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Guerra dei dazi, le simulazioni Bce sugli effetti

09 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

La guerra delle tariffe commerciali sta durando più del previsto? Di sicuro la retorica trumpiana non accenna a diminuire, anche in vista del 6 novembre. Fino ad oggi le reazioni di investitori e consumatori sono state modeste. L’analisi di Robeco e della Bce

L’escalation dei dazi Usa – Cina non accenna a diminuire, anzi. Trump continua ad intensificare la retorica della guerra commerciale col Dragone. Il quale non evita certo di rispondere. Gli investitori fino ad oggi non ci hanno badato seriamente, ma il rischio concreto di un conflitto globale permane. E si tratterebbe di quello che è attualmente reputato da tutti gli analisti il rischio finanziario sistemico più importante.

L’opinione di Robeco sui dazi attuali

Léon Cornelissen, economista capo di Robeco, comprende la cautela degli investitori. Il motivo è che mondo non ha dimenticato gli insegnamenti della Grande Depressione, quando il dilagare del protezionismo contribuì alla lunghezza e alla gravità della crisi. Questo è anche il motivo per cui, dopo il crollo di Lehman Brothers, i paesi del G20 hanno deciso di astenersi dall’adottare misure protezionistiche, a quanto pare con un discreto successo.

Le simulazioni della Bce

Recenti simulazioni effettuate dalla Bce, che ipotizzano un innalzamento di 10 punti percentuali dei dazi su tutte le importazioni da parte degli Stati Uniti e i suoi partner commerciali reagiscono con un analogo aumento tariffario sulle proprie importazioni dagli Stati Uniti. Gli effetti indiretti sulla fiducia ipotizzati porterebbero i premi obbligazionari ad aumentare. In particolare aumenterebbero di 50 punti base. Vi sarebbe poi una flessione dei mercati azionari globali. Per quanto riguarda gli Usa, questo equivale a una correzione del 16% dei listini azionari.

Gli effetti sulla fiducia

Secondo la Bce, per gli Usa e la Cina gli effetti sulla fiducia sarebbero minori dell’impatto commerciale diretto. Il risultato è che l’attività economica reale negli Usa diminuirebbe del 2% rispetto allo scenario di riferimento nel solo primo anno. L’aspetto interessante, tuttavia, è che la Cina sembrerebbe invece trarre beneficio dalla guerra commerciale, dato che le minori esportazioni verso gli Stati Uniti sarebbero compensate dagli scambi verso paesi terzi, in cui gli esportatori cinesi potrebbero a guadagnare quote di mercato a scapito dei concorrenti americani.

Come la Bank of England

La conclusione della Bce riecheggia le precedenti simulazioni della Bank of England, secondo cui, in uno scenario simile, l’output statunitense potrebbe contrarsi del 2,5% e quello globale dell’1% attraverso i soli canali commerciali. La BoE ha osservato che l’impatto sul Pil mondiale sarebbe sostanzialmente maggiore se tutti i paesi innalzassero i dazi contro tutti gli altri.

Gli Usa contro tutti

La guerra commerciale di Trump non è limitata alla sola Cina, ma interessa anche l’Unione europea (si pensi solo alla lamentela riguardante le “troppe Bmw che circolano a Manhattan”). Nonostante l’apparente esito positivo della visita del presidente della Commissione europea negli Stati Uniti per allentare le tensioni commerciali, durante un raduno elettorale in West Virginia, alla fine di agosto, Trump ha dichiarato di voler mettere un’imposta del 25% su ogni automobile che arriva negli Stati Uniti dall’Ue.

La misura delle prossime tariffe

L’ultima tornata di dazi statunitensi prevede un prelievo del 10% su 200 miliardi di dollari di merci cinesi a partire da settembre, in aggiunta ai dazi su 50 miliardi di dollari di merci entrati in vigore ad agosto. Nonostante queste cifre, i prodotti colpiti finora rappresentano solo una piccola percentuale del commercio mondiale. Si capisce quindi come queste misure restrittive non abbiano ancora intaccato seriamente la fiducia dei produttori e dei consumatori. Ciò spiega in gran parte la modesta reazione evidenziata finora dai mercati finanziari.

L’orizzonte

Tuttavia, all’orizzonte si profila un’ulteriore escalation. Gli Stati Uniti hanno minacciato di aumentare i dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di merci cinesi, portandolo al 25% all’inizio del prossimo anno, se la Cina non ‘cambierà modo di fare’, anche se non è ancora del tutto chiaro quale sia l’obiettivo negoziale di Washington nei confronti di Pechino.

Trump potrebbe uscire politicamente indebolito dalle elezioni di metà mandato del 6 novembre. E’ improbabile tuttavia che ciò avrà un impatto sulla sua politica nei confronti della Cina, in quanto una linea dura contro il Paese incontra il favore dell’opposizione democratica e anche di parti significative del settore privato statunitense.

Il commento finale

“Tuttavia, le pressioni esercitate dal presidente statunitense sull’Europa potrebbero diminuire a causa della mancanza di supporto. In vista delle elezioni presidenziali del 2020, Trump potrebbe scegliere di mantenere alte le tensioni politiche con la Cina, nella speranza che questo aumenti le sue chance di rielezione. I dazi più elevati diventerebbero così una caratteristica permanente nei prossimi anni. L’escalation della guerra commerciale ha pochi risvolti positivi per gli investitori, i quali possono solo sperare che la
situazione non degeneri ulteriormente”. Sono le parole conclusive dell’economista di Robeco.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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