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Ir Top Consulting, tutti i numeri del 2019

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Redazione We Wealth
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02 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • La Lombardia è prima in Italia per numero di Ipo (26%)

  • Tipologie di Ipo: 32% tecnologia, 16% industria e 16% finanza

Aim Italia nel 2019 è stato il primo circuito alternativo europeo per numero di Ipo e totale di raccolta pari a 207 milioni di euro. Il motivo? Credito di imposta sui costi di quotazione e maggiore liquidità per le Pmi

L’anno 2019 ha segnato un nuovo record per il mercato Aim Italia con 35 nuove quotazioni, di cui 31 Ipo e quattro ammissioni post business combination e con 207 milioni di euro di raccolta che ne fanno il primo hub finanziario europeo per numero di nuove società quotate tra i mercati non regolamentati.

“Siamo stati onorati di aver lavorato con il Governo per il credito di imposta sui costi di quotazione, fattore determinante per la crescita delle Ipo in Italia – ha commentato Anna Lambiase, fondatore e ceo di Ir Top Consulting – Pensiamo che grazie all’emendamento sui Pir promosso dalla Commissione Finanze, tutto il mercato potrà beneficiare nel 2020 delle nuove condizioni volte a indirizzare il risparmio privato nell’economia reale e in modo specifico verso le Pmi che costituiscono le fondamenta del sistema industriale italiano. Il taglio medio delle operazioni su Aim nel 2019 ha raggiunto sei milioni di euro di raccolta di capitale, con una dimensione di aziende che hanno un fatturato medio pari a 21 milioni di euro. Le regioni che hanno contribuito maggiormente ai nuovi collocamenti sono la Lombardia con il 26%, l’Emilia Romagna con il 19% e il Veneto con il 6%. Per il 2020 stimiamo una crescita delle Ipo delle Pmi che potranno ancora beneficiare del Credito di Imposta sui costi di quotazione, con una misura stanziata dal Governo pari a 30 milioni di Euro: tecnologia e lifestyle sono i nostri settori in pipeline che ci vedranno advisor finanziario nel percorso di affiancamento alla quotazione delle aziende che ci ha visto supportare il 22% delle quotazioni su Aim Italia nel 2019 con una raccolta di 42 milioni di Euro”.

Aim Italia: focus Ipo 2019

Aim Italia ha evidenziato il maggior numero di collocamenti negli ultimi anni rispetto al mercato principale. Nel 2019 il mercato azionario delle Pmi conta 35 ammissioni, di cui 31 nuove Ipo e quattro ammissioni post business Combination, superando il dato del 2018 (26 Ipo e cinque ammissioni). I collocamenti si sono concentrati tra giugno, luglio e novembre.
Le 31 nuove IPO hanno raccolto 207 milioni di euro[1], di cui 30 milioni di euro derivanti da una SPAC (Gear 1). La capitalizzazione totale è pari a 1,2 miliardi di euro. La raccolta media delle IPO nel 2019 è stata pari a 5,9 milioni di euro[2] e il flottante in IPO[3] è stato pari al 24%. Nel 2018 la raccolta complessiva si è attestata a 1,32 miliardi di Euro, di cui l’11%, pari a 145 milioni di euro, derivante direttamente da società.

Le nuove quotate provengono per il 26% dalla Lombardia, il 19% dall’Emilia Romagna e il 6% dal Veneto. Seguono Toscana, Friuli, Lazio, Piemonte, Campania e Liguria ciascuna rispettivamente con 2 Ipo (6%), e infine Marche, Umbria e Sicilia, rispettivamente con 1 società (3%). In termini di raccolta di capitali, Emilia Romagna (31%), Lombardia (16%) e Piemonte (9%) si collocano ai primi posti.

Il 65% delle nuove Ipo si concentra su tre settori: tecnologia (10 aziende, 32%), industria (cinque aziende, 16%) e finanza (cinque, 16%), seguono servizi (tre aziende, 10%), media (tre aziende, 10%), Healthcare (2 aziende, 6%), Moda e Lusso (2 aziende, 6%), Chimica (1 azienda, 3%). Presentano ricavi medi pari a 21 milioni di euro (al netto Spac e Business Combination). Le operazioni di Ipo sono state principalmente effettuate con l’obiettivo di rafforzare l’attività di ricerca e sviluppo, consolidare l’espansione sui mercati internazionali e per incrementare la capacità produttiva.

Ipo 2019 sui mercati europei

Il mercato italiano rappresenta, con 35 ammissioni su Aim (sei quelle su Mta) il primo mercato europeo non regolamentato come numero di Ipo in Europa con una quota del 26%, seguito da Svezia (25%) e Francia (8%).

Redazione We Wealth
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