PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Mercati, perché Wall Street potrebbe sorprendere ancora

Mercati, perché Wall Street potrebbe sorprendere ancora

Salva
Salva
Condividi
Sara Silano
Sara Silano

03 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva

Dopo i tagli nel 2019, i tassi Usa dovrebbero stabilizzarsi. Ma gli investitori farebbero bene a concentrarsi su altre tendenze dei mercati

Nell’ultima riunione, la Federal Reserve americana non ha riservato grandi sorprese ai mercati, salvo l’inserimento del coronavirus nella lista dei rischi.  L’istituto centrale si aspetta un po’ più di inflazione e meno consumi, ma sembra essere disposto a tollerarla.

Dopo tre tagli dei tassi di interesse nel 2019, che hanno spinto i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi verso il basso, il mercato si è stabilizzato e gli yield sono tornati a salire. I Treasury a dieci anni hanno chiuso lo scorso anno con ritorni superiori ai loro pari degli altri paesi sviluppati. Il 2020 sarà differente?

“Nel tempo, i mercati dei future tendono a rappresentare la tendenza dei tassi”, spiegano gli analisti di Morningstar. “Storicamente sono stati poco d’aiuto nell’individuare i punti di flessione (ossia quando la Fed ha cambiato la sua politica monetaria), ma abbastanza accurati nel prevedere la direzione in cui i federal-fundsi sarebbero mossi. Le nostre analisi indicano che c’è stato un cambiamento dalla fine di agosto e ora gli operatori si attendono saggi di riferimento più stabili”.

Tassi di interesse Usa: previsioni basate sui future e andamento reale
Mercati, perché Wall Street potrebbe sorprendere ancora
Tassi di interesse Usa: previsioni basate sui future (in arancione) e andamento reale (in viola)

Le sorprese, però, oltreoceano potrebbero arrivare da altri fronti.

Il boom dell’hi-tech

Nell’ultimo decennio, hanno debuttato a Wall Street 1.600 società tecnologiche, che, in termini di capitalizzazione, hanno catturato la fetta più grande delle Ipo (offerte pubbliche iniziali). Tra il 2018 e il 2019, la loro quota di mercato è passata dal 31 al 38%, contro una media dell’11% degli anni precedenti. L’anno scorso, sarà ricordato per i collocamenti di Uber Technologies, società che ha cambiato il servizio di trasporto automobilistico privato grazie alla sua app per cellulari; della sua diretta concorrente Lyft; e di Pinterest, ultimo dei grandi social media ad andare in Borsa. Il futuro delle Ipo è dunque hi-tech? Se guardiamo al passato, potrebbe essere una conclusione troppo affrettata: solo dieci anni fa il settore dei beni di consumo ciclici rappresentava il 47% delle matricole. Oggi è sceso al 13%.

Ritorni extra-large

Potremmo dire che “i grandi sono sempre più pesanti”. Nel 2019, le dieci società a maggior capitalizzazione sono state responsabili del 30% della performance totale di Wall Street, un risultato al di sopra della media storica. Dieci anni fa, avevano contribuito per appena il 2%. Se estendiamo l’orizzonte temporale, vediamo come nel tempo, il ruolo delle large cap sia cambiato in modo significativo, come mostra il grafico qui sotto, che considera solo i periodi in cui il rendimento del mercato è stato superiore al 10%.

Quota di rendimenti del mercato americano attribuibile alle 10 società più grandi (solo negli anni in cui la performance totale è stata superiore al 10%)
Mercati, perché Wall Street potrebbe sorprendere ancora
Fonte: Morningstar market observer, Q1 2020 (dati al 31 dicembre 2019)
La forza della taglia small

L’anno scorso, le blue chip hanno guadagnato più delle società piccole, il 30,8 contro il 26%. I titoli a minor capitalizzazione, tuttavia, potrebbero tornare a rubare la scena in un prossimo futuro. L’analisi di Morningstar, sui rendimenti annualizzati a 60 mesi dagli anni Cinquanta a fine 2019, rivela che le small cap tendono a recuperare meglio di altri titoli i periodi di basse performance. Ad esempio, se hanno registrato 60 mesi di performance medie negative, possono guadagnare fino al 24% nel successivo quinquennio. Anche qui, sul tema large vs small, trarre conclusioni troppo affrettate sarebbe un errore.

Sara Silano
Sara Silano
È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Outlook e Previsioni