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Italia nel mirino degli investitori internazionali

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

04 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’Italia si posiziona al 4° posto nella classifica mondiale sui distretti

  • Preoccupano i livelli di disoccupazione e debito pubblico, che fanno crollare il Belpaese al 33° posto

  • “L’obiettivo resta investire nelle eccellenze del made in Italy”, commenta Mara Caverni di New Deal Advisors

Gli investitori internazionali hanno le idee chiare: l’Italia ha un enorme potenziale che fatica a manifestarsi, ma anche buone basi per acquisire maggiore competitività su scala globale. Ad attrarre sono la qualità dei distretti e la dinamicità delle imprese

L’Italia entra nel mirino degli investitori internazionali, che ne riconoscono in particolare la qualità dei distretti e la dinamicità delle imprese. Un potenziale che tarda a manifestarsi, ma lascia ampio spazio di manovra al Belpaese verso una maggiore competitività. A far roteare il faro sulla questione nella quarta edizione del “Rapporto sulla competitività” è Eight International, network globale di consulenti indipendenti attivi in 20 Paesi, rappresentato in Italia da New Deal Advisors.

Lo studio parte dall’assunto che il prodotto interno lordo sia solo un aspetto – non l’unico – che evidenzia l’andamento economico di una nazione, e che la competitività internazionale prenda in considerazione anche altri fattori: tra questi, la stabilità politica, l’innovazione, l’istruzione e la qualità della vita. “L’Italia ha un potenziale enorme derivante dai suoi distretti industriali, con imprese di eccellenza e un patrimonio culturale e una creatività riconosciuta a livello globale – Mara Caverni, managing partner di New Deal Advisors – Pur percependo un calo della competitività del Paese connesso, tra l’altro, al peso della burocrazia, alla stagnazione economica e alla fase di incertezza, gli investitori continuano a guardare ai settori in cui l’Italia tradizionalmente eccelle”.

Secondo l’analisi, le nazioni che mantengono una porta aperta agli investimenti internazionali potranno godere di benefici economici diretti, e le tematiche che ruotano intorno alla salute e al benessere – come l’educazione – stanno acquisendo un ruolo sempre più di primo piano all’interno delle agende politiche mondiali. Il Belpaese, in particolare, si posiziona al quarto posto in termini di distretti, con una media di 5,5 in un voto che arriva a un massimo di 7. Inoltre, gli italiani godono di un’aspettativa di vita tra le cinque migliori al mondo e di una qualità della vita altrettanto elevata.

Tra disoccupazione e debito pubblico, gli investitori resistono

Gli interessi degli investitori internazionali sembrano resistere anche di fronte ad alcuni aspetti negativi che posizionano l’Italia in classifiche meno fortunate. In termini di livelli di disoccupazione e debito pubblico, l’Italia si posiziona stabilmente al 33° posto (su 36 paesi). Ma non solo. L’Italia è scesa ulteriormente di posizione nella classifica relativa alla democrazia, passando dal 21° al 33° posto, e la disparità di genere e di reddito non sono da meno: il Belpaese ha conosciuto il peggior calo di qualsiasi altro paese analizzato a tal proposito, passando dal 40° al 70° posto dal 2015.

Puntare sul made in Italy

Lo sviluppo delle imprese italiane sembrerebbe essere messo in discussione dalle problematiche relative all’occupazione e alla regolamentazione, ma c’è ancora una speranza. Gli investitori internazionali “sono consapevoli che troppo spesso mancano le condizioni perché le nostre imprese possano crescere superando le barriere imposte dal contesto nazionale”, continua Mara Caverni, che conclude: “L’obiettivo resta quindi investire nelle eccellenze del made in Italy e farle crescere su scala internazionale”.

Rita Annunziata
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