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Obbligazioni e Qe, risparmiatori italiani pronti all'addio

11 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Un quarto del risparmio gestito nel nostro Paese è allocato su prodotti obbligazionari

  • Ma i dati evidenziano sempre più uno spostamento delle preferenze verso l’azionario internazionale

La fine del quantitative easing nel 2019 potrebbe scardinare una delle certezze del risparmio italiano: le obbligazioni. Un cambiamento epocale, messo in luce da Legg Mason nel suo outlook per l’anno venturo

Grafico obbligazioni
L'allocazione tipo del portafoglio italiano e internazionale secondo quanto dichiarato dagli investitori intervistati da Legg Mason

Un quarto dei risparmiatori italiani predilige le obbligazioni, a fronte del 17% medio dei portafogli globali. E’ quanto emerge dal campione intervistato da Legg Mason. Ma le cose potrebbero cambiare già nel 2019.

Obbligazioni no, azioni sì?

Gli investitori italiani stanno per divorziare dalle fedeli obbligazioni. Alla domanda “Qual è l’asset class che considera più promettente per i prossimi 12 mesi?” della survey di Legg Mason, il 29% degli intervistati ha indicato l’azionario internazionale. Che quasi un terzo dei nostri connazionali abbia dato questa risposta, ha quasi del rivoluzionario.

Un fatto è che lo scenario macroeconomico sta cambiando. La volatilità è tornata, e già all’orizzonte si profila il primo aumento dei tassi da parte della Bce. La conclusione del programma di quantitative easing è ormai vicina. Un evento non da poco, considerando che è stato lo strumento con cui la Bce ha acquistato negli ultimi 10 anni decine di miliardi di titoli obbligazionari europei al mese.

Gli effetti diretti della politica monetaria

Chi va

Come cambierà il portafoglio del risparmiatore italiano medio in vista della fine del Qe? Oltre due terzi degli intervistati dichiara di voler modificare in qualche modo l’allocazione. Le modalità però sono diverse. Il 20% prevede di aumentare la quota di azioni internazionali nel proprio portafoglio. Il 19% afferma invece che sposterà parte dell’allocazione dalle obbligazioni europee addirittura a quelle emerging, forse confidando in un indebolimento del dollaro.

Chi resta

Ma c’è anche chi vuole continuare a investire nelle obbligazioni europee, il 22%. O anche chi (il 16%) sceglierà invece l’azionario italiano o le commodities (il 13%). In generale, gli investitori italiani paiono coscienti che la contrazione della liquidità a causa della Bce sarà un fattore rilevante nella scelta dell’allocazione di portafoglio.

Matteo Lenardon, deputy country head Italia di Legg Mason
La fine del quantitative easing avrà un impatto significativo nella costruzione dei portafogli. Fondamentale sarà cominciare ad approcciare l’investimento obbligazionario con un’ottica più globale. Una ricetta universale può essere sintetizzata in tre parole chiave: diversificazione, decorrelazione e soluzioni di investimento alternative. Crediamo che questo sia possibile solo con una gestione attiva svincolata dai benchmark tradizionali
BY Matteo Lenardon
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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