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Investimenti, quando il mix di strumenti fa la differenza

21 Agosto 2018 · Stefania Pescarmona

  • Nell’asset allocation, utilizzare piani d’accumulo o switch programmati e diversificare i propri investimenti

  • Tra gli asset, favorire l’azionario europeo, i mercati emergenti (in particolare asiatici) e, fra qualche tempo, l’oro se dovesse subire un’ulteriore discesa

  • Attenzione però: la bassa educazione finanziaria media degli italiani può portare i risparmiatori a fare scelte non sempre consapevoli sui propri risparmi

In questo scenario, meglio prediligere l’azionario europeo ed evitare le obbligazioni a lungo termine, visto il probabile periodo di rialzo dei tassi

Utilizzare piani d’accumulo o switch programmati e diversificare i propri investimenti, non solo per tipologia, facendo un mix adeguato di strumenti prudenti e strumenti più “aggressivi”, ma anche per area geografiche, settori economici e valute di riferimento degli asset su cui si investe. Questa l’opinione unanime emersa nella terza puntata dell’ottava edizione di Economia sotto l’ombrellone, svoltasi ieri sul tema “Come investire i propri risparmi in un mondo che cambia”

 

Dove investire

In particolare, secondo gli esperti che vi hanno preso parte (Leonardo Balconi, responsabile area finanza di Credifriuli, il consulente finanziario Mario Fumei, il consulente finanziario di Copernico Sim, Andrea Paderni e Nicola Rotondo, dg di Investitori Associati Consulenza Sim) sembrano interessanti l’azionario, soprattutto europeo, legato alle materie prime, all’immobiliare, le aziende che hanno flussi di cassa abbastanza costanti e pagano dividendi discreti, i mercati emergenti in particolare asiatici e, fra qualche tempo, l’oro se dovesse in questi mesi subire un’ulteriore discesa. Bisognerà, invece, fare più attenzione ai titoli più volatili e alle obbligazioni, soprattutto a lungo termine, visto un probabile periodo di rialzo dei tassi a livello mondiale.

 

Gli italiani e la bassa educazione finanziaria

I relatori hanno però espresso preoccupazione nei confronti dell’educazione finanziaria media degli italiani, che rimane ancora molto bassa e di come ciò renda i risparmiatori particolarmente deboli e portati a fare scelte non sempre consapevoli sui propri risparmi. «Proprio per questo e considerato che le conoscenze finanziarie non possono essere un obbligo è fondamentale che i controlli sugli operatori finanziari e sull’esclusione dei conflitti di interesse siano molto stringenti”, ha dichiarato Paderni, che poi ha aggiunto – Chi gestisce fondi altrui deve essere sottoposto a verifiche costanti e deve dimostrare di fare costantemente gli interessi dei clienti».

“L’aspetto dei controlli e della mancanza di conflitti di interessi da parte di chi propone gli investimenti è fondamentale e per questo la nuova Mifid II è molto importante perché introduce una maggior trasparenza – ha sottolineato Fumei – Bisogna, però che gli italiani da un lato si informino un po’ di più sui temi finanziari, dall’altro che quando investono, prima di decidere come farlo, si rivolgano a più consulenti e li mettano in concorrenza fra loro analizzando attentamente le diverse proposte, esattamente come fanno fra i vari commercianti quando decidono di comprare un’automobile o una lavatrice”.

 

La digitalizzazione

Durante l’evento si è poi parlato dei cambiamenti generati nel mondo finanziario dalla digitalizzazione.
«La digitalizzazione sta prendendo molto piede nelle banche e anche nei settori specifici che si occupano di gestione di patrimoni – ha commentato Balconi – Sono, ad esempio, stati introdotti i robot advisor che sono molto tecnici e strettamente attenti ai numeri, ma mancano di quella parte legata alla comprensione dei sentimenti e delle aspettative del cliente che solo un essere umano può dare. Certamente, inoltre, la digitalizzazione potrà ridurre la carta e la burocrazia, il che permetterà di dedicare più tempo alla consulenza, alla relazione con il cliente e questo potrà aumentare la qualità dei nostri servizi”.

Dal canto suo, Rotondi ha concluso dicendo: “Al momento la digitalizzazione sta incidendo prevalentemente sull’attività bancaria e sta trasformando il modo di lavorare delle banche aumentando di molto l’utilizzo di pagamenti e operazioni on line e via app, anche non bancarie, e ciò sta facendo perdere ruolo su questi specifici settori agli istituti di credito e portando alla riduzione degli sportelli. Dall’altro lato, però, è un settore in forte crescita che richiede l’assunzione di giovani competenti nei settori dell’analisi dei dati e dei consumi, nel settore del marketing e in altri comparti strategici”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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