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Gam, un buon primo semestre per petrolio e materie prime

Gam, un buon primo semestre per petrolio e materie prime

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Francesca Conti
Francesca Conti

18 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo l’analisi di Gam, il petrolio potrebbe assistere a una correzione positiva del 5-10%

  • Le materie prime sono influenzate da fattori geopolitici e macroeconomici, come la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti

  • Per l’analista di Gam, “metalli preziosi e oro, in particolare, dovrebbero iniziare a beneficare della percezione che la Federal Reserve non sia poi così lontana da una politica monetaria neutrale”

Secondo l’analisi di Gam nel primo semestre del 2019 il petrolio dovrebbe registrare un miglioramento. Se si sbloccheranno le tensioni Usa-Cina ci saranno inoltre risvolti positivi per le materie prime

Il mercato del petrolio, oggi, si trova di fronte a “un eccesso di capacità”. Per questo “il prezzo è crollato negli ultimi due mesi del 2018”. Ne è convinto Fabien Weber, portfolio manager valute e materie prime di Gam Investments. Secondo l’analista “il prezzo del petrolio varia sempre con una certa stagionalità: è normale che la domanda si abbassi a ottobre e novembre per via dei lavori di manutenzione presso le raffinerie. Eppure la portata di questa correzione ci ha sorpresi. Crediamo dunque che si tratti di un’iper-reazione e di una correzione eccessiva”.

Gam è convinta che “le aspettative del mercato siano esageratamente negative poiché ci sono stati anche degli sviluppi positivi. Prima dell’introduzione delle nuove sanzioni contro l’Iran a inizio novembre, orchestrate dall’amministrazione Usa, otto Paesi importatori sono stati esonerati dalla loro applicazione, tra cui Turchia, Cina, Giappone e Corea del Sud. Questo significa che potranno continuare a importare petrolio senza limiti per i prossimi sei mesi”.

Nel complesso la società stima “un lieve miglioramento del mercato nel primo semestre del 2019 e, dal punto di vista tecnico, potremmo assistere a una correzione positiva del 5-10%. Queste dinamiche sono state favorite dall’annuncio, a inizio dicembre, di tagli alla produzione per 1,2 milioni di barili al giorno da parte dell’Opec e dei Paesi alleati (Opec+), guidati dall’Arabia Saudita. Il 2019 potrebbe però ripetere le sorti del 2014, alla luce del costante aumento dell’offerta proveniente dagli Stati Uniti e del rallentamento della domanda. Molto dipenderà da quale decisione prenderà l’Arabia Saudita in merito all’intervento sulla quota di mercato o sul livello dei prezzi”.

Al di fuori del settore dell’energia, in questo momento “le materie prime sono influenzate da fattori geopolitici e macroeconomici, come la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti”, sottolinea Weber, spiegando che “questo influisce in particolare sui prodotti agricoli e industriali. Se si riuscirà a risolvere la situazione, gli effetti saranno molto positivi per le materie prime e torneremo a concentrarci di nuovo sui fondamentali, che per i metalli industriali sono assai meno negativi di quanto attualmente scontato dal mercato, soprattutto alla luce delle scorte generalmente basse”.

Metalli preziosi e oro, in particolare, “dovrebbero iniziare a beneficare della percezione che la Federal Reserve non sia poi così lontana da una politica monetaria neutrale. Infine, il settore agricolo ha avuto un 2018 difficile a causa dell’offerta elevata. A nostro giudizio, il 2019 probabilmente non sarà tanto diverso, e molto dipenderà dal clima”, conclude l’analista.

Francesca Conti
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