-responsabili- un trend di lungo periodo verso la deglobalizzazione, alimentato da un populismo diffuso, che provocherà un aumento dei dazi”.  Nel medio termine il vantaggio dato dal ricorso a manodopera a basso costo ,proveniente da altri paesi si ridurrà, provocando dunque un effetto negativo sui margini record di molte imprese, limitando l’ampiezza della loro base clienti a livello globale.

Un altro trend secolare è “lo sviluppo di un contesto demografico meno favorevole dal punto di vista economico” che sta modificando le dinamiche consolidate di risparmio e di investimento. Infine, “la brusca fine del superciclo del debito, avvenuta 12 anni fa, è il principale motivo alla base del comportamento prudente delle famiglie e della conseguente inefficacia della politica monetaria tradizionale” dichiarano Bus e Verberk.

A questi sviluppi di lungo periodo si sovrappongono diversi trend ciclici. Da una parte si deve far fronte ad un rallentamento congiunturale della crescita, dall’altra ai mini cicli più frequenti sul fronte degli spread dovuti alla mancanza di liquidità e infine agli interventi delle banche centrali volti a risollevare un’inflazione sempre più debole. Per il momento secondo Robeco “ci troviamo ancora in una lenta fase ribassista, caratterizzata da brevi intensi rally, come accaduto durante il ciclo del 1997-2002. Nel frattempo, le banche centrali insistono sullo stesso rimedio per curare il mercato, con una ricetta in definitiva inefficace. Tuttavia, sappiamo che non è saggio combattere contro la Fed o la Bce”.

Gran parte di questo settore ha maturato la convinzione che i rendimenti siano negativamente correlati con l’andamento degli asset, per cui rendimenti più elevati si accompagnano a spread più ridotti. Si è passati a un regime in cui rendimenti più bassi sono associati a spread più ristretti, creando così una correlazione tra le asset class. In combinazione con la scarsa liquidità e la rapida reazione delle banche centrali ai movimenti dei mercati finanziari, si crea un sentiment a breve termine quasi bipolare. Tutto ciò richiede una certa agilità e la capacità di passare velocemente da un orientamento ribassista ad uno rialzista, e viceversa. In breve, bisogna essere astuti, veloci e fortunati.

Robeco sottolinea anche come “siamo più positivi nelle valutazioni. Gli spread rimangono più ampi rispetto ai minimi del 2018, ma i rendimenti sono troppo bassi per seguire l’attuale trend di riduzione degli spread. Preferiamo mantenere una posizione leggermente lunga sui prodotti con spread europei, ma non in un contesto globale”.

 

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