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Giù il Pil, l'Italia cade in recessione tecnica

31 Gennaio 2019 · Teresa Scarale · 2 min

  • La crescita stimata del Pil italiano per il 2019 è pari allo 0,6%, contro l’1% auspicato dal Governo. A questo outlook ingrigito ha contribuito la contrazione della crescita dello 0,1% nel terzo trimestre e il calo dello 0,2% del quarto

  • La recessione in senso tecnico si ha quando il Pil evidenzia una variazione negativa per almeno due trimestri consecutivi

  • I commenti di Intesa Sanpaolo, Confindustria, Assolombarda: essere tempestivi nelle misure compensative

I dati Istat confermano le previsioni di Bankitalia. L’Italia è in recessione tecnica: il Pil mette a segno il secondo trimestre consecutivo di crescita negativa, mai così male dal 2013

Dopo anni di crescita, l’Italia si ferma. I dati diramati dall’Istat segnalano infatti una contrazione del Pil per il quarto trimestre 2018 pari a meno 0,2%: mai così male dal 2013. Tenendo conto anche della diminuzione registratasi nel terzo trimestre, l’Italia è “tecnicamente” in recessione (si parla di recessione “tecnica” quando i trimestri di calo del Pil sono due consecutivi). Come commenta Paolo Mameli, senior economist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, il 2018 lascia dunque “un’eredità negativa al nuovo anno”, una zavorra che almeno nei primi mesi non aiuterà certo lo slancio necessario alla nostra economia.

Problemi in arrivo per il Governo

E’ stato il premier Giuseppe Conte a dare l’annuncio del rischio di recessione per l’Italia il 30 gennaio 2019, anticipando i dati pubblicati dall’Istat il 31 gennaio. Il problema è che nella manovra economica approvata a fine anno il Governo aveva però previsto una crescita del Pil dell’1% per il 2019. Dato già rivisto al ribasso (dall’1,5%) dopo le negoziazioni con la Commissione europea. La stabilità e sostenibilità economica di un paese infatti si misurano non con il Pil in valore assouto, ma con una misura relativa: il rapporto tra Pil e debito.

Quindi, se un paese ha un alto debito e contestualmente un Pil elevato, l’economia di quella nazione è considerata stabile. Per contro, ed è il nostro caso, la compresenza di debito ingente e crescita stagnante pone serie sfide alla stabilità economia del Paese. Paolo Mameli indica al riguardo la necessità di una “accelerazione molto forte a partire dalla primavera per poter raggiungere una crescita dello 0,6% nel 2019”.

La recessione in Italia è dovuta ai dati congiunturali?

Davanti al Consiglio generale di Assolombarda, Conte il ha detto che “Non dobbiamo girare la testa altrove, ci sono dati congiunturali non favorevoli. Ma si tratta di fattori esterni, come il rallentamento della Cina e della Germania, in particolare per la frenata del settore auto”. Tuttavia il premier si aspetta una ripresa per “il secondo semestre”, soprattutto in virtù delle incipienti grandi opere pubbliche.

I commenti

Bonomi di Assolombarda

Carlo Bonomi di Assolombarda auspica invece una manovra compensativa, più che correttiva. Andrebbe sostenuto il sistema del credito in modo da consentire alle banche una pianificazione dei bilanci con maggiori margini per il 2020, scongiurando così che la fine del Qe si traduca in una stretta del credito per famiglie e imprese.

La tempesta bancaria

Però sono state proprio le banche a scuotere i mercati, nella giornata dell’annuncio Istat. Le borse europee hanno sofferto le pesanti vendite di tutto il settore, a partire dai titoli Deutsche Bank e Commerzbank (si vocifera di una fusione dei due istituti). Anche Piazza Affari ha accusato il duro colpo delle vendite bancarie, con l’indice Ftse Mib in calo dello 0,8%.

Bonomi ha fatto poi riferimento a misure compensative di carattere locale, augurandosi il concretizzarsi delle Olimpiadi invernali del 2026, l’ottenimento della sede del Tribunale Unificato dei Brevetti e un’autonomia territoriale rafforzata. In accordo con Conte, Assolombarda spinge per le 400 opere pubbliche già finanziate (si tratta di quasi 27 miliardi di euro), fra cui la Tav, la Pedemontana lombarda, la Gronda ligure.

Il commento di Vincenzo Boccia di Confindustria

Per il presidente di Confindustria questo è un dato che non sorprende. “L’Italia è un paese vocato all’export, il rallentamento dell’economia globale e tedesca si fa sentire”. “Bisogna però puntare su lavoro e occupazione” (quest’ultima è cresciuta dello 0,9% a dicembre 2018 rispetto allo stesso mese del 2017). Boccia, presente a Roma alla prima tappa del Manifesto per l’Europa, ha poi aggiunto che “non bisogna fermarsi alla contatazione dei dati ma prendere atto di questa nuova fase e costruire delle dimensioni compensative della manovra economica“. Quindi fa riferimento all’apertura dei cantieri, opere del valore complessivo di 100 miliardi di euro. Ma occorre “mappare anche le opere di importo inferiore e aprirle quanto prima”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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