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Gam, il timore della guerra sul wealth management

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Quest’anno il wealth management globale è alle prese con i venti di guerra. Il rischio che supera tutti gli altri nel 2020 è quello geopolitico

Il 2020 ha confermato che sarà il rischio geopolitico ad accompagnare i prossimi scenari di wealth management e non solo. L’uccisione del generale Quasim Soleimani ordinata da Trump il 3 gennaio 2020 ha prontamente suscitato le prime reazioni concrete da parte delle autorità iraniane. Ciò che si teme adesso è un’escalation nelle relazioni bilaterali, già implicitamente confermata dalla mobilitazione di nuove divisioni statunitensi in Medio Oriente. Ne parla Massimo De Palma responsabile team multi asset Italia di Gam (Italia) Sgr.

Anche in questo caso, l’analista ritiene che per l’anno in corso valgano le considerazioni di carattere generale già fatte in passato. Azioni e credito, per quanto i multipli siano elevati, continuano ad avere nello scenario attuale le prospettive di rendimento migliori. Tuttavia, proprio le alte valutazioni impongono un’attenzione ancora maggiore ai fattori passibili di far deragliare il sentiment positivo di mercato.

Le implicazioni per l’asset management

Più in concreto, è opportuno dare rappresentanza in portafoglio a strumenti che abbiano due caratteristiche fondamentali. La prima è ovviamente quella di reagire positivamente in caso di avvitamento sui vari fronti aperti. La seconda, meno banale, è il fatto di avere un basso costo di carry, ovvero che la copertura non sia troppo onerosa in funzione del solo scorrere del tempo.

Un esempio di questa problematica è l’investimento sulla volatilità, molto efficace in caso di correzione di mercato, ma in genere molto costosa per via di premi da pagare (in caso di opzioni) o rinnovo dei futures. All’interno delle strategie Gam multi asset vi è sempre una sezione di portafoglio, chiamata “Protezione”, proprio a strumenti che rispettino entrambe le caratteristiche menzionate.

Nella fattispecie della crisi iraniana il greggio costituisce una copertura diretta, dato il timore di shock dal lato dell’offerta. I metalli preziosi, in particolare l’oro, hanno il pregio di rispondere bene non solo in questo caso, ma più in generale ove tornassero in auge rischi geopolitici. L’investimento in questo caso può essere condotto anche tramite azioni del comparto aurifero, tenendo presente che hanno una reattività maggiore, in positivo e in negativo, rispetto all’andamento del sottostante.

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione possono essere un ulteriore veicolo di copertura. Timori di conflitto possono avvantaggiare i governativi in generale, ma un’eventuale ascesa del prezzo del petrolio potrebbe rinvigorire le attese d’inflazione, per ora sopite. Infine, il mini-portafoglio di copertura si compone di valute rifugio. Lo yen, ma anche il dollaro, hanno spazi di apprezzamento in uno scenario di maggiore avversione al rischio.

Teresa Scarale
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