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Italiani preoccupati per le loro finanze: 16,4 milioni pronti al cambiamento

Italiani preoccupati per le loro finanze: 16,4 milioni pronti al cambiamento

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Circa otto cittadini su dieci ritengono che l’economia globale, l’economia nazionale e il mercato del lavoro si indeboliranno

  • Le vendite online hanno conosciuto un vero e proprio boom in Europa, al punto che nel 2020 si stima un giro d’affari di 13,6 miliardi di euro

  • Il 55% degli italiani dichiara di aver iniziato ad acquistare online dei prodotti, prima comprati negli store fisici, proprio a causa della pandemia

Secondo un report di Alvarez&Marsal, gli italiani sono tra i più preoccupati a livello europeo per le loro finanze, ma non solo. La pandemia potrebbe spingere 16,4 milioni di cittadini a modificare le proprie abitudini di acquisto. Per tenere il passo del cambiamento, le imprese dovranno rinnovare i propri modelli di business

La crisi pandemica ha posto improvvisamente gli italiani di fronte a una nuova normalità, spingendoli a ridefinire non solo i rapporti umani ma anche le proprie abitudini di consumo. Se però da un lato le misure governative sono state valutate positivamente dalla metà della popolazione, l’Italia resta uno dei paesi che mostra più preoccupazione in merito agli effetti del coronavirus. Circa otto cittadini su dieci ritengono che l’economia globale, l’economia nazionale e il mercato del lavoro si indeboliranno e due su cinque temono per le finanze personali.

È quanto emerge da un report di Alvarez&Marsal in collaborazione con Retail Economics, che hanno intervistato un campione di 6.000 consumatori provenienti da sei paesi europei: Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Svizzera e Germania. Il 34% degli italiani, in particolare, è preoccupato per le spese relative all’affitto, il 44% per i beni essenziali, il 46% per le prospettive lavorative. Il pessimismo generalizzato ha avuto degli effetti anche sugli acquisti, lasciando immuni solo i generi alimentari, che hanno conosciuto una crescita del 15%.

13,6 miliardi di euro di vendite online in Europa

Tuttavia, secondo la società di consulenza, 16,4 milioni di italiani sono pronti a modificare le proprie abitudini di acquisto in maniera radicale. Le vendite online, infatti, hanno conosciuto un vero e proprio boom in Europa negli ultimi mesi, al punto che si stima un giro d’affari di 13,6 miliardi di euro: si posiziona al primo posto il Regno Unito con cinque miliardi di euro, seguito da Francia (3 miliardi), Germania (2,3 miliardi), Spagna (1,5 miliardi) e Svizzera (0,3 miliardi). Per l’Italia si parla di 1,5 miliardi, un dato incoraggiante se si considera che si tratta di uno dei paesi in cui la penetrazione dell’online presso i consumatori è più contenuta. Secondo la ricerca, lo scorso anno si parlava del 6,3%, ma potrebbe rimbalzare all’8,3% nel 2020 e raggiungere il 9,5% nel 2021. Lo stesso vale per la Spagna, per la quale è previsto un salto dal 5,3% del 2019 al 7,3% nel 2020, fino a sfiorare il 7,6% nel 2021.

Il 55% degli italiani, infatti, dichiara di aver iniziato ad acquistare online dei prodotti, prima comprati negli store fisici, proprio a causa della pandemia. Una stessa percentuale ha riguardato solo la Spagna, mentre al di sotto della media del 44% si posizionano la Svizzera (41%), la Francia (40%), la Gran Bretagna (38%) e la Germania (34%).

Per le imprese è ora di rinnovare il business model

Sulla base di queste previsioni, cosa possono fare i retailer per restare al passo con i tempi e accogliere le esigenze di questa nuova tipologia di consumatori? Secondo i ricercatori, le imprese legate agli store fisici che non riusciranno a modificare i propri modelli di business in tempi rapidi, cesseranno di esistere, inghiottite dalle concorrenti che adotteranno strategie agili e innovative. “Per i retailer europei continua senza sosta una ristrutturazione continua, accelerata dalla pandemia”, si legge nel report. Le imprese di successo saranno quelle che identificheranno e difenderanno nuovi clienti, sfrutteranno i cambiamenti permanenti nel comportamento dei consumatori, colmeranno le lacune e innoveranno gli store fisici per soddisfare le aspettative della clientela, puntando su catene di approvvigionamento resilienti. “Se la pandemia continuerà nel 2021 o oltre – concludono i ricercatori – le ricadute della crisi causeranno dei cambiamenti permanenti nel comportamento dei consumatori e lasceranno una profonda cicatrice sui mercati internazionali in molti anni a venire”.

Rita Annunziata
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