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Italexit si o no, l'analisi di Old Mutual Global Investors

01 Giugno 2018 · Teresa Scarale

  • Un paragone con la situazione della Grecia

  • I punti di forza dell’Italia

La possibilità di una Italexit è attualmente molto bassa. tuttavia il rischio che una serie di eventi sfortunati possano condurre a una uscita accidentale è aumentato, almeno secondo l’analisi di Nicholas Wall, gestore del fondo Old Mutual Strategic Absolute Return Bond

Ma è davvero possibile una Italexit?

“Crediamo ci sia una possibilità molto bassa che l’Italia abbandoni l’Eurozona. Ma il rischio che una serie di eventi sfortunati possano condurre a una Italexit accidentale è aumentato. Nonostante la formazione del governo, l’attuale situazione politica riporta alla memoria quanto accaduto in Grecia nel 2015. Quando il partito Syriza ha vinto le elezioni promettendo la fine dell’austerità e mettendo in discussione il ruolo dell’Ue”.

Sono le parole di Nicholas Wall, gestore del fondo Old Mutual Strategic Absolute Return Bond.

I punti chiave

  1. Alla base di tutto, l’Italia non lascerà l’euro. Sarebbe disastroso per i risparmi ridenominati delle famiglie italiane. Per gli investitori retail che possiedono titoli di Stato italiani (Btp) e debito bancario. Per le banche italiane che detengono Btp e per l’intera Ue.

Nessun governo sopravvivrebbe a una ridenominazione. In Italia, i depositi sono elevati.

  1. Secondo l’analisi, il nocciolo della questione riguarda solo la fine dell’austerità e il recupero dell’autonomia fiscale da Bruxelles. Pertanto, gli aspetti economici saranno terreno di contesa per un po’ di tempo. Detto questo, Bruxelles e i politici italiani conoscono i rischi che comporterebbe l’abbondono dell’euro.
  2. Si ritiene che entrambe le parti saranno molto meno aggressive rispetto alla crisi greca. Da parte europea, l’Italia rappresenta un rischio sistemico molto maggiore, per non parlare del contagio potenziale. In Italia la situazione è meno grave rispetto alla Grecia. Gli italiani hanno più da perdere.
  3. L’economia dell’Italia è più resiliente di quanto lo fosse quella greca.
    1. L’Italia ha sia un avanzo primario che un avanzo delle partite correnti.
    2. L’Italia ha definito i termini del proprio debito: il suo fabbisogno netto di cassa risulta negativo. Se i tassi continuassero a salire, l’aumento del costo del debito sarebbe comunque graduale.
    3. I titoli di Stato italiani sono detenuti per lo più da italiani.
    4. Le istituzioni italiane sono considerate più forti rispetto alle equivalenti greche nel 2015.

L’Europa, dal canto suo…

  1. Gran parte dell’Europa ha abbandonato il credo dell’austerità che alimentava il populismo nelle economie centrali e periferiche. Ciò significa che ci sarà un maggiore margine di manovra sul fronte fiscale. Germania e Francia, a causa delle loro recenti esperienze populiste, dovrebbero capirlo. Bassa crescita, bassi utili e alta disoccupazione giovanile portano a un cambiamento politico. E l’Ue è un progetto politico. Secondo l’analista, vi è una chiara argomentazione in favore dell’aumento della flessibilità fiscale da parte delle autorità dell’Ue. In caso contrario, l’instabilità economica e politica potrebbe ulteriormente crescere.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che alla fine l’Italia resterà nell’Unione. La recente ripresa dell’obbligazionario italiano suggerisce inoltre che il mercato sia d’accordo. Il percorso è incerto, ma ci si deve aspettare che si arrivi a una soluzione. L’Ue ha i suoi limitii e ha commesso errori nella gestione della crisi dell’euro. Ma si tratta di un progetto che va sanato, non distrutto.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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