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Fideuram, il 2019 sarà un anno migliore

04 Gennaio 2019 · Francesca Conti · 3 min

  • Il 2018 si è caratterizzato per la divergenza macroeconomica a favore degli Usa, il peggioramento delle valutazioni delle attività finanziarie e il deterioramento del sentiment

  • Secondo Fideuram l’eventualità di una guerra commerciale avrebbe ricadute negative sulla supply chain e sugli utili aziendali

  • Il dollaro manterrà una certa attrattività nel breve termine, ma in un orizzonte di più lungo periodo il potenziale di rialzo della divisa americana è più limitato

Secondo la società di gestione del gruppo Intesa Sanpaolo, il 2019 non sarà un anno di rendimenti brillanti ma potrebbe essere migliore dell’anno appena trascorso. Tre i fenomeni da tenere d’occhio: rapporto Usa-Cina, prossima recessione e evoluzione della politica monetaria Usa

Non pensiamo che il 2019 sarà un anno di rendimenti brillanti, ma ci sono le condizioni perché possa essere migliore del 2018”. Questa la view di Fideuram Investimenti, contenuta nel suo outlook per l’anno appena iniziato. Il 2018 – ricorda la società – si è caratterizzato per la divergenza macroeconomica a favore degli Usa, il peggioramento delle valutazioni delle attività finanziarie (tassi più alti, spread di credito più ampi e multipli azionari più bassi) e il deterioramento del sentiment legato, tra l’altro, ad un aumento dell’incertezza politica (inasprimento del conflitto tariffario, scenario politico italiano, negoziati Brexit).

La politica monetaria meno accomodante e l’attrazione esercitata da tassi Usa a breve scadenza oltre il 2%, inoltre, hanno contribuito a restringere le condizioni finanziarie, rafforzare il dollaro, mettere pressione ai Paesi emergenti e, in ultima analisi, alla performance negativa della maggior parte delle attività finanziarie. Quest’anno, secondo Fideuram, lo scenario potrebbe migliorare in positivo. Gli elementi tra i più rilevanti sui cui poter definire lo scenario di riferimento e contestualizzare i rischi e il posizionamento dei portafogli, per Fideuram sono:

  1. Gli sviluppi del rapporto tra Stati Uniti e Cina, in primis riguardo alle tariffe sul commercio internazionale
  2. La distanza dal prossimo periodo recessivo
  3. L’evoluzione della politica monetaria Usa. In particolare la Fed continuerà ad alzare i tassi di interesse o segnalerà una pausa?

Rapporto Usa-Cina

Nonostante le recenti aperture, la questione tariffaria tra Stati Uniti e Cina rimane aperta. Secondo la view di Fideuram, “l’eventualità di una guerra commerciale avrebbe ricadute negative sulla supply chain e sugli utili aziendali, la cui crescita potrebbe in quel caso essere negativa e aumentare il rischio di recessione”. La società mantiene comunque “un moderato ottimismo sul raggiungimento di un accordo, che deriva dall’incentivo delle parti a collaborare per evitare il rischio di una contrazione ciclica nel 2020, che è un anno elettorale per gli Stati Uniti, e consentire la stabilità dell’economia cinese e, in ultima analisi, del suo equilibrio politico”.

A conferma di queste previsioni, il ministero del commercio cinese ha confermato venerdì 4 che i negoziatori statunitensi saranno in Cina lunedì e martedì 7 e 8 gennaio per il primo dialogo da quando i capi di Stato dei due Paesi si sono incontrati all’inizio di dicembre. Il vice rappresentante commerciale della Casa Bianca, Jeffrey Gerrish, guiderà la delegazione in “una discussione attiva e costruttiva”. Dalla metà dello scorso anno Washington e Pechino sono impegnati in una guerra commerciale a colpi di dazi su centinaia di prodotti, ma dal 1 dicembre è in corso una tregua.

Distanza dalla prossima recensione

“Non prevediamo una recessione imminente, ma l’economia globale sta gradualmente decelerando per riportarsi a livelli vicini alla crescita potenziale”, spiegano gli analisti di Fideuram. “Con l’esito delle elezioni di medio termine americane – continuano – che riduce la possibilità di un secondo stimolo fiscale, l’outperformance macro degli Usa dovrebbe mantenersi nella prima parte dell’anno per poi ridursi nella seconda metà”.

Politica monetaria Usa

La Fed “continuerà ad alzare i tassi nei prossimi mesi supportata da un momento del mercato del lavoro ancora favorevole, ma pensiamo che ad un certo punto possa fermarsi, o quantomeno rallentare, tenuto conto della decelerazione ciclica e dell’obiettivo di mantenere una condotta di politica sostanzialmente neutrale come dichiarato recentemente dai vertici della banca centrale”, sottolinea Fideuram.

La società di gestione ricorda che “in presenza di temi politici non ancora risolti (tariffe, ma anche Brexit, Italia) il dollaro mantiene una certa attrattività nel breve termine, ma in un orizzonte di più lungo periodo il potenziale di rialzo della divisa americana è più limitato. In questo scenario il rialzo dei tassi reali troverà un limite che non dovrebbe essere molto più alto dell’attuale, con conseguente minore pressione al ribasso sui multipli azionari e sui mercati emergenti”.

Investimenti

“Con multipli che hanno corretto molto e utili che sono attesi crescere intorno al 7-8% a livello globale, circa la metà rispetto al 2018, manteniamo un atteggiamento ancora costruttivo sulle azioni”, chiarisce Fideuram. La divergenza di profittabilità aziendale tra Usa ed Europa “dovrebbe in larga parte ridursi, e per questo la performance relativa dei rispettivi mercati azionari essere più allineata. Ma per una outperformance duratura l’Europa necessita di tassi base più alti di cui beneficerebbe il settore finanziario, ma che ancora non rappresentano lo scenario di riferimento”, spiegano gli analisti della società.

“Gli asset emergenti, per contro, hanno largamente sofferto il deterioramento delle condizioni finanziarie e il rallentamento della Cina, ma nonostante permanga l’incertezza legata alle tariffe, l’aspettativa di una Fed meno aggressiva può contribuire ad allentare la pressione”, continua Fideuram, per cui “con le valutazioni che hanno già incorporato un certo peggioramento dei fondamentali, l’evoluzione del contesto suggerisce un posizionamento nell’area emergente più importante nel corso del 2019 (ma ancora prematuro in questa fase). Ma in un contesto ciclico in graduale decelerazione, caratterizzato da incertezza politica e volatilità degli asset rischiosi, abbiamo aumentato il peso delle obbligazioni governative, soprattutto in Usa ma in parte anche in Europa”.

Il Treasury “tratta in linea con i fondamentali, mentre i titoli dei Paesi core europei appaiono ancora cari e incorporano un premio di assicurazione dovuto all’aumento del rischio politico. I periferici, per quanto volatili, offrono una remunerazione maggiore”, commenta ancora Fideuram. Per quanto la componente governativa “non abbia un rendimento atteso particolarmente generoso, mantiene la correlazione negativa con le azioni, così che i titoli di stato di alta qualità risultano essere un elemento di importante diversificazione del rischio azionario. Siamo sottopeso nel credito societario dove le valutazioni sono care e pensiamo che l’allargamento degli spread possa continuare. In termini relativi preferiamo le obbligazioni dei paesi emergenti”, conclude la società di gestione.

Francesca Conti
Francesca Conti
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