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Mercati e imprese: in manovra sui private market

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Valentina Magri
Valentina Magri

03 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il coronavirus sta mettendo in seria difficoltà le aziende italiane. Gli Hnwi hanno a disposizione numerose opportunità per sostenere l’economia reale, come club deal, private debt, private equity e venture capital

  • Nel breve periodo, alle aziende servirà debito, che potrà essere sottoscritto ad esempio dai fondi di private debt. Nel medio-lungo termine servirà molto il private equity, che opera su un orizzonte temporale più lungo

  • In una prima fase, gli investitori Hnwi staranno alla finestra e sulla difensiva. Dopodiché, l’approccio attendista lascerà spazio a un nuovo slancio degli investimenti, che diventeranno, tuttavia, più selettivi

Tra gli Hnwi inizialmente è prevalso un approccio attendista. Ma l’accesso a strumenti come club deal, private debt, private equity e venture capital, adatti a far affluire capitali freschi all’economia reale, li metterebbe presto nelle condizioni di cogliere nuove opportunità. A condizione di essere più selettivi

Il coronavirus sta mettendo in seria difficoltà moltissime aziende italiane, cui servono capitali freschi e ingenti per ripartire. Gli Hnwi hanno a disposizione numerose opportunità per sostenere l’economia reale, come club deal, private debt, private equity e venture capital. Ma ora si trovano davanti a un bivio: mettere mano al portafoglio o tenerlo in tasca, in attesa di temi migliori?

All’inizio della crisi, prevarrà un approccio attendista. “Di fronte a un quadro economico con outlook incerto o fortemente nega- tivo, l’attenzione sarà principalmente rivolta alla protezione del patrimonio”, prevede Antonio Chiarello, fondatore di ClubDea- lOnline.com. Saranno le startup in particolare a risentire di questa stretta dei finanziamenti. Antonio Chieffo, socio della holding d’investimento BeMyCompany Capital Partner e dell’incubatore BeMyCompany, è particolarmente pessimista: “Sul venture capital prevedo un grande disastro, con un crollo degli investimenti”. “Gli investitori sono sulla difensiva: monitorano la situazione e riallocano i portafogli”, spiega Gianluca Dettori, presidente del fondo di venture capital Primomiglio sgr e membro di consigliodirettivo dell’associazione del venture capital VC Hub.

La crisi sarà infatti un banco di prova per tutti i portafogli, anche quelli degli Hnwi. “Questo è un momento di resilienza: chi ha fatto errori, ad esempio non ha diversificato a livello geografico e di settore, li pagherà”, avverte Luca Rancilio, cofondatore del family office Rancilio Cube, noto soprattutto per i suoi investimenti all’estero (tra gli altri: Lyft, AirBnB e Deliveroo). Ma questa crisi può anche essere un’occasione per rimettere in discussione le vecchie strategie, allargare il panorama di investimenti, uscire dall’area di comfort, disintermediare. Sarà essenziale riallocare gli asset in modo diluito nel tempo e non lasciarsi prendere dall’e- motività. “Anche perché i grandi patrimoni hanno il vantaggio di non avere lo stress dell’urgenza, soprattutto se hanno avuto una guida e compiuto scelte consapevoli”, ricorda Patrizia Misciattelli delle Ripe, fondatrice e presidente di Aifo(Associazione Italiana Family Office).

Dopodiché, l’approccio attendista lascerà spazio a un nuovo slancio degli investimenti. Come impiegarli nell’economia reale? “Nel breve periodo, alle aziende servirà debito, che potrà essere sottoscritto ad esempio dai fondi di private debt. Nel medio-lungo termine servirà molto il private equity, che opera su un orizzonte temporale più lungo.

Saranno cruciali anche i fondi di turnaround, per ristrutturare le aziende in crisi”, spiega Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi. Anche perché “il ricorso in massa al debito peggiorerà la posizione finanziaria netta di molte pmi, che presto si renderanno conto che l’unica strada percorribile sarà la ricapitalizzazione”, precisa Chieffo.

La crisi porterà con sé anche un calo delle valutazioni delle aziende, per cui gli Hhwi, soprattutto esteri, avranno l’occasione di fare “campagna acquisti a prezzi di saldo”.

Intanto, si inizia a intravedere un aumento di interesse da parte dei private banker intenzionati ad offrire alternative di investimento ai loro clienti top. “Mi aspetto quindi una ripresa graduale ma, comunque, veloce degli investimenti, unita a una maggiore attenzione alla selezione del deal da parte degli investitori e dei loro consulenti”, prevede Chiarello. Sarà dunque cruciale offrire prodotti interessanti e adatti a loro. “I fondi di private equity, private debt e venture capital dovranno essere in grado di intercettare la raccolta con prodotti con un profilo rischio/rendimento adatto alla clientela affluent”, ricorda Gervasoni, “dove il rischio sia mitigato tramite garanzie e diversificazione”. Dal canto loro, private banker e consulenti finanziari non dovranno applicare pedissequamente la Mifid2, ma proporre ai loro clienti la soluzione più adatta. Anche perché le mosse degli Hnwi daranno un segnale di fiducia importante a livello di mercato. “Con la ripresa sarà importante l’esempio dei grandi patrimoni all’apertura e alla ricostruzione della fiducia, perché chi più ha”, conclude Misciattelli delle Ripe, “più può incidere e fare la differenza”.

Valentina Magri
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