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Il coronavirus affonda i dividendi globali

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

24 Agosto 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nel secondo trimestre 2020, i dividendi a livello globale sono diminuiti di circa un quinto

  • L’impatto della pandemia sui dividendi è stato estremamente disomogeneo sia a livello settoriale che geografico

  • I dati e le previsioni contenute nell’ultima edizione del Janus Henderson Global Dividend Index

Uno studio di Janus Henderson mostra gli effetti della pandemia sui dividendi a livello globale. Secondo gli esperti della società di gestione, il 2020 sarà “l’anno peggiore per i dividendi almeno dalla crisi finanziaria globale”

La pandemia mette gli azionisti a dieta di dividendi. La necessità di preservare la liquidità e rafforzare lo stato patrimoniale nel mezzo della crisi innescata dal coronavirus ha portato molte società a tagliare o addirittura congelare lo stacco delle cedole. In alcuni casi, sono state proprio le autorità a richiederlo, come accaduto di recente per le banche europee, con lo stop a dividendi e azioni di buyback fino a gennaio 2021 arrivato dalla Bce. Secondo gli esperti di Janus Henderson, il 2020 si prospetta come “l’anno peggiore per i dividendi almeno dalla crisi finanziaria globale”.

Il calo record dei dividendi

Stando a quanto emerso nella nuova edizione del Janus Henderson Global Dividend Index (Jhgdi), uno studio a lungo termine sulle tendenze dei dividendi globali, nel secondo trimestre 2020 i dividendi globali sono crollati di 108,1 miliardi di dollari a quota 382,2 miliardi di dollari. Si tratta del dato totale più basso per il secondo trimestre dal 2012. Una flessione che, tradotta in termini percentuali, equivale a calo complessivo del 22% e del 19,3% su base sottostante (dividendi complessivi rettificati per i dividendi straordinari, la variazione della valuta, gli effetti temporali e le variazioni dell’indice, ndr), il peggior decremento trimestrale dal lancio dell’indice Jhgdi nel 2009.  Nel secondo trimestre, il taglio del dividendo ha riguardato oltre un quarto (27%) delle società. Di questo 27%, si legge nello studio, oltre la metà ha annullato le distribuzioni. Alla luce dello scenario delineato, l’indice dei dividendi globali di Janus Henderson è sceso a 182,2, un livello raggiunto l’ultima volta nel secondo trimestre del 2018. Nel corso dell’anno, la società di gestione patrimoniale londinese si attende un’ulteriore flessione dell’indicatore.

L’impatto del Covid-19 sullo stacco delle cedole: un ampio divario tra paesi e settori

Lo studio di Janus Henderson evidenzia come, sia a livello settoriale che geografico, l’impatto della pandemia sui dividendi delle aziende sia stato estremamente disomogeneo. Fatta eccezione per il Nord America – dove i dividendi complessivi sono rimasti pressoché invariati nel secondo trimestre, con distribuzioni particolarmente positive in Canada – in tutte le regioni del mondo si sono registrate distribuzioni inferiori. Europa e Regno Unito le aree più colpite. In particolare, nel Vecchio continente, dove la maggior parte delle aziende stacca il dividendo una volta l’anno e due terzi delle distribuzioni annuali vengono pagate nel secondo trimestre, oltre la metà (il 54%) delle società ha ridotto le distribuzioni, mentre due terzi le hanno annullate completamente. Come conseguenza, i dividendi complessivi sono scesi del 45% (sottostante in calo del 40%). Una flessione di 66,9 miliardi che porta il totale a quota 83,4 miliardi di dollari. Si tratta del livello minimo almeno dal 2009. Francia, Spagna, Italia e Svezia hanno registrato i cali maggiori. Le banche hanno fatto la parte del leone: quasi il 50% della flessione rispetto all’anno precedente è infatti attribuibile all’annullamento del dividendo da parte degli istituti di credito, in linea con le raccomandazioni della Bce. Basti pensare che in Italia, l’annullamento del dividendo di Intesa Sanpaolo ha impattato su oltre un terzo del totale del trimestre. A livello settoriale, è stato proprio il settore della finanza (assieme a quello dei beni voluttuari) a risentirne maggiormente, con un calo di 54 miliardi di dollari, pari al 40%. Al contrario, i dividendi del settore delle comunicazioni (comprese le telecomunicazioni) e quello sanitario non hanno subito tagli e sono saliti rispettivamente dell’1,8% e dello 0,1% in termini sottostanti.

Le previsioni per il 2020

Guardando alle prospettive per il 2020, definito dagli esperti “l’anno peggiore per i dividendi almeno dalla crisi finanziaria globale”, nello scenario più ottimistico, la società di gestione prevede un calo dei dividendi del 19% in termini sottostanti, che corrisponde a un calo complessivo del 17%. In tal caso, le distribuzioni totali su scala globale ammonterebbero a $1.180 miliardi. Lo scenario peggiore vede invece una contrazione del 25% in termini sottostanti (23%  a livello complessivo) per un totale di $ 1.100 miliardi di pagamenti .

“Nonostante i tagli, continuiamo a prevedere dividendi superiori a $1.000 miliardi quest’anno e il prossimo e ribadiamo l’importanza di valutare la capacità di generazione di reddito delle azioni. Sebbene possa influire sul sentiment a breve, una sospensione temporanea delle distribuzioni non modifica il valore fondamentale di un’azienda. Se il capitale di nuova emissione o portato a nuovo non è necessario, tornerà agli azionisti” ha commentato Jane Shoemake, direttore degli Investimenti, global equity income di Janus Henderson.

Virginia Bizzarri
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