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Gam Investments: nessuna recessione all'orizzonte

27 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 2 min

  • La volatilità azionaria permarrà. Contestualmente, il dollaro dovrebbe mantenere la sua forza

  • Europa e Bce, Cina e Giappone. Quali previsioni per gli investitori

Il capo economista di Gam Investments fa il punto sulla situazione attuale, quella “successiva al picco”. E sottolinea come essa non coincida con una fase di recessione, ma solo di rallentamento

Le previsioni di Gam Investments

Ciclo maturo, ma non alla fine. Larry Hatheway, capo economista di Gam Investments, si unisce al coro di coloro i quali non vedono una recessione dietro l’angolo, nemmeno dopo le massicce dismissioni azionarie che hanno interessato l’appena concluso autunno.

La coda lunga dell’ottobre terribile

È proseguito anche a novembre il sell-off di inizio ottobre. Ma quali erano (e sono) i timori? Innanzitutto, la percezione che la crescita e gli utili avessero raggiunto il picco. In più, i non sopiti rischi della guerra commerciale e il restringimento monetario della Fed. Nel breve termine, i mercati potranno continuare a tratte vantaggio dalla presa di posizione della Fed. Ossia, quella secondo cui “i tassi nominali sono appena al di sotto della soglia neutrale”.

Volatilità, indizio di debolezza

La volatilità si è palesata soprattutto sui mercati azionari. Anche i mercati obbligazionari hanno poi fatto seguito, con i tassi di interesse di lungo periodo in diminuzione di circa 20 punti base rispetto ai precedenti massimi americani. Ciò lascia supporre che i mercati stiano anticipando un livello di crescita più debole per il 2019.

Le valute

I mercati valutari internazionali hanno registrato un livello più basso di volatilità. Un motivo è che ci si aspetta che la Fed continuerà ad alzare i tassi di interesse, anche se il processo di normalizzazione è già in una fase avanzata. Anche dinanzi ad un restringimento monetario della Fed nella prima parte del 2019, gli investitori potrebbero presto scontare la fine della stagione del restringimento monetario, elemento di norma positivo per le asset class di rischio. Per contro, le altre banche centrali assumeranno un atteggiamento molto più neutrale o assente. Per queste ragioni, si prevede che il dollaro resterà solido, ma pur sempre entro alcuni limiti.

Europa e Bce

La Bce sta portando a termine il proprio programma di quantitative easing. Inizierà quindi a concentrarsi per eliminare i tassi di interesse negativi dal 2019. All’interno del Vecchio Continente si è riscontrato un rallentamento della crescita dovuto ultimamente ad alcuni fattori quali l’andamento del settore auto. E l’eventuale picco di vendite di fine anno non si rifletterà in un’accelerazione significativa nel corso del nuovo.

Il Giappone

In Giappone, l’inflazione core è ancora in rialzo. Contrariamente alle attese inoltre, la BoJ potrebbe modificare il proprio indirizzo monetario nel corso del 2019. Politiche monetarie variabili e meno prevedibili, calate in un contesto di crescita più debole, potrebbero agitare a tratti i mercati. Tokyo ha di recente riscontrato alcuni dati solidi, compreso l’incremento della produzione industriale, ma trattandosi di un’economia a piena occupazione non è in grado di generare una crescita superiore alla media nel lungo periodo.

La Cina

In Cina, le policy relative al credito si sono allentate, ma non crediamo ad un rimbalzo in tempi rapidi. Perché i mercati vivano una fase di ripresa più solida, gli investitori vorranno probabilmente capire se Stati Uniti e Cina siano in grado di risolvere le questioni relative ai conflitti di natura commerciale. Una soluzione definitiva è probabilmente fuori portata, ma un livello inferiore di rischio potrebbe essere di supporto ai mercati per riprendersi dopo i minimi toccati di recente.

La “fase successiva”

L’economista conclude dicendo che la fase successiva al picco è già qui. Questo però non vuol dire necessariamente che siamo in una fase di recessione. Il contesto attuale è solo di l’indebolimento dell’economia. E’ perciò conseguenza naturale che la crescita degli utili sia in rallentamento.

Una delle preoccupazioni chiave è che, dinanzi al rallentamento degli Stati Uniti, non vi sia nessun’altra regione in grado di prenderne il posto alla guida dell’economia globale
BY Larry Hatheway, capo economista di Gam Investments
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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