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Natixis, strategie ‘moderne’ per portafogli vincenti

Natixis, strategie ‘moderne’ per portafogli vincenti

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Francesca Conti
Francesca Conti

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per Antonio Bottillo: “La maggior parte dei fondi multi-asset è risultata inadeguata e non è stata in grado di diversificare, generando perdite per i portafogli”

  • Le azioni sono state il fattore che più ha contribuito ai ritorni negativi in tutte a livello globale, con un costo di circa il 3-5% in media

  • Gli investimenti alternativi, come il real estate e managed futures, si sono invece dimostrati più resilienti alla volatilità

Il 2018 è stato un annus horribilis per i mercati. Cosa è andato storto? Secondo Natixis, le tradizionali fonti di diversificazione non sono riuscite a mitigare le perdite. Diversificare fuori dagli schemi potrebbe rivelarsi la soluzione di successo

Il 2018 è stato considerato da molti un annus horribilis per finanza e investimenti. I portafogli hanno registrato rendimenti negativi in tutte le aree e la causa principale può essere riscontrata nel calo dei mercati azionari. Cosa è andato storto? Secondo l’analisi di Natixis Investment Managers, le tradizionali fonti di diversificazione non sono riuscite a mitigare le perdite con conseguenti ricadute sulla performance dei portafogli. “Il fattore che ha influito maggiormente sull’andamento dello scorso anno può essere rappresentato dal permanere dell’idea di una ricerca di performance a tutti i costi”, spiega a We Wealth Antonio Bottillo, country head di Natixis per l’Italia.

“Bisogna anche prendere atto che le cose non sono andate poi così tanto male – aggiunge Bottillo -, però è vero che l’anno si è chiuso con una generalizzata perdita a livello di rendimenti, che si è estesa a tutte le asset class. L’elemento principale che è venuto meno nei confronti di quella ricerca di performance è stata la possibilità di procedere con una diversificazione che abbia funzionato”. Il Global Portfolio Barometer di Natixis indica che effettivamente le azioni sono state il fattore che più ha contribuito ai ritorni negativi in tutte a livello globale, con un costo di circa il 3-5% in media – a eccezione dell’Italia, dove i consulenti hanno mostrato una minor esposizione azionaria.

“Dalla nostra analisi emerge in modo chiaro che, nel 2018, la maggior parte dei fondi multi-asset è risultata inadeguata e non è stata in grado di diversificare, generando perdite per i portafogli”, sottolinea Bottillo. Tuttavia, i fondi multi-asset sono stati il secondo principale detrattore in ordine di grandezza, con un costo medio pari a 0,5-2%, in particolare in Francia, dove questi fondi sono tradizionalmente molto popolari. “In più casi queste strategie non hanno fatto altro che sommare la propria esposizione a quella del portafoglio. Parecchi di questi avevano una componente azionaria non indifferente nella strategia”, sottolinea il manager.

Gli investimenti alternativi, come il real estate e managed futures, si sono invece dimostrati più resilienti alla volatilità rispetto alle asset class tradizionali, ma nel migliore dei casi hanno contributo marginalmente alla performance, a causa di una performance poco brillante e basse allocazioni. I real asset hanno contribuito in modo modesto, tranne che nel Regno Unito, dove i fondi immobiliari hanno dato un contributo positivo ai portafogli. I fondi multi-asset semplicemente non sono riusciti a fornire una diversificazione, che dovrebbe essere motivo di riflessione quando si considera il rapporto tra diversificazione, rischio e rendimento dei portafogli di consulenza.

Considerando che “l’obiettivo rendimenti sarà una costante per gli investitori”, secondo Bottillo lo scenario di inizio anno è tutto sommato positivo. “L’appetito per il rischio rimane. Le condizioni dei mercati restano fragili, soprattutto a causa dell’incertezza geopolitica. Crediamo comunque in un mercato che vedrà ancora un rallentamento – benché nella parte finale del ciclo economico – ma non ci aspettiamo di essere di fronte a una recessione globale, almeno in questo momento”. Per il manager, tuttavia, “i pericoli dal nostro punto di vista sono confinati e relativi agli investimenti tradizionali” e “l’elemento principale è il rischio, che è centrale anche per la costruzione dei portafogli. Un rendimento che vada intorno al 4-4,5% con una volatilità piuttosto contenuta è un obiettivo che tutti dovrebbero porsi e non tendere a imprese più ardue e sicuramente più ambite da parecchi”.

Natixis suggerisce l’utilizzo di strategie di investimento “più ‘moderne’”. Il suo ‘portafoglio tipo’ comprende una componente azionaria al 35%, alternativi al 10%, multi-asset al 10%, obbligazionario al 35% e monetario al 10%. Un portafoglio costituito da strategie ‘moderne’, che offrono l’opportunità di diversificare in modo diverso rispetto ai portafogli tradizionali.

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