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Il lockdown potrebbe costare all’Europa oltre 1.700 miliardi

Il lockdown potrebbe costare all’Europa oltre 1.700 miliardi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Una chiusura parziale di due mesi potrebbe costare al Belpaese tra i 143 e i 234 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di crescita annuo di 8,0-13,1 punti percentuali

  • Secondo il Centro Studi Confindustria, l’impatto del covid-19 potrebbe provocare in Italia un calo della produzione del 16,6%: il dato peggiore della storia della Repubblica

  • “Abbiamo urgentemente bisogno che le aziende prendano precauzioni che consentano loro di riprendere la produzione pur contenendo la diffusione dell’epidemia”, commenta il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest

Se il blocco della produzione si prolungasse per tre mesi, i principali paesi europei potrebbero subire danni superiori ai 1.700 miliardi di euro. Secondo le stime dell’Ifo, solo in Italia ogni settimana aggiuntiva di lockdown potrebbe determinare una riduzione del Pil dello 0,8-1,5%

I paesi europei fanno i conti con le misure di contenimento del covid-19 e si preparano a uno scenario distruttivo in termini di crescita economica. Scenario che diventa ancora più disarmante se l’interruzione della produzione dovesse essere prorogata ulteriormente nel tempo. Secondo le stime dell’Ifo, l’istituto tedesco di analisi economica, se il lockdown venisse esteso per ulteriori tre mesi, i principali paesi europei potrebbero subire danni superiori ai 1.700 miliardi di euro. Il dato, in particolare, tiene conto non solo del ritardo nel ritorno alla normale attività economica, ma anche delle perdite durature legate ai fallimenti o alla rottura delle relazioni commerciali durante il periodo di crisi.

In questo contesto, l’Italia risulta essere uno dei paesi più colpiti del continente, seconda unicamente al Regno Unito e alla Francia. L’istituto di ricerca stima che una chiusura parziale di due mesi potrebbe costare al Belpaese tra i 143 e i 234 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di crescita annuale di 8,0-13,1 punti percentuali. Se poi la chiusura si estendesse a un terzo mese, i costi salgono a 200-342 miliardi di euro, contro i 480 miliardi del Regno Unito e i 436 miliardi della Francia nello scenario peggiore. Inoltre, ogni settimana di estensione del lockdown potrebbe comportare dei costi aggiuntivi di 14-27 miliardi di euro e un conseguente calo della crescita di 0,8-1,5 punti percentuali. Un dato in linea con le previsioni del Centro Studi Confindustria, che il 31 marzo aveva stimato che il blocco normativo avrebbe causato settimanalmente una perdita ulteriore di Pil di almeno lo 0,75%.

Il faro dell’Ifo si è poi spostato sulla Spagna, dove un blocco della produzione di due mesi potrebbe causare delle perdite di 101-171 miliardi di euro, riducendo il tasso di crescita annua di 8,1-13,8 punti percentuali, mentre nello scenario peggiore di un lockdown di tre mesi i costi raggiungerebbero anche i 250 miliardi di euro. Sulla stessa linea d’onda anche la Svizzera, dove il lockdown di tre mesi genererebbe perdite fino ai 69-119 miliardi di euro. Tra i paesi europei quella meno colpita dagli effetti del covid-19 in termini di costi, ma non in relazione al Pil, sembra essere l’Austria: una chiusura parziale di due mesi ridurrebbe il tasso di crescita annua di 8,5-14,2 punti percentuali, ma l’estensione del lockdown a tre mesi porterebbe i costi a 47-83 miliardi di euro.

“Abbiamo urgentemente bisogno che le aziende prendano precauzioni che consentano loro di riprendere la produzione pur contenendo la diffusione dell’epidemia – ha commentato il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest – Se la chiusura durasse più di un mese, le perdite di produzione raggiungerebbero rapidamente dimensioni che vanno ben oltre le crisi di crescita dovute alle precedenti recessioni o catastrofi naturali, almeno nella storia dell’Unione europea”.

Intanto, il Centro Studi Confindustria rivela come l’impatto del covid-19 sul sistema produttivo italiano potrebbe provocare un calo della produzione del 16,6% che, qualora venisse confermato dai dati Istat, rappresenterebbe il dato peggiore della storia della Repubblica (da quando sono disponibili serie storiche di produzione industriale). In particolare, nel primo trimestre del 2020 si attende che la produzione industriale diminuisca del 5,4%, l’arretramento più forte dal 2009 quando l’attività era scesa dell’11,1% congiunturale nella pieno della crisi finanziaria internazionale.

Rita Annunziata
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