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Invesco, gli investitori si aspettano un atterraggio morbido

Invesco, gli investitori si aspettano un atterraggio morbido

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Francesca Conti
Francesca Conti

20 Marzo 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Gli investitori obbligazionari stanno riposizionando attivamente i portafogli, rafforzando la resilienza mediante strategie quali strumenti a tasso variabile, duration breve e rendimento

  • Metà (49%) degli intervistati da Invesco prevede che il ciclo economico durerà ancora uno-due anni, ma molti investitori nordamericani (52%) si aspettano una conclusione anticipata del ciclo

Cosa si aspettano gli investitori per la fine del ciclo? Secondo l’ultimo Global Fixed Income Study di Invesco non una correzione significativa degli strumenti obbligazionari, quanto piuttosto la rara eventualità di un atterraggio morbido con una costante curva dei rendimenti piatta

Gli investitori obbligazionari? Si aspettano “un atterraggio morbido con una costante curva dei rendimenti piatta”. La metafora viene dal secondo Global Fixed Income Study, una disamina sul comportamento degli investitori obbligazionari condotta annualmente da Invesco. Lo studio rivela che, pur prevedendo una conclusione relativamente a breve termine del ciclo economico, gli investitori non si aspettano tanto una correzione significativa degli strumenti obbligazionari e prevedono di mantenere le partecipazioni obbligazionarie alla ricerca di rendimento. In che modo? Adottando un approccio più attivo alla creazione di scenari di rendimento diversificati mediante il ricorso a strumenti alternativi, allocazioni ai mercati emergenti e investimenti in Cina.

Lo studio, articolato in interviste condotte nelle regioniEmea, Asia e in Nord America tra 145 specialisti obbligazionari e cio rappresentativi di un patrimonio pari a 14,1 miliardi di miliardi di dollari statunitensi, ha anche rilevato che gli investitori rispondono in misura crescente alla possibilità di turbative dei mercati causate da problemi geopolitici. Quasi la metà (46%) degli investitori ha infatti adeguato le allocazioni di portafoglio in funzione delle guerre commerciali. Gli investitori wholesale sono particolarmente sensibili a queste preoccupazioni e due terzi (65%) sono stati indotti dalla Brexit a modificare le loro allocazioni in Europa e nel Regno Unito. Solo un terzo (34%) degli investitori istituzionali ha affermato di apportare modifiche alle allocazioni in Europa e nel Regno Unito a causa della Brexit. Le prospettive degli investitori sull’economia globale sono inoltre diventate più incerte e divergenti. L’elevato debito globale è stato citato come il più probabile elemento scatenante della prossima recessione.

La fine del ciclo

L’espansione economica è ormai in atto da quasi dieci anni ed è una delle più lunghe storicamente. A livello mondiale la convinzione più diffusa (49%) tra gli investitori obbligazionari è che la fine del ciclo possa verificarsi tra uno/due anni, ossia dalla fine del 2019 alla fine del 2020. Tuttavia, oltre un quarto (27%) si aspetta che avvenga ancor più presto, ossia nei prossimi sei/dodici mesi. Dal confronto tra gli investitori wholesale e istituzionali, emerge che i primi sono relativamente più pessimisti circa le prospettive di breve termine: il 65% si aspetta la fine del ciclo entro 2 anni.

Lo studio ha inoltre evidenziato differenze significative nelle prospettive degli investitori obbligazionari a livello regionale. In termini di ciclo economico, la regione Apac è la più convinta che l’espansione duri ancora uno/due anni, mentre la regione Emea è la più ottimista circa l’eventualità che possa durare ben più di uno/due anni. Per contro, gli investitori obbligazionari nordamericani sono meno ottimisti: oltre la metà (52%) ritiene che l’espansione si concluderà entro un anno.

Potenziali elementi scatenanti la recessione

Tra le altre fonti di potenziali perturbazioni figura una crisi dei mercati emergenti (il rischio più elevato per il 15% degli investitori), seguita da una bolla del debito in Cina (13%). Sulla scia del crescente nervosismo circa la fine del ciclo economico, sono emerse alcune preoccupazioni per la possibilità di rilevanti inversioni di rotta dei mercati, le quali sembrano comunque tendenzialmente più rivolte ai mercati azionari che obbligazionari. Tuttavia, gli investitori sono maggiormente convinti che gli spread creditizi si amplieranno nei prossimi tre anni (60%) e che la curva dei rendimenti rimarrà piatta per un periodo di tempo prolungato (45%). A titolo comparativo, gli investitori obbligazionari sono meno preoccupati per l’aumento dell’inflazione (34%). Solo un quarto (27%) di essi si aspetta un’inversione della curva dei rendimenti nei prossimi anni.

Esposizioni alle obbligazioni cinesi in aumento

Le allocazioni a obbligazioni cinesi beneficiano del fatto che gli investitori prendono progressivamente atto di problemi geopolitici e guerre commerciali alla ricerca di rendimento e diversificazione. Un terzo (32%) degli investitori obbligazionari di tutto il mondo – in particolare in Nord America (58%) – intende aumentare le allocazioni alla Cina nei prossimi tre anni. Negli Stati Uniti, gli investitori al momento sono meno inclini a detenere prodotti obbligazionari cinesi nel proprio portafoglio, ma più propensi ad aumentare le allocazioni malgrado l’intensificazione delle tensioni commerciali. Si tratta di un cambiamento significativo per una nazione che tende prevalentemente a investire nei propri mercati obbligazionari (ossia statunitensi). Per metà (51%) degli investitori globali, questa è una decisione strategica di lungo termine che sarà corroborata dalla crescente ponderazione della Cina nei principali indici obbligazionari attesa a partire dal 2019.

Nel complesso, nonostante una compressione del premio al rendimento che i titoli di Stato cinesi hanno storicamente offerto rispetto ai Treasury Usa, gli investimenti esteri nel mercato obbligazionario cinese hanno registrato un aumento repentino nel 2018. La Cina è il terzo mercato obbligazionario mondiale, ma è stata tradizionalmente sottopesata nei (o del tutto assente dai) portafogli obbligazionari degli investitori professionali, malgrado considerazioni d’investimento favorevoli quali valutazioni relative, reddito offerto e rendimenti totali attesi. Si profila un progressivo abbattimento delle barriere all’investimento in obbligazioni cinesi di cui gli investitori beneficeranno. Si ritiene che le principali barriere residue saranno costituite da rischio dell’asset class, interventi governativi e potenziali restrizioni ai movimenti di capitali.

Francesca Conti
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