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La guerra dei mondi tra social media e old press

29 Ottobre 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • La nuova direttiva obbliga gli aggregatori di informazione (Google) a pagare gli editori

  • Si tratta di un’approvazione in prima lettura, da parte del Parlamento Ue

Il Parlamento Ue ha approvato in prima lettura la direttiva sul copyright che obbliga gli aggregatori di informazione a remunerare la stampa

I giganti del web dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti. Questo è quanto deciso con la riforma sul diritto d’autore votata il 12 settembre dal Parlamento europeo. Con 483 voti a favore, 226 contro e 39 astensioni, è stato dunque approvato il mandato negoziale del Parlamento per iniziare i colloqui con i ministri dell’Ue al fi ne di giungere ad un testo definitivo. Nel testo della riforma viene dunque chiarito come le grandi compagnie del web dovrebbero condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. In pratica Google, Facebook o qualsiasi altra piattaforma web dovrà prendere accordi con i singoli editori, che in un secondo momento remunereranno i giornalisti.

Le modifiche approvate dal Parlamento alla proposta elaborata dalla Commissione, puntano a garantire ai creativi come musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, editori e giornalisti, la giusta quantità di remunerazione per il loro lavoro, quando questo è usato da piattaforme di condivisione come YouTube, Facebook, Google News o qualsiasi altro aggregatore di notizie.

Axel Voss, relatore della proposta, ha dichiarato di essere soddisfatto del risultato ottenuto “nonostante il forte lobbying dei giganti di internet”. “Sono convinto – ha continuato Voss – che una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore“.

Altra modifica votata riguarda la responsabilità delle piattaforme in materia di diritto d’autore. Il Parlamento ha infatti rafforzato la proposta della Commissione Europea, in relazione ai cosiddetti snippet, dove viene visualizzata una piccola parte del testo di una notizia. La responsabilità imporrebbe dunque alle piattaforme di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e microimprese del web.

I deputati hanno anche introdotto nuove disposizioni che hanno l’obiettivo di non ostacolare la libertà di internet. Nel concreto, i collegamenti ipertestuali agli articoli “accompagnati da singole parole” – recita l’art.11 del provvedimento – non saranno soggetti al copyright. Questo ha portato all’inserimento di un ulteriore modifica che incide sulle future decisioni delle piattaforme web. Qualsiasi misura adottata, dalle piattaforme, per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore, dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto.

Infine, il testo specifica come il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fi ni commerciali, come Wikipedia, o GitHub, sarà automaticamente escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.

Giorgia Pacione Di Bello
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