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Fmi, viaggio in Italia: debito esplosivo per le pensioni

Fmi, viaggio in Italia: debito esplosivo per le pensioni

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

29 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per il 2020 cresceremo allo 0,5%, per poi risalire la china su valori dello 0,6 e dello 0,7%. Si tratta però delle stime più basse in Europa

  • Resta il fatto che 2019 l’applicazione della politica di bilancio è stata migliore delle aspettative, contribuendo a rafforzare la fiducia dei mercati

  • L’impatto del reddito di cittadinanza e quota 100 sarà pesante

Il Fmi è cautamente ottimista sulla crescita del Belpaese, ma il dramma del debito pubblico dell’Italia resta la spesa a tendere per le pensioni

Nel medio termine il rapporto debito / Pil in Italia resterà al 135%, ma nel lungo periodo è destinato ad aumentare, a causa della spesa per le pensioni. Lo afferma il Fondo monetario internazionale in data 29 gennaio 2020, nel rapporto conclusivo della missione in Italia.

Le previsioni per la crescita italiana invece sono cautamente ottimistiche. Per il 2020 cresceremo allo 0,5%, per poi risalire la china su valori dello 0,6 e dello 0,7%. Si tratta delle stime più basse in Europa, numeri che riflettono la bassa crescita potenziale dell’Italia. restano in agguato, dice il Fmi, i rischi di ribasso: shock come l’inasprimento delle tensioni commerciali, gli eventi geopolitici. Il verificarsi di questi eventi causerebbe un’accelerazione nella crescita del debito nazionale.

Nel 2019 però l’applicazione della politica di bilancio è stata migliore delle aspettative, contribuendo a rafforzare la fiducia dei mercati. Certo, non hanno giovato le vicende della politica nazionale e l’incerto contesto internazionale.

Il rapporto defict/Pil si attesterà nel 2020 al 2,4%, per poi scendere leggermente negli anni a venire.

Il Fmi, l’Italia, il debito, le pensioni: la ghiotta occasione dei tassi bassi

L’eccezionale contesto attuale, ossia quello dei bassissimi tassi di interesse, offre all’Italia l’irripetibile occasione  per procedere a un consolidamento credibile sul medio termine.

L’Italia dovrebbe per questo dotarsi di un pacchetto di riforme per velocizzare la crescita e diventare più  resiliente agli shock. I tanto vituperati “tassi a zero” sono per il nostro paese l’occasione da cavalcare. Secondo il Fmi, le auspicate riforme strutturali dovrebbero contrastare le barriere alla concorrenza, le rigidità delle contrattazioni salariali e soprattutto le inefficienze del settore pubblico e della giustizia.

Per quanto riguarda il cuneo fiscale, il rapporto del Fondo giudica “modesta” una riduzione pari allo 0,2-0,3% del Pil. Un taglio più massiccio invece impatterebbe il Pil per il 2%, per essere poi compensato da un consistente allargamento della base imponibile. Sempre nell’ambito della fiscalità, l’Imf segnala che anche sul fronte Irpef c’è spazio per razionalizzare il sistema delle detrazioni e le deduzioni, soprattutto quelle che disincentivano la forza lavoro. Inoltre, c’è spazio per intervenire sull’utilizzo delle aliquote Iva ridotte.

Bocciati reddito di cittadinanza e quota 100

Non piacciono reddito di cittadinanza e quota 100. Il primo risulta di molto superiore agli analoghi internazionali; paradossalmente poi, diminuisce rapidamente all’aumentare della dimensione della famiglia. Risultato? Restano penalizzati i nuclei più numerosi e più poveri. Quota 100 invece ha ulteriormente aumentato la spesa per le pensioni. Tale meccanismo ha creato infatti discontinuità nell’età pensionabile, non considerando l’importanza dell’indicizzazione di quest’ultima rispetto alle aspettativa di vita.

Oltre a dover mantenere l’età del pensionamento legata all’aspettativa di vita, l’Italia deve garantire equità attuariale per il pensionamento anticipato, “legando strettamente gli assegni ai contributi versati nell’arco della vita lavorativa”.

Teresa Scarale
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