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In fumo 42 miliardi a Piazza Affari, ma è già tempo di ripresa

In fumo 42 miliardi a Piazza Affari, ma è già tempo di ripresa

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

10 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le 25 blue chip del Ftse Mib oggi valgono 335 miliardi di euro e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale

  • Il settore petrolifero registra la contrazione maggiore (-38,9%)

  • Stimati 50 miliardi di ricavi in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno

Dopo aver bruciato 86 miliardi nel primo trimestre, la primavera ha visto Piazza Affari rimboccarsi le maniche e iniziare a rifiorire. Secondo un’analisi dell’Area studi Mediobanca, da inizio anno si stimano 42 miliardi di perdite. Meno fortunate le 150 multinazionali industriali sotto la lente, che hanno toccato il fondo tra aprile e giugno

Sebbene restino duri da digerire i conti di Piazza Affari, il tempo della rimonta è già arrivato. Dopo un primo trimestre in rosso che ha segnato una contrazione della capitalizzazione del 22,9% per 86 miliardi di perdite, i primi sei mesi dell’anno restituiscono l’immagine di una Borsa pronta a ripartire. Considerando le società industriali e di servizi del Ftse Mib – che oggi valgono 335 miliardi di euro e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale, escludendo banche e assicurazioni – da inizio anno sono stati bruciati 42 miliardi di euro, pari al -11,2%.

A scattare la fotografia del settore è l’Area studi Mediobanca, che torna ad analizzare l’impatto della pandemia sulle 25 blue chip quotate sul listino principale. Semaforo rosso per il settore petrolifero che registra la contrazione maggiore (-38,9%), accompagnato dai servizi (-18,5%) e dal manifatturiero (-10,8%). Segnano invece performance positive a doppia cifra Diasorin (+45,9%), Recordati (+17,9%) e Stm (+10,4%), accompagnate da Enel (+8,4%), Inwit (+8,2%), Ferrari (+7,2%) e Terna (+2,7%).

In termini di ricavi si parla di un crollo di 50 miliardi rispetto al primo semestre del 2019, trainato anche in questo caso principalmente dal petrolifero, con Eni al -40,4%, e dalla manifattura, che segna il -26,0%. In tendenza opposta, spiccano tra le macerie Inwit (+46,4%), DiaSorin (+8,6%) e Terna (+7,7%), seguite da Snam (+3,3%), Recordati (+2,3%), Stm (+1,9%) e Hera (+0,9%). Le società analizzate registrano inoltre 18 miliardi di profitti in fumo e 16 miliardi in meno di risultato operativo, pari -67,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo i ricercatori, nel 2020 il mercato italiano dei servizi digitali potrebbe conoscere una crescita del +3,7%, contro il +2,1% del 2019. “Digital e robotica – spiegano – rappresentano una prospettiva di sviluppo per quelle aziende che riusciranno a internalizzarli nei propri business model acquisendo un vantaggio competitivo decisivo e distintivo in termini di servizio al cliente, emancipazione dalle catene di fornitura ed efficientamento produttivo”.

Se però Piazza Affari sembra aver già voltato pagina, il secondo trimestre è da dimenticare per le oltre 150 grandi multinazionali industriali mondiali sotto la lente di Mediobanca. Dopo un primo trimestre complicato, i conti da inizio anno mostrano un crollo del fatturato del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma non tutti i settori viaggiano sulla stessa linea d’onda. Le websoft e la grande distribuzione organizzata (gdo) hanno conosciuto una crescita del fatturato rispettivamente del +17,6% e del +9,6%, ma anche degli utili netti (+9,0% e +31,6%). Con il segno più in termini di fatturato anche le aziende farmaceutiche (+1,3%), il food (+0,7%) e i pagamenti digitali (+0,4%). Sul fronte opposto le multinazionali petrolifere (-33,8%), i produttori di aeromobili (-31,8 %), la moda (-28,4%) e l’automotive (-26,9%).

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