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Oro salva Italia? I prezzi in aumento dicono di sì

22 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Il recente andamento del mercato sta rivelando un ritorno al grande classico, e per alcuni addirittura si tratta di “oro salva Italia”

  • Chi è che domanda l’oro?

Il recente aumento del prezzo del metallo prezioso pare confermare il grande classico: in momenti di tempesta, l’aurum è il porto sicuro. E ciò spinge alcuni a dire “oro salva Italia”, come il gold strategist di VanEck

Lo status di bene rifugio dell’oro quest’anno era stato messo in dubbio da alcuni analisti. Altri si erano spinti ad ipotizzare un portafoglio con bitcoin al posto dell’oro. Ma oggi, con il prezzo dell’oro attestatosi sui 1200 dollari per “oncia troy” (31,1 grammi), le cose sembrano andare diversamente. Spirano venti avversi sulla finanze pubbliche italiane e gli investitori paiono voler tornare al classico. Ne è convinto il gold strategist di VanEck, Joe Foster.

Il commento dell’analista

L’oro ultimamente è tornato ad aumentare. A che cosa è dovuto ciò? “La causa del recente aumento dei prezzi è probabilmente da ricercare nelle incertezze suscitate dalla proposta di bilancio del governo italiano. Alcuni osservatori del mercato ritengono addirittura che per l’Italia sarebbe meglio lasciare l’Unione Europea”, afferma. Secondo Foster, questa evoluzione evidenzia appunto la tradizionale caratteristica del metallo prezioso, ritenuto da sempre un porto sicuro. L’oro inoltre sarebbe preferito almeno in parte alle azioni,  date le ondate di vendite registrate negli ultimi mesi sui mercati in seguito all’aumento dei tassi e alle crescenti tensioni tra Usa e Cina. “Al momento, ci troviamo di nuovo nel mezzo di un ciclo di inflazione degli attivi azionari, obbligazionari e immobiliari causato da una politica monetaria estremamente distensiva. Il ciclo di irrigidimento delle banche centrali è entrato nel vivo e riduce la liquidità.

Al motivo del rifugio oggi però si aggiunge quello della speculazione su una prossima crisi finanziaria causata da:

  • aumento dei tassi,
  • elevati rischi d’insolvenza,
  • crisi di bilancio italiana,
  • crescente indebitamento in Cina.

L’esperto cita Martin Feldstein di Harvard, che sul Wall Street Journal si è detto dell’opinione che né la banca centrale statunitense (Fed) né qualsiasi altra istanza pubblica sia attualmente in grado di evitare un rallentamento o una crisi finanziaria nel giro dei prossimi tre anni.

Una il nuovo “fattore Lehman”?

“Secondo noi, debiti pubblici, prestiti agli studenti e prestiti societari a leva hanno spodestato i prestiti ipotecari subprime come principale rischio per il sistema finanziario”, dice lo strategist di VanEck. A suo avviso, un nuovo round della guerra commerciale, il prossimo aumento dei tassi, un’ondata di vendite o una crisi monetaria nelle economie emergenti potrebbero essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Chi è che domanda l’oro?

Per Foster è prevedibile che la domanda di oro venga alimentata dalle banche centrali. L’analista si riferisce ai dati del World Gold Council, secondo cui l’oro detenuto dalle banche centrali ha un valore di 1,36 mila miliardi di dollari statunitensi, rappresentando quindi il 10% delle riserve monetarie globali. “L’oro è una buona scelta per le banche centrali perché si tratta di una riserva monetaria liquida, è disponibile in quantità limitate, è praticamente slegato da qualsiasi impegno, non presenta rischi di controparte e consente di diversificare”.

Alcuni Stati

Le tensioni geopolitiche e l’evoluzione dei rapporti di forza economici hanno suscitato nervosismo in sempre più paesi. Fra i principali acquirenti di oro nell’ultimo decennio figurano Cina e Russia. Ma anche il Kazakistan e la Turchia hanno investito costantemente nel metallo prezioso.

Per concludere, “In un futuro non troppo lontano, l’oro attualmente acquistato dalle banche a prezzi storicamente alti potrebbe rivelarsi un investimento redditizio”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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