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Investire nel greggio adesso: i prezzi torneranno a scendere

Investire nel greggio adesso: i prezzi torneranno a scendere

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

22 Maggio 2018
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  • Quest’anno i prezzi del petrolio sono schizzati. E’ anche vero però che prezzi elevati incentivano la costruzione di nuovi pozzi, esercitando pressione in senso contrario. Le dinamiche ribassiste sono in realtà diverse

  • Quali sono le aree in cui conviene investire dato il contesto attuale

L’ebollizione del greggio negli ultimi mesi è destinata a raffreddarsi. Parola di Shawn Driscoll, gestore strategico per le risorse naturali globali di T. Rowe Price

Le montagne russe vanno a petrolio. Nel giugno 2014, i prezzi del greggio negli Usa si attestavano a circa 110 dollari al barile. Nel febbraio 2016, per la stessa quantità di greggio se ne pagavano 26.  Negli ultimi mesi però le cose sono cambiate. I prezzi del greggio si sono attestati fra i 70 e gli 80 dollari al barile. Aumento che riflette scuramente la domanda dovuta alla crescita globale. Ma anche i limiti di produzione imposti dall’Opec, l’instabilità politica in Medio Oriente.

E’ anche vero però che prezzi elevati incentivano la costruzione di nuovi pozzi, esercitando pressione in senso contrario. E non è finita. Altre pressioni al ribasso arrivano inoltre dall’eccesso di offerta, trainato dall’impennata della produzione e della produttività di petrolio di scisto americano. Negli Usa, le esplorazioni e le trivellazioni sono aumentate drasticamente a partire dalla seconda metà del 2016. Si parla di 7000 pozzi trivellati e non completati. Per di più, i prezzi del petrolio sono superiori al livello necessario per incentivare la perforazione di nuovi pozzi. Rowe Price ritiene che i tagli da parte dell’Opec non avranno un effetto rialzista. i prezzi del greggio statunitense si manterranno in media tra i 40 e i 50 dollari al barile nel lungo periodo.

Sebbene prezzi nominali inferiori a 40 dollari al barile siano probabilmente insostenibili per molti produttori, Rowe ritiene che i costi di pareggio per i produttori con i costi più bassi siano compresi attorno ai 50 dollari al barile e che stiano diminuendo. Motivo per cui il crollo dell’offerta necessario per una ripresa sostenuta del prezzo del petrolio non sarà facilmente raggiungibile. Quando i prezzi del petrolio sono al di sopra del prezzo che incentiva a produrre, è molto facile saturare il mercato. L’offerta aumenta, la domanda rallenta, e il petrolio può crollare a 30 dollari al barile. Secondo Rowe, ciò potrà accadere quest’anno o il prossimo.

In questo contesto, vengono individuate le seguenti opportunità/aree di investimento. I grandi produttori di petrolio integrati, quelli con una forte leva finanziaria e operativa. I raffinatori, destinati ad avere buoni margini visto che le scorte di greggio crescono e quelle di prodotti rimangono stabili. Tra questi, viene segnalata negli Usa Andeavor.

Poi, società legate alle materie prime che beneficiano dei bassi costi degli input nonché di una domanda di mercato di fascia alta. I produttori di sostanze chimiche diversificate e specializzate. I servizi di pubblica utilità regolamentati in grado di mantenere una crescita duratura in un ambiente di tassi bassi, con particolare attenzione alla fornitura di gas naturale a basso costo. Società con una leva finanziaria limitata e con nessun rischio di controparte latent. Società di esplorazione e produzione di energia con bilanci solidi in grado di ridurre i costi e mantenere la crescita. In particolare, Rowe si riferisce ad alcuni produttori nordamericani di scisto come Concho Resources e Eog Resources. Infine, aree specifiche delle industrie delle utilities, dei prodotti chimici e dei metalli con esposizione ai veicoli elettrici.

Teresa Scarale
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