PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

L’Ue taglia le stime sul pil. Italia maglia nera nel 2020

L’Ue taglia le stime sul pil. Italia maglia nera nel 2020

Salva
Salva
Condividi
Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

07 Luglio 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • La Commissione Ue taglia le stime sul pil italiano: nel 2020 è previsto un calo dell’11,2%

  • Intanto l’Ocse avverte: la disoccupazione in Italia salirà al 12,4% a fine anno

  • Secondo un’indagine condotta dall’istituto sulle imprese italiane, oltre un’azienda su 3 rischia la chiusura a fronte della crisi scatenata dal covid

La Commissione europea rivede al ribasso le previsioni di crescita 2020 sul pil della zona euro. Calo record per l’Italia a -11,2%. Intanto, anche dall’Ocse e dall’Istat arrivano dati allarmanti

L’Ue vede ancora più nero sull’Italia. Nel 2020 il pil italiano subirà una contrazione dell’11,2%, per poi rimbalzare del 6,1% nel 2021. Sono queste le nuove stime sulla crescita dell’economia italiana contenute nelle Previsioni economiche dell’estate della Commissione Ue. Un crollo ben più accentuato rispetto al -9,5% delle previsioni precedenti, in cui si ipotizzava un rimbalzo del pil per l’anno successivo del 6,5%. Quello del Belpaese è il calo più marcato tra i paesi dell’Eurozona e dell’intera Ue.

“Poiché la revoca delle misure di confinamento procede a un ritmo più graduale di quello ipotizzato nelle previsioni di primavera, l’impatto sull’attività economica del 2020 sarà più significativo rispetto a quanto previsto”, si legge nel comunicato ufficiale dell’organo esecutivo con sede a Bruxelles. Il taglio delle stime coinvolge infatti l’intera economia della zona euro e più in generale dell’Ue, per le quali, rispetto alle stime di  primavera, è prevista una contrazione nel 2020 significativamente più alta (rispettivamente dell’8,7% e dell’8,3%) con un recupero meno robusto nel 2021 (6,1% e 5,8%). Oltre che per l’Italia, si prospetta un 2020 nero anche per Spagna (-10,9%) e la Francia (-10,6%).

“L’impatto economico del confinamento è più grave di quanto avevamo inizialmente previsto. Continuiamo a navigare in acque agitate e siamo esposti a molti rischi, tra i quali un’altra massiccia ondata di contagi”, ha commentato Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, sottolineando la necessità di un accordo sul Next Generation Eu (Recovery Fund, ndr) per la ripresa dell’economia.  Anche Paolo Gentiloni, Commissario responsabile per l’Economia, ha ribadito l’importanza di “raggiungere un rapido accordo sul piano di risanamento proposto dalla Commissione” per “iniettare nuova fiducia e nuovi finanziamenti nelle nostre economie in questo momento critico”.

Ma le brutte notizie per l’Italia non si fermano qui. A peggiorare ulteriormente il quadro, nel suo nuovo Employment Outlook, l’Ocse definisce l’Italia come “uno dei paesi Ocse più colpiti dalle ricadute economiche del Covid-19” con una disoccupazione che dovrebbe raggiungere un livello record del 12,4% entro la fine del 2020 (9,4% per i paesi Ocse). “Se la pandemia sarà tenuta sotto controllo – precisa l’organizzazione – la disoccupazione dovrebbe, poi, scendere gradualmente all’11% entro la fine del 2021, comunque ben al di sopra del livello pre-crisi”. Tuttavia, prosegue l’Ocse, in caso di una seconda ondata pandemica a ottobre/novembre, il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe ancora all’11,5% alla fine del 2021, vicino al picco registrato durante la crisi del 2008 e due punti percentuali più elevato rispetto a quello di fine 2019.

Altra nota dolente, la fotografia scattata dall’Istat nella sua consueta nota mensile. Secondo un’indagine condotta dall’istituto sulle imprese italiane, oltre un’azienda su 3 rischia la chiusura per effetto della crisi scatenata dal covid. Il pericolo di chiudere l’attività risulta più elevato tra le micro imprese (40,6%) e le piccole (33,5%) ma comunque significativo per le medie (22,4%) e le grandi imprese (18,8%). Tuttavia, dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile, l’istituito intravede i primi segnali di ripresa dei ritmi produttivi, catturati dagli indicatori congiunturali italiani di maggio. “A maggio, rispetto ad aprile, sono aumentate le esportazioni extra-Ue mentre a giugno il miglioramento della fiducia appare generalizzato tra i settori economici” evidenzia l’Istat.

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Outlook e Previsioni Italia