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La sostenibilità e la visione di lungo periodo

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Redazione We Wealth
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21 Maggio 2018
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Il tema della sostenibilità è sempre più al centro delle strategie di business delle imprese. L’importanza di essere sostenibili

Negli ultimi dieci anni, il tema della sostenibilità ha subito una forte accelerazione, che l’ha posto al centro dell’agenda politica e sociale, oltreché delle strategie di business. Di fronte agli squilibri del clima, alle migrazioni, fino alla lunghissima recessione e alla necessità di investimenti per sostenere la ripresa, ci si appella sempre alla sostenibilità. Ma che cosa c’è dietro questa parola, evocata a volte come risposta un po’ frettolosa al manifestarsi delle emergenze che scandiscono la nostra complicata contemporaneità?
La sostenibilità non è un dimensione astratta, filosofica, ma uno strumento concreto e dinamico di gestione del rischio nel lungo periodo, imprescindibile per le aziende che vogliano prosperare e crescere nell’attuale contesto globale. La visione di lungo termine è l’unica veramente capace di apportare grandi benefici, in termini di redditività, accesso ai capitali, creazione di posti di lavoro, benessere e molto altro. Al contrario, la visione di breve termine può distruggere valore e produrre danni (pur generando a volte un profitto temporaneo).
E’ sulla visione di lungo termine che vanno costruite la reputazione e la competitività di un’azienda, asset ancor più preziosi in un mondo in cui le informazioni, a volte dirompenti e non sempre verificate (basti pensare alle fake news) circolano a un ritmo vorticoso. In un mercato ormai fortemente data driven, si tratta di variabili che non si possono più ignorare e che richiedono una grande capacità di discernimento, anche in considerazione della responsabilità che si accompagna alla disponibilità di una tale mole di dati.
Se questo è vero, per un’azienda diventa quindi ancor più cruciale saper tradurre in obiettivi concreti la propria visione strategica della sostenibilità. E, a nostro giudizio, il modo più efficace per ottenere questo risultato passa attraverso l’incorporazione di un robusto sistema di misurazione dei KPI di sostenibilità e di rigorosa valutazione dei risultati conseguiti. Parliamo ovviamente non solo di attività di reporting, che pure sono di fondamentale importanza, ma di indicatori che devono essere gestiti attivamente lungo tutta la catena del valore, contribuendo a supportare il processo di gestione del rischio e rafforzare la capacità di pianificazione strategica dell’impresa.
Del resto, è lo stesso quadro normativo a confermare l’importanza, per le aziende, della disclosure di informazioni non finanziarie di qualità, rilevanti, utili e sempre più comparabili, per sostenere la resilienza, la crescita e il benessere sostenibile, assicurando al contempo la massima trasparenza agli stakeholders. A partire dall’esercizio 2017, i consigli di amministrazione delle grandi aziende sono infatti chiamati ad approvare un’apposita dichiarazione annuale di carattere non finanziario contenente “informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, in misura necessaria alla comprensione dell’andamento dell’impresa, dei suoi risultati, della sua situazione e dell’impatto della sua attività”.
Oggi le informazioni socio-ambientali e di governance assumono quindi una rilevanza analoga a quelle finanziarie, tanto che si prevede anche un’attestazione di conformità da parte di società di revisione e apposite responsabilità dell’organo amministrativo e di controllo. Sicuramente, si tratta di un importantissimo passo in avanti nella cultura della sostenibilità e della corporate governance, lungo un percorso che non possiamo ritenere concluso, ma che richiede costante capacità di innovazione e tensione al miglioramento continuo.

A cura di Patrizia Grieco, presidente Enel,
presidente del comitato italiano per la Corporate Governance

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