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Mercati a rischio crisi: la normalità non esiste in finanza

06 Novembre 2019 · Stefania Pescarmona · 3 min

  • Gli eventi che noi consideriamo non normali ed estremi sono molto più comuni di quello che si possa pensare

  • Si devono assumere soltanto rischi che si sanno calcolare e non calcolare rischi che sono stati assunti

  • Brexit, l’elezione di Trump, la possibilità che l’Italia esca dall’euro, etc non sono cigni neri

  • I cigni neri sono eventi inattesi e imprevedibili, negativi o positivi, che hanno un impatto notevole e provocano un cambiamento strutturale

Secondo Cirillo (Delft University of Technology) statisticamente ci si deve aspettare che qualcosa di non particolarmente buono succeda nei prossimi 12 mesi. Occhio a private equity e real estate. E attenzione ai cigni neri

“Statisticamente ci dobbiamo aspettare che succeda qualcosa di non particolarmente buono. Io sono abbastanza convinto che, da qui a 12 mesi, ci sarà una crisi e i settori che potrebbero innescarla sono, a livello globale, il real estate e il private equity”. Lo ha detto a We Wealth, il professor Pasquale Cirillo della Delft University of Technology, a margine della Morningstar Investment Conference, l’evento organizzato da Morningstar, che ha visto economisti, strategist e diversi protagonisti internazionali confrontarsi su una pluralità di temi, tra cui la gestione dell’imprevedibile.
Così proprio quei comparti (investimenti in economia reale) sui quali si sta puntando molto, negli ultimi mesi, in cerca di rendimenti aggiuntivi da inserire all’interno dei portafogli dei clienti, potrebbero essere la miccia che fa innescare la bomba. In merito a questa corsa alla ricerca di asset capaci di offrire rendimenti extra, Cirillo ha detto che questo trend, potrebbe essere visto come una specie di “raschiare il barile. Siamo in un periodo – ha detto – in cui si accumula tanto capitale e anche tanto debito. Quando c’è un cumulo di indebitamento, soprattutto nel settore privato, poi a un certo punto c’è l’effetto caduta, quindi il mercato cerca di bilanciare”.

Una cosa che è emersa in modo netto nella Morningstar Investment Conference è che “la normalità non esiste in finanza”, ha puntualizzato Cirillo, e che “assumerlo è miope”.

In un normalissimo mondo di estremi, se è vero che in finanza la normalità non è la norma, è arrivato quindi il momento per l’industria degli investimenti di fare un check-up sul proprio stato di salute. Tutto ciò che è imprevisto e non immaginabile a priori richiede quindi un cambio di paradigma, nuovi modelli e nuove teorie. Così come nessuno si sarebbe immaginato di ritrovarsi in un mondo in cui il debito mondiale al 226% del Pil, conseguenza dei tassi ultrabassi e negativi, potesse comportare 15mila miliardi di dollari di rendimenti negativi tra titoli di Stato e obbligazioni societarie (ottobre 2019, Global financial stability eeport dell’Fmi), è arrivato il momento di interrogarsi sul percorso intrapreso.

E cosa dovrebbero fare i consulenti finanziari?
“Un consulente finanziario dovrebbe avere un linguaggio più tecnico, perché indicare determinati eventi come cigni neri (cosa che nella realtà non sono) è come deresponsabilizzarsi e dire ‘Non ci potevo fare nulla’, mentre il più delle volte noi possiamo fare qualcosa”, ha risposto il professore, che ritiene che i consulenti finanziari e gli analisti non si debbano affidare solo alla stima della volatilità come standard deviation, o guardare soltanto alla media, ma devono cercare di capire un po’ di più la distribuzione empirica, analizzare i dati storici, ma avere sempre un certo grado di insicurezza.
“Secondo me, un analista finanziario per fare bene il suo lavoro deve utilizzare tutte le informazioni di cui ha a disposizione, così come una buona modellistica, ma deve anche essere cosciente che comunque non sarà mai un Dio e che non può essere in grado di calcolare tutto. Il solo fatto di essere cosciente che quel numero che ha calcolato o che sta leggendo da qualche parte potrebbe essere sbagliato secondo me dà già un vantaggio competitivo. In pratica: si devono assumere soltanto rischi che si sanno calcolare e non calcolare rischi che sono stati assunti”. E il riferimento va, per esempio, ai Cdo, dove tutte le grandi banche si sono buttate a capofitto perché erano strumenti molto profittevoli ma non erano state in grado di prezzarli.

Quindi, sui mercati, in finanza la normalità non è la norma, e quello che chiamiamo normalità in realtà non lo è. “Abbiamo tanti eventi che stanno all’intorno della media, che sono gli eventi più probabili, ma gli eventi che noi consideriamo non normali ed estremi sono molto più comuni di quello che si possa pensare – ha puntualizzato Cirillo – Se guardiamo i dati è così; poi ce lo dimentichiamo. La normalità, in realtà, è l’estremo in finanza. Noi sappiamo che le cose brutte e positive possono succedere ben lontano dalla media; quindi vanno tenute in considerazione. Esistono metodologie, statistiche, probabilistiche che permettono di farlo anche in modo affidabile: quindi facciamolo”.

E i tanto declamati “cigni neri”? 
“Brexit, l’elezione di Trump, la possibilità che l’Italia esca dall’euro, etc non sono cigni neri”, ha risposto l’esperto, precisando che i cigni neri sono eventi inattesi e imprevedibili, che hanno un impatto notevole e provocano un cambiamento strutturale. E possono essere negativi o positivi. Degli esempi? “In positivo: Internet, la penicillina, la scoperta dei raggi X, etc”, ha illustrato il professore, spiegando che in medicina ci sono tantissimi cigni neri perché è un ambito in cui si avanza molto spesso per scoperte casuali. Mentre degli esempi di cigni neri in negativo sono sicuramente, la bomba di Hiroshima o determinate guerre.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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