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Fed, non c'è due senza tre. Il commento di La Financière de l'Echiquier

03 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Quarto aumento nel 2018 o nel 2019?

  • Si coprano le carte…

Al suo terzo aumento dei tassi nel 2018, la Fed scopre o meglio “copre” le carte, affermando che la sua politica monetaria non sarà più né accomodante né prevedibile. E gli investitori? Dovranno imparare a conviverci…

La Fed la scorsa settimana ha (come ampiamente previsto) alzato i tassi per la terza volta. Gli stessi hanno dunque raggiunto quota 2,25%, dal 2%. E’ inoltre molto probabile un quarto aumento a Natale. Pur essendo del tutto prevista, l’azione della Federal Reserve è stata ampiamente commentata, anche merita da Olivier De Berranger, Cio di La Financière de l’Echiquier.

Realmente positivi

Innanzitutto, con questo ottavo rialzo dei tassi dalla fine del 2015, i tassi ufficiali tornano in territorio positivo in termini reali, ovvero al netto dell’inflazione. Si tratta di un traguardo importante e simbolico. E’ infatti la prima volta dal 2008 che ciò accade. In particolare, i livelli sono quelli del settembre pre Lehman Brothers.

Scomodi?

Nelle comunicazioni ufficiali (e non) delle istituzioni finanziarie ogni parola, virgola od omissione ha un peso sulle aspettative degli operatori. Nel suo ultimo comunicato, la Fed per la prima volta da molto tempo ha eliminato il termine “accomodante”, il quale fino ad oggi aveva calzato benissimo la sua politica monetaria.

In sostanza, dopo un decennio di supporto al rilancio dell’economia la Fed ha posto la parola fine al quantitative easing.

Del resto, è quanto ha dichiarato Jerome Powell. Scomparirà la “stampella” fornita fin qui dalla politica monetaria dato che la crescita è oggi “solida ed equilibrata”. Il tutto in un’economia “forte”. Per ora, il vigore economico non induce la Federal Reserve a ridurre il ritmo della sua normalizzazione portando la stragrande maggioranza dei membri del Fomc a prevedere un nuovo innalzamento dei tassi di 25 pb a dicembre. Per concludere, i membri del Fomc dimostreranno grande “pragmatismo” se continueranno a ipotizzare tre rialzi nel 2019 e uno nel 2020.

La Fed e gli indicatori

In effetti, d’ora in poi reagiranno all’andamento degli «indicatori economici». Non avranno esitazioni: adegueranno i tassi ufficiali in caso l’inflazione acceleri o l’economia rallenti, in modo da mantenere la piena occupazione e un tasso di inflazione attorno al 2%. La Fed, di certo, non ha modificato le sue prospettive sull’economia a medio termine accontentandosi in giugno di rivedere le sue prospettive di crescita al rialzo per il 2018 senza modificare però le sue view a due / tre anni. A Jackson Hole Powell aveva infatti spiegato che avrebbe mantenuto alcune riserve sulle stime in tempo reale dei dati economici. Il presidente della Fed ha nuovamente espresso i suoi dubbi nel corso dell’ultima conferenza stampa.

La Fed dunque ritorna a comunicare nelle modalità pre crisi, con un numero inferiore di proiezioni chiare e un numero maggiore di possibili sorprese.

Una svolta?

Siamo all’inizio di una svolta epocale. Se da 10 anni con l’afflusso di liquidità l’azione delle banche centrali era servita da tampone durante le fasi di stress, la stessa diventerà ora fonte di incertezza. E gli investitori dovranno imparare a conviverci…

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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