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Nuove priorità dopo Covid-19 per gli espatriati

Nuove priorità dopo Covid-19 per gli espatriati

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

28 Luglio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • “In passato, il lavoro all’estero degli espatriati tendeva ad essere pagato molto bene e a essere prefissato per un periodo di tempo breve e determinato: però la nostra ricerca ha dimostrato che la comunità degli espatriati sta iniziando a fare programmi per rimanere all’estero per periodi molto più lunghi”, dichiara Paula Covey, Direttrice generale dell’area marketing per il ramo assicurazioni sanitarie di Allianz Partners

  • Nella decisione di tornare nel paese di origine o meno si valuta l’equilibrio tra vita professionale e privata. Aspetto considerato dal 70% degli intervistati

Nuove priorità e prospettive per il futuro. La pandemia globale ha portato nuove visioni di vita soprattutto per i lavoratori che hanno scelto l’estero come loro nuova casa

Salute e famiglia. Queste le nuove priorità nel post Covid-19.  Secondo una recente ricerca di Allianz Care, condotta da Ipsos Mrbi, la pandemia globale ha avuto un impatto notevole, in termini di cambio di priorità, soprattutto per tutti quei soggetti che lavorano all’estero.

Il 62% dei cittadini, che hanno partecipato al sondaggio (persone che, pur essendo nate e cresciute in diversi paesi d’origine, adesso vivono e lavorano nel Regno Unito, Francia, Canada, Emirati Arabi Uniti e Singapore) hanno dichiarato di aver cambiato i programmi per il futuro a seguito del Covid-19. Di questi il 53% ha risposto di dare maggiore un’importanza maggiore a salute e benessere e il 48% conferma che la famiglia ha una maggiore priorità adesso, rispetto a quanta ne avesse prima del Covid-19. La maggior parte (73%) afferma inoltre che la salute e il benessere della famiglia sono determinanti nel decidere se rimanere all’estero o ritornare nel paese d’origine.

“Stiamo anche assistendo a un cambiamento dei programmi per il futuro degli espatriati. In passato, il lavoro all’estero degli espatriati tendeva ad essere pagato molto bene e a essere prefissato per un periodo di tempo breve e determinato: però la nostra ricerca ha dimostrato che la comunità degli espatriati sta iniziando a fare programmi per rimanere all’estero per periodi molto più lunghi. Il 76% degli intervistati ha detto di aver cambiato lavoro nel Paese estero da quando ci si è trasferito; il 59% ha comprato casa nel Paese straniero e il 58% conferma di avere l’intenzione di rimanere all’estero a lungo. È una tendenza interessante da prendere in considerazione da parte dei datori di lavoro, i quali iniziano a rimpiazzare la mossa di inviare dipendenti all’estero per lavoro con quella di assumere personale direttamente all’estero.”, dichiara Paula Covey, Direttrice generale dell’area Marketing per il ramo assicurazioni sanitarie di Allianz Partners

Ma facciamo un passo indietro. La ricerca ha infatti anche chiesto come mai si è deciso di lasciare il proprio paese per andare all’estero. Il 49% ha risposto che la leva finanziaria ha giocato un ruolo molto importante, insieme alla ricerca di una migliore qualità di vita (comprensiva di un miglior accesso alle cure mediche e al benessere). Il 46% ha inoltre dichiarato di essere andato all’estero per motivi personali, mentre il 40% per ottenere un miglior equilibrio tra vita professionale e privata. Da aggiungere inoltre che il trasferirsi all’estero molto spesso non impatto su un singolo individuo ma su tutta la famiglia. E infatti, secondo la ricerca, il 71% degli intervistati si è trasferito all’estero con la famiglia. Il 51% ha invece figli che vivono con loro all’estero. Un dato non molto incoraggiante per i paesi di partenza è che il 65% degli intervistati ammette che vivere all’estero ha finora avuto un impatto positivo in generale sulla salute della famiglia. Il 22% sostiene di avere ottenuto questo risultato dal momento che all’estero ha potuto accedere a una migliore qualità di vita, mentre il 21% dice che il risultato è dovuto alla capacità di accedere a migliori servizi per quanto riguarda le cure mediche ed il benessere.

Tornare a casa?

Nella decisione di tornare nel paese di origine o meno valutano l’equilibrio tra vita professionale e privata, aspetto è considerato dal 70% degli intervistati. Di questi il 60% dichiara di avere attualmente un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata nel paese in cui vive all’estero di quanto ne avesse nel paese d’origine. La percentuale sale al 72% se si considerano solo gli intervistati che vivono in Canada e al 71% se si considerano solo quelli che vivono negli Emirati Arabi Uniti. Scende invece al 26% se si considerano solo quelli che vivono a Singapore. Altro aspetto che fa restare gli espatriati all’estero è il settore medico. Il 72% degli intervistati residenti in Singapore, il 67% di chi ha scelto gli Emirati Arabi, il 62% dei residenti in Francia e il 58% di chi è andato in Canada trovano che i servizi disponibili in loco siano migliori rispetto a quelli a cui avevano accesso nel paese d’origine. Unica eccezione è fatta per il 23% di coloro che vivono nel Regno Unito. Questi hanno infatti dichiarato di trovare la qualità dei servizi per la salute e il benessere molto inferiore a quella disponibile nel loro paese d’origine.

Giorgia Pacione Di Bello
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