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Rischio di credito: la palla passa agli istituzionali

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Giulia Schiro
Giulia Schiro

27 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dovrebbero aumentare sia l’avversione al rischio che la dispersione dei mercati del credito

  • Prevediamo di mantenere un profilo di rischio in generale prudente e di impiegare in modo redditizio il capitale sulle nicchie dei mercati

  • Siamo fiduciosi che i driver di performance – carry, opportunità idiosincratiche long/short e picchi di volatilità che offrono migliori punti di ingresso – si presenteranno nei mercati del credito

Durante l’Investment seminar 2019, Pierre Verlé di Carmignac ha illustrato l’approccio ai mercati del credito della casa di gestione francese, svelando le nicchie di mercato in cui trovare valore nei prossimi mesi

Dopo un inizio d’anno molto concitato, in cui si è invertito il ciclo lasco della liquidità di novembre e dicembre 2018, i mercati del credito sono tornati a un regime più vicino a quello sperimentato durante la maggior parte del 2018.
Gli spread di mercato si sono ristretti, il che era prevedibile: i tassi di default non sono infatti ancora aumentati e gli spread storicamente tendono a riflettere il tasso di default corrente, nonostante ciò che conti in realtà sia il tasso di default cumulativo a 5 anni.

Dal momento che i mercati progrediscono in questo ciclo del credito già molto lungo, ha spiegato Pierre Verlé, head of credit di Carmignac, durante l’Investment seminar 2019, l’avversione al rischio dovrebbe aumentare come anche la dispersione dei rendimenti dei bond.
Ci aspettiamo che il mercato diventi sempre più diviso tra ciò che è considerato sicuro e ciò che è considerato rischioso”, ha affermato l’esperto della casa di gestione francese. E quando un emittente smette di essere percepito come privo di rischi, i prezzi calano e possono creare interessanti opportunità sotto il profilo rischio/rendimento.

Il capo del credito di Carmignac ha sottolineato anche come la struttura dei mercati del credito sia cambiata significativamente negli ultimi anni: mentre al momento della crisi finanziaria globale le banche dominavano l’attività creditizia, attualmente gli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi comuni di investimento, fondazioni, hedge funds, compagnie assicurative ecc.) detengono la maggior parte del rischio di credito, per lo più sotto forma di Etf o fondi vincolati vicini ai benchmark. Questo nuovo regime, ammonisce Verlé, dovrebbe aumentare la volatilità nel prossimo ciclo ribassista.

In questo contesto di ciclo fortemente avanzato, i mercati del credito dovrebbero essere approcciati attraverso un esame accurato e in base alle loro specificità”, chiosa l’head of credit di Carmignac. Proprio per questi motivi, lo scenario attuale si rivela un ambiente favorevole per i “cacciatori” di obbligazioni come gli investitori istituzionali.
Poiché la dispersione è destinata a rimanere, i gestori dell’asset manager francese prevedono di mantenere un profilo di rischio in generale prudente e di impiegare in modo redditizio il capitale sulle nicchie dei mercati, dove la combinazione di avversione al rischio e diminuzione di liquidità creerà opportunità idiosincratiche per gli investitori con un mandato flessibile (es. lunghi su titoli selezionati corporate emergenti distressed e sulle collateralized loan obligation).

Sia che il mercato rimanga allo stato attuale sia che si allarghi, siamo fiduciosi che i driver di performance – carry, opportunità idiosincratiche long/short e picchi di volatilità che offrono migliori punti di ingresso – si presenteranno nei mercati del credito”, conclude Verlé.

Giulia Schiro
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